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Home arrow ART arrow [INTERVISTA] L’impossibile possibile. Bellini e Mantegna a confronto alla Querini
[INTERVISTA] L’impossibile possibile. Bellini e Mantegna a confronto alla Querini
Written by Mariachiara Marzari e Massimo Bran   

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Pochi tra gli artisti contemporanei che espongono alla Fondazione Querini Stampalia riescono a eludere il confronto con la Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini. La forza di quei volti, misteriosamente assorti, è irresistibile. Nei due uomini sul lato destro si è creduto di riconoscere Bellini stesso e il cognato pittore Andrea Mantegna. Dal 21 marzo alla Querini sono loro a misurarsi come cinque secoli fa in una mostra, a cura di Brigit Blass-Simmen, Neville Rowley e Giovanni Carlo Federico Villa, che mette i due capolavori a confronto e che consente per la prima volta nella storia dell’arte di ammirarli l’uno a fianco dell’altro: la versione del Mantegna proveniente dalla Gemäldegalerie di Berlino, nata per prima intorno alla metà del Quattrocento, e quella del Bellini della Querini, che anni dopo avrebbe reinterpretato la scena. La medesima attitudine sperimentale che ispirò i due Maestri del Rinascimento ispira i programmi della Fondazione Querini Stampalia. Le architetture della sede, antiche e contemporanee, ne sono il manifesto, rispecchiano il sapere che vi abita. A Venezia, città della Biennale, la Fondazione Querini Stampalia indaga le provocazioni e le contraddizioni del presente, le illumina con il patrimonio dei suoi libri, delle raccolte d’arte, di mappe, carte, fotografie, con dibattiti, laboratori, concerti, pubblicazioni, mostre.
Una passione per l'arte intesa come quotidiano scambio di sapere e bellezza che traspare dalle parole di Marigusta Lazzari, Direttore della Fondazione.

 

La mostra BELLINI / MANTEGNA pone l'accento sul capolavoro, l'opera icona della Fondazione Querini Stampalia. Ci racconti come è nata l'idea di questo incontro ravvicinato.
Nasce da una visita alla Gemäldegalerie di Berlino qualche anno fa e dall’emozione provata osservando la Presentazione al Tempio di Andrea Mantegna, lì conservata.
Affiancare queste due opere così intimamente legate tra loro sembrava un progetto molto difficile da realizzare per ragioni logistiche, di conservazione, di sicurezza.
Abbiamo condiviso le nostre riflessioni con l’amico Giovanni Carlo Federico Villa, che ha curato tra le altre, anche la grande mostra dedicata a Giovanni Bellini alle Scuderie del Quirinale a Roma, nel 2010, e che nel corso degli anni ha indagato a lungo il dipinto della Querini. Con lui, con Brigit Blass-Simmen e Neville Rowley il progetto ha preso forma ed è diventato possibile. In questi ultimi cinque anni notevoli sono stati gli studi, le ricerche e i confronti tra esperti. Storici dell’arte, restauratori delle più importanti istituzioni museali d’Europa si sono confrontati sulla Presentazione di Gesù al Tempio di Andrea Mantegna e su quella di Giovanni Bellini, confermando le strettissime relazioni esistenti tra questi due dipinti. I due dipinti molto simili, ad un primo sguardo, si rivelano molto diversi tra loro dal punto di vista espressivo e stilistico se li si osserva con attenzione. Diversità e affinità che grazie a questo progetto espositivo possono essere oggi percepite non solo dai cultori della materia, ma anche dal grande pubblico, a cui vogliamo dare la possibilità di provare la nostra stessa grande emozione.

bellini1.jpgBellini e Mantegna segnano il passo della pittura veneziana verso la modernità. Quali elementi sono emersi dalle recenti ricerche?

I due dipinti sono identici nella struttura compositiva, due opere geniali, uguali eppure diverse.
Affascinante, per un profano, cercare le differenze tra le due Presentazioni di Gesù al Tempio, eccezionalmente affiancate per la prima volta.
Andrea Mantegna trascorre i suoi anni giovanili di formazione e di attività a Padova, mentre Giovanni Bellini lavora per tutta la vita a Venezia, sua città natale.
I due maestri sono uniti anche da legami familiari: Andrea Mantegna sposa Nicolosia, la sorella di Giovanni Bellini. La composizione dev’essere stata concepita nella bottega padovana del Mantegna. La sua Presentazione precederebbe l’altra di una ventina d’anni. Andrea e Nicolosia si sono sposati da poco, nel 1453. Sembrano loro due, Mantegna e la moglie, i personaggi che chiudono la scena sui lati. Forse è un figlio atteso o appena nato ad averla ispirata.
La versione veneziana di Giovanni Bellini si allarga a far spazio ad altre due figure laterali, sulla cui identificazione la critica non ha ancora detto la parola definitiva. Pare un tributo d’affetto questa “foto” di famiglia – un po’ più affollata – intorno alla Sacra Famiglia.
Giovanni dallo stile di Andrea si distanzia nettamente. Mantegna chiude il racconto in un poderoso riquadro marmoreo. La tavola, attestata nell’inventario Querini Stampalia dal 1809, è attribuita ormai concordemente a Giovanni Bellini. Ma due secoli fa, quando appare nei primi documenti, viene inventariata come opera di Andrea Mantegna anch’essa.

Come è stato pensato l’allestimento?
Per accogliere questo straordinario confronto è stato chiesto all’architetto Mario Botta di progettare l’allestimento. Tutto si concentra in un’unica sala dove si offre ai visitatori la straordinaria esperienza di osservare per la prima volta i due quadri simultaneamente. La collocazione delle opere esalterà questa sorta di dialogo. Il percorso espositivo è stato studiato per suscitare un pathos crescente man mano che si percorrono le sale del museo ospitato al secondo piano del Palazzo Querini Stampalia a Santa Maria Formosa. Il gusto collezionistico di una famiglia nobile veneziana emerge nelle opere di Palma il Vecchio, del Longhi, del Bella, del Tiepolo che raccontano atmosfere, storie, abitudini, vizi e virtù di un mondo ormai perduto.
Due sale preparano alla visione dei due capolavori con informazioni e approfondimenti capaci di parlare anche ad un pubblico di non esperti. L’ultima sala sarà invece connotata da un effetto chiaroscurale suggerito da un trattamento superficiale “plissettato”.

Un dialogo in mostra che restituisce perfettamente l’idea di una Fondazione dai mutevoli volti, dove l’antico si connette al contemporaneo, l’arte si sposa con l’architettura, attività temporanee con quelle permanenti. Qual è oggi la vera identità della Fondazione e come questa peculiarità di entità che vive e si trasforma nel tempo arriva ai suoi quasi centocinquant’anni?
mantegna1.jpgPochi tra gli artisti contemporanei che espongono alla Fondazione Querini Stampalia riescono a eludere il confronto con la Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini. Si sono confrontati con il capolavoro Georges Adeagbo, Elisabetta Di Maggio, Jimmie Durham, Marisa Merz.
La medesima attitudine sperimentale ispira i programmi della Fondazione. Le architetture della sede, antiche e contemporanee, ne sono il manifesto, rispecchiano il sapere che vi abita. Nella città della Biennale, la Querini indaga le provocazioni e le contraddizioni del presente, le illumina con il patrimonio dei suoi libri, delle raccolte d’arte, di mappe, carte, fotografie; con dibattiti, laboratori, concerti, pubblicazioni, mostre come questa. La casa-museo, in cui Bellini e Mantegna si fronteggiano, la biblioteca aperta fino a tardi, gli ambienti conviviali, il giardino, l’auditorium, sono gli strumenti d’altri confronti e scambi. Vi si aggiungeranno tra pochi mesi le collezioni della Cassa di Risparmio di Venezia, affidate per vent’anni da Intesa Sanpaolo alla Fondazione Querini Stampalia: il disegno preparatorio del Tintoretto per il Paradiso della Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale, Tiepolo, Canaletto, monete e libri antichi, arredi, sculture.
Se il quinto centenario della morte del Bellini, 1516–2016, aveva riportato alla ribalta la sua Presentazione, è ancora la bellezza di questo segno, riflesso nel doppio del Mantegna di Berlino, ad annunciare il centocinquantesimo imminente della Fondazione, nata nel 1869, mentre prendeva forma l’Italia risorgimentale, per lascito dell’ultimo Querini, Giovanni, con la missione di «promuovere i buoni studi e le utili discipline».
Da un secolo e mezzo è un osservatorio su Venezia e sul mondo, centro propulsore di cultura, luogo vivo di formazione, di resistenza all’appiattimento, di creativa concretezza, di civica responsabilità.
Il mandato visionario del fondatore resta il segno forte, la ragione di esistere della Querini Stampalia: avvistare i cambiamenti, spingendo con lucidità lo sguardo nel futuro.
È in questo ambito che si inseriscono l’intervento di Carlo Scarpa e di Mario Botta, la lungimirante direzione di Giuseppe Mazzariol e quella visionaria e coraggiosa di Giorgio Busetto, sostenuto dai Presidenti Carlo Ottolenghi prima e Marino Cortese poi.
Conservare il futuro, a cura di Chiara Bertola, il progetto di arte contemporanea della Fondazione Querini Stampalia, è un’altra declinazione del nostro fare che si avvia già nel 1997 con la mostra Dieci artisti per Sarajevo, promossa dall’Associazione Ars Aevi, per la costituzione della collezione di arte contemporanea del nuovo museo di Sarajevo, il cui progetto è stato donato da Renzo Piano. È a quella data che risale l’installazione dell’opera di Josef Kossuth in facciata.
L’associazione Ars Aevi e il suo straordinario e tenace testimone Enver Haazionerspahic sono oggi candidati al Nobel per la Pace.
Anche oggi i due capolavori a confronto non sono altro che una tappa di questo percorso. Una tappa importante anche per gli studi fatti, per le relazioni internazionali intercorse, anteprima della grande mostra su Mantegna e Bellini che si farà in autunno alla National Gallery di Londra e successivamente alla Gemäldegalerie di Berlino.
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Quali sono gli ambiti nei quali sentite di poter incanalare al meglio le vostre potenzialità di “casa delle culture”? Dove credete di poter migliorare?
I nostri servizi tradizionali sono essenzialmente due: la Biblioteca e il Museo. La Biblioteca è stata riconosciuta dal 1979 come Biblioteca Civica del centro storico in virtù di una convenzione con il Comune di Venezia.
«Aperta nei giorni e nelle ore in cui le altre sono chiuse […] con stufe e tappeti per l’inverno […] per comodo degli studiosi sia nazionali che forestieri […]». Così dettava il testamento del fondatore nel 1868. La biblioteca della Fondazione Querini Stampalia è stata probabilmente la prima biblioteca in Italia e, per molto tempo l’unica, ad essere aperta sino a mezzanotte e nei giorni festivi. Così è ancor oggi.
Il Museo è una splendida casa-museo con capolavori e atmosfere speciali. È aperta al pubblico grazie alla collaborazione di un gruppo di oltre 100 volontari che trasformano la visita in autentica esperienza. Entrambi i servizi sono oggetto di importanti riflessioni e studi con l’obiettivo di migliorarne la fruizione e valorizzarli.
Importanti collaborazioni con le Università ci accompagnano in questo percorso che determina anche cambiamenti importanti nell’organizzazione della struttura, con grande attenzione alla sostenibilità.

Essere Direttore di una Fondazione di cultura, in una città di Fondazioni capitale internazionale di arte e cultura. Quale la sua politica culturale e quale la sua idea di conservazione/valorizzazione di un patrimonio come quello della Fondazione Querini Stampalia? Le risorse, il pubblico, la ricerca, l'archivio, il restauro: quali gli ingredienti per una gestione ‘ideale’ di un soggetto dalle funzioni così articolate?
mantegna_presentazione-al-tempio_jpg-alta.jpgAbbiamo attraversato un periodo di grandissimi cambiamenti con consapevolezza e concretezza. I problemi andavano affrontati e risolti nel miglior modo possibile. Sono state fatte molte cose, cambiamenti anche strutturali che penso siano oggi visibili anche all’esterno: una nuova energia, nuovi progetti, relazioni internazionali e attività capillari sul territorio.
Uno dei nostri obiettivi più importanti oggi è comunicare in modo adeguato la nostra attività, i servizi della Fondazione, il suo ruolo e la sua complessità. I nostri sono pubblici diversi che non si intersecano e non si mescolano. Ognuno conosce solo un pezzo di Querini e spesso non si rende neanche conto che esiste altro.
Comunicazione, coinvolgimento, valorizzazione, sostenibilità attorno a questi temi si sviluppano le nostre sfide attuali e future.

«Capolavori a confronto. BELLINI / MANTEGNA. Presentazione di Gesù al Tempio»
21 marzo-1 luglio 2018

Fondazione Querini Stampalia, Campo Santa Maria Formosa - Venezia
www.querinistampalia.org