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La ballata dell’Io. Martin Bethenod e Florian Ebner mettono in scena l’artista
di M.M.   
gioved́ 05 aprile 2018

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Il grande formato degli autoritratti di Rudolf Stingel, i lavori iconici degli inizi del duo Gilbert & George, le sculture di Alighiero Boetti, Urs Fischer, Robert Gober e Maurizio Cattelan, le opere di Cindy Sherman, contraddistinte dalla rappresentazione post-moderna dei ruoli tradizionali, e le critiche sociali e politiche degli artisti come LaToya Ruby Frazier, Paulo Nazareth, Adel Abdessemed e Lili Reynaud-Dewar danno origine a un dialogo vivace, anzi una vera e propria ‘danza’ che riflette sull’importanza primordiale della rappresentazione di sé nella produzione artistica dagli anni ‘70 a oggi e del ruolo dell’artista come protagonista e come oggetto stesso dell’opera.

 

Punta della Dogana riapre al pubblico l’8 aprile, presentando, in un percorso fluido che attraversa gli spazi dalle incredibili architetture sospese tra passato e futuro, la collettiva Dancing with Myself, curata da Martin Bethenod, anche Amministratore Delegato della Fondazione, e Florian Ebner, nata dalla collaborazione tra la Collezione Pinault e il Museum Folkwang di Essen.


La mostra è un’indagine – quattro principali tematiche affrontate attraverso 145 opere, con un nucleo di oltre 100 lavori della Collezione Pinault posti in relazione con una selezione di opere provenienti dal Museum Folkwang – nell’arte del Ventesimo e del Ventunesimo secolo, che irrompe nel pieno del dibattito quotidiano del nostro tempo.


«L’autoritratto è un genere molto definito, mentre la rappresentazione di sé non obbedisce ad alcun genere e può essere trasversale a tutte le pratiche artistiche. Non si tratta tanto di un tema, quanto di un modo di procedere, di un metodo.

 

L’immagine in cui il corpo dell’artista non è tanto il soggetto dell’opera quanto lo strumento con cui può affrontare un certo numero di tematiche e di posizioni, che spesso riguardano sfide politiche o toccano questioni sociali, razziali, di identità, genere, sessualità... Nella rappresentazione di sé l’immagine dell’artista non è il soggetto dell’opera, ma ne è la materia prima. La proposta dell’esposizione non vuole cercare nuove forme di rappresentazione di sé o la diversificazione delle sue pratiche, ma i suoi usi e le sue sfide» (Martin Bethenod).

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Una varietà di pratiche artistiche e linguaggi (fotografia, video, pittura, scultura, installazioni…), di culture e provenienza, di generazioni ed esperienze, mettono in luce il contrasto tra attitudini differenti: la malinconia e la vanità, il gioco ironico dell’identità e l’autobiografia politica, la riflessione esistenziale e il corpo come scultura, effigie o frammento, e la sua rappresentazione simbolica.


«Dancing with Myself»
8 aprile-16 dicembre 2018

Punta della Dogana - Venezia
www.palazzograssi.it