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Home arrow ARTE arrow Territori senza confini. Albert Oehlen, una monografica che penetra gli strati della sua arte
Territori senza confini. Albert Oehlen, una monografica che penetra gli strati della sua arte
di Mariachiara Marzari   
giovedì 05 aprile 2018

albert-oehlen-10.jpgSarà per le caratteristiche monumentali degli spazi, ma soprattutto per lo sguardo prospettico di Caroline Bourgeois, curatrice ‘cardine’ e massima esperta della Collezione Pinault, se le mostre personali a Palazzo Grassi assumono sempre interessanti e originali costruzioni semantiche.

 

Cows by the Water, la più grande monografica dedicata in Italia all’artista tedesco Albert Oehlen (1954, Krefeld, Germania), che apre al pubblico l’8 aprile, inaugurando la nuova stagione espositiva della Fondazione Pinault, presenta infatti un allestimento inedito, non cronologico bensì scandito da un ritmo sincopato tra i diversi generi e periodi, sottolineando così il ruolo centrale della musica nella produzione dell’artista, metafora del suo metodo di lavoro, dove contaminazione e ritmo, improvvisazione e ripetizione, densità e armonia dei suoni diventano gesti pittorici.

 

Ottantacinque opere, dalle più note a quelle meno conosciute, realizzate dagli anni ‘80 ad oggi e provenienti dalla Collezione Pinault e da importanti collezioni private e musei internazionali, penetrano gli strati della sua arte e della sua produzione. «Albert Oehlen è un artista che ama perseverare. Se i temi ritornano è per approfondire, testare il suo lavoro, riprenderlo per metterlo in discussione e trattarlo ogni volta in modo diverso» spiega Caroline Bourgeois.

 

La sua ricerca è in continua evoluzione, spinta verso il superamento dei limiti formali e delle sperimentazioni, più che rivolta al soggetto e al contenuto dell’opera. Pur rifiutandosi di appartenere a una corrente o a un movimento artistico specifico, Oehlen tratta l’astrazione come gesto o geometria, sovrapposta, in combinazione o confusa con un registro figurativo.

 

La forma pittorica è un innesco piuttosto che un fine in sé. I principi guida del suo metodo sono l’impulso e l’eclettismo, mentre i suoi strumenti sono dita, pennelli, collage e computer. Spesso inizia imponendo un insieme di regole o limitazioni strutturali, limitando la sua tavolozza o deliberatamente lavorando a passo lento, sfidando se stesso ad approcciare ogni dipinto in modo diverso.

 

oehlen_ohnetitel_2016.jpg«Nel mio lavoro – dichiara Albert Oehlen – sono continuamente circondato dai dipinti più spaventosi. È vero. Vedo solo brandelli di una bruttezza insopportabile che all’ultimo momento, come per magia, si trasformano in qualcosa di bello». Oehlen è andato a cercare dove nessun altro si era immerso, gettandosi tra le pile di detriti abbandonati sul ciglio di un’epoca (il Novecento) e riscrivendoli attraverso un linguaggio assolutamente personale.

«Albert Oehlen. Cows by the Water»
8 aprile-6 gennaio 2019

Palazzo Grassi, San Samuele - Venezia
www.palazzograssi.it