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SPECIALE FAR EAST FILM FESTIVAL 2018 | Venti d'Oriente
di Giorgio Placereani   

feff17_jackie_chan.jpgSono vent'anni che il Far East Film Festival di Udine esplora il cinema asiatico; ventuno se consideriamo quella rassegna Hong Kong Film che nel 1998 aprì il sentiero che avrebbe portato al più grande festival europeo di cinema popolare dell'estremo Oriente. Fu proprio grazie al successo di Hong Kong Film che nacque, l'anno dopo, il FEFF.

 

Cinema popolare, appunto, perché il FEFF è nato su una dichiarazione d'intenti ancora valida: portare in Occidente non il cinema “d'essai”, già rappresentato nei grandi festival come Venezia o Cannes, bensì il cinema mainstream e di genere. Così sul grande schermo del Teatro Nuovo di Udine sono passati melodrammi e horror, wuxiapian e thriller, gangster movies e film bellici, fantascienza asiatica e pink movies, ovvero i pornosoft giapponesi, a mezzanotte. Era ed è solo l'interesse dell'opera a guidare le selezioni. Non per niente una sorta di padrino del festival è il grande regista hongkonghese Johnnie To, che ha portato il cinema popolare di Hong Kong ad alti livelli artistici, come prima di lui John Woo. Più volte il FEFF ha presentato autori che poi hanno trovato spazio nei festival internazionali; in Asia si dice nell'ambiente che apparire al FEFF porti fortuna.

 

a_special_lady_4.jpgAnche quest'anno la lineup del festival si annuncia ricca di sorprese, fra cui notevoli film di Hiroki Ryuichi (Side Job. è un capolavoro), Yoshida Daihachi, Ooku Akiko; con Ann Hui sulla resistenza antigiapponese; con film coreani affascinanti quali Little Forest, Last Child, A Special Lady; il bell'horror indonesiano Satan's Slaves, lo splendido “musical” filippino The Portrait, e Chen Kaige col fantasy Legend of the Demon Cat, nonché l'abile film-manifesto del nuovo patriottismo imperiale cinese Wolf Warrior II di Wu Jing. Il premio alla carriera attribuito ogni anno (come non ricordare Jackie Chan, Joe Hisaishi, Sammo Hung...) ha costruito una sorta di Hall of Fame del Festival; andrà quest'anno all'attrice Brigitte Lin, diva di Tsui Hark e Wong Kar-wai, non senza una retrospettiva dei suoi film.

 

Infatti il discorso non è completo se non aggiungiamo che il Festival si muove in una doppia direzione, sincronica e diacronica. Ovvero, il suo impegno è di esplorare non solo lo state of the art dell'annata ma la storia del cinema popolare asiatico, con una serie di retrospettive accompagnate da una pubblicazione (che si aggiunge al catalogo di ogni anno, un vero e proprio volume in grande formato). Queste retrospettive hanno realmente allargato la conoscenza storica del cinema asiatico in Occidente. Si possono citare Asia Sings sul cinema musicale e Asia Laughs sulla commedia; le retrospettive sul cinema giapponese di yakuza, sui film della Shintoho, quella recentissima su una produzione di fantascienza che non si limita ai film di Godzilla; mentre The Darkest Decade ha gettato un fascio di luce su un decennio sconosciuto del cinema coreano, gli anni '70. A questa logica di esplorazione del passato appartengono i restauri, e l'anno scorso la rassegna ha visto il primo restauro “in proprio” del FEFF, il capolavoro di Fruit Chan del 1997 Made in Hong Kong. Nei suoi primi vent'anni il FEFF non ha solo creato conoscenza ma ha costruito una forte rete di relazioni con il mondo del cinema asiatico. Compiuto il giro di boa, è certo che continuerà su questa strada.

«20. Far East Film Festival»
20-28 aprile Teatro Nuovo, Visionario-Udine
www.fareastfilm.com


 

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