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Libertā e partecipazione. Metropole e Jack Jaselli oltre le mura
Written by Redazioneweb   
jack_jaselli_insieme_a_gloria_beggiato_allevento_un_cocktail_con_jack_jaselli_al_metropole_di_venezia_26-04-18.jpg«Accade a volte che un luogo e le persone che lo vivono cantino una melodia impercettibile e raccontino una storia silenziosa, aspettando che qualcuno si metta in ascolto e la catturi. Mi sono accorto che c’era una canzone potentissima tra le mura fredde del carcere della Giudecca, una canzone che voleva essere libera, nonostante tutto». Parole di Jack Jaselli, cantautore che assieme a Max Casacci è al centro di un progetto che ha coinvolto le detenute della struttura detentiva della Giudecca, capace di generare Nonostante tutto, canzone che ha anche dato il titolo ad un docufilm andato in onda su Real Time lo scorso 21 marzo.

 

All’Hotel Metropole di Gloria Beggiato, prezioso partner di Jack in quest'avventura, il 26 aprile la storia di questa canzone è stata svelata al pubblico: una storia straordinaria cominciata nel carcere femminile dove il cantautore, invitato dall’Associazione Closer, ha conosciuto le detenute e le loro vite sospese tra le sue mura impenetrabili. Da questo incontro nasce una canzone che raccoglie paure, emozioni e sogni. Qualcosa di straordinario perché ha avuto tanti autori: oltre a Jack, infatti, le donne della Giudecca hanno partecipato attivamente alla scrittura del brano, scegliendo ognuna una parola legata al tema condiviso della libertà. Jack ha poi sviluppato un testo in cui convivono tutte e 37 le parole scelte, musicandole per poi registrare il brano insieme alle ragazze stesse e portando microfoni, computer e ricreando uno studio di registrazione proprio dentro il carcere.

 

Luciana, Stefania, Marta, Laura, Desirè, Debora e tutte le altre ‘cantautrici’ sono così diventate protagoniste di una canzone e di un documentario ad alto tasso emozionale che racconta non solo l’incontro speciale con Jack, ma anche le loro storie di donne che si sono ritrovate dietro le sbarre per moltissime circostanze diverse.

 

Una descrizione a parte merita l'Associazione Closer, nata a Venezia nel 2016, per volontà di un gruppo di giovani ragazzi, under 30, con lo scopo di promuovere attività culturali dove è più difficile poter parlare di simili temi, prestando una particolare attenzione all'ambito carcerario. «Closer si impegna a intervenire attraverso l’organizzazione di workshop ed eventi finalizzati a includere ciò che è sempre stato escluso; si impegna a realizzare progetti di natura sociale rivolti alla cittadinanza, l’esclusa meno consapevole.
 Arte per chi l’ha sempre desiderato, tecnologia per chi non ha mai potuto: potere imparare è l’unico – vero – potere».

 

www.associazionecloser.org