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Lost in space. Paolo Bignamini porta Solaris sul palco di Ca’ Foscari
di Livia Sartori di Borgoricco   
170321_solaris_img_7315.jpgNon è impresa da poco portare sul palco di un teatro uno spettacolo come Solaris, profondamente legato nell’immaginario degli appassionati al film di Tarkovskij del 1972 tratto dall’omonimo libro di Stanislaw Lem, “risposta sovietica” a 2001:Odissea nello spazio e capolavoro della fantascienza filosofica. La storia, per la quale il drammaturgo Fabrizio Sinisi si è ispirato sia al libro che al film, è quella di un astronauta che giunge dalla terra sulla stazione spaziale che orbita attorno al pianeta Solaris, ricoperto da un misterioso oceano gelatinoso.

 

Qui trova l’unico occupante in stato confusionale, angosciato per la morte del suo collega. Basta poco al nuovo arrivato per capire che misteriose presenze abitano la stazione spaziale, ospiti creati dall’oceano di Solaris attingendo ai ricordi e ai pensieri più intimi dei terrestri durante il sonno, che lo mettono di fronte al ricordo (e alla presenza) della moglie morta. Emergono i temi dell’identità, del soggetto, della realtà contrapposta alla rappresentazione che noi ci facciamo di essa, inseriti in un immaginario intenso e destabilizzante, in uno spazio profondo quanto il nostro io.

 

Eppure la dimensione teatrale ben si presta alla riflessione sul vero e sul verosimile, sul rapporto che intercorre tra i visitatori spaziali e i personaggi, e come entrambi vengono percepiti dallo spettatore. «Abbiamo cercato – racconta il regista Paolo Bignamini – di far convergere sul palco, in un percorso incrociato, le differenti nature dei personaggi: quella umana da una parte, e quella fittizia, composta da neutrini, dall’altra. Tutto lo svolgimento del nostro lavoro ruota intorno a questa esigenza di confronto con l’Altro, a questo reciproco avvicinamento». Sul palco, Debora Zuin, Giovanni Franzoni e Antonio Rosti.

Solaris
8 maggio 2018

Teatro Ca’ Foscari, Santa Marta
www.unive.it