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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Carlo Ghega
di Pierangelo Federici   

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Avete presente la ferrovia del Semmering? È la prima ferrovia di montagna d'Europa. Si tratta della parte più difficoltosa e spettacolare della Vienna-Trieste-Venezia, detta la "Ferrovia dell'arciduca Giovanni". Un'opera di architettura del paesaggio e di felice armonizzazione tra tecnologia e natura, che offre ancora oggi un'esperienza di viaggio unica ed è Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Chi si è inventato questa meraviglia? L'ingegner Carlo Ghega, veneziano classe 1802.

L’intervista
Carlo, credo sia il caso di raccontare ai miei lettori di cosa stiamo parlando…
Prova a immaginare di progettare e costruire alla metà del 1800 il percorso di un treno con quattordici gallerie (una delle quali lunga un chilometro e mezzo), sedici viadotti a due piani, più di cento ponti in pietra e ferro. Il tutto con pendenze tra il 20 e il 25 per mille, che sarebbe a dire un metro in altezza ogni 40 in lunghezza. Quanto a macchinari, poco o niente: tutto scavato e costruito a mano da circa ventimila lavoratori per sei anni!

 

 

 

Ci racconti la tua storia?
Nasco a Venezia nel gennaio del 1802, come sapete in quel periodo la città era sotto il dominio austriaco. Dopo aver compiuto i miei studi elementari, fui ammesso al Collegio militare di Sant’Anna e lì ricevetti istruzione di aritmetica, geometria, algebra e trigonometria, poi anche meccanica dei solidi e dei fluidi e studi sull’idrografia. Quindi la Facoltà delle Scienze Filosofiche e della Matematica all’Università di Padova, dove insegnavano i professori e gli scienziati più bravi del tempo. Era l’inizio di una carriera che mi porterà ad incarichi sempre più importanti, fino a ricevere il titolo di “Ritter” che ha il significato austriaco di “Cavaliere”. Fu così che mi chiamarono Karl Ritter von Ghega.

ghega3-1024x895.jpgImmagino che tu non abbia realizzato soltanto la ferrovia del Semmering…
In Italia negli anni ‘20 dell’800 realizzai la strada d’Alemagna, per intenderci quella che usate ancora oggi per andare a Cortina d’Ampezzo. Anche i tratti più difficili delle strade della Valsugana li ho progettati io e inoltre regolai il basso Po con opere idrauliche all’avanguardia. Però la mia vera passione è stata sempre la ferrovia!

Ti piaceva viaggiare in treno?
Sì, ho viaggiato molto, d’altro canto ho progettato una rete di strade ferrate per l’intero impero austriaco e ho ottenuto numerosi altri incarichi, tra i quali la costruzione di tratti ferroviari in Transilvania. Alla fine tornare a casa era un piacere, nella mia dimora di famiglia, la Villa Allegri von Ghega a Oriago, sulla Riviera del Brenta.

Che rapporti hai avuto con gli uomini del tuo tempo?
Nei miei viaggi, sempre a scopo professionale e di studio, conobbi Robert Stephenson, brillante collega inglese della Royal Society, costruttore della prima locomotiva a vapore e della prima linea ferroviaria. Ma, qualche anno dopo, furono gli americani che mi affascinarono davvero: negli Stati Uniti visitai una quarantina di linee ferroviarie e la Baltimore-Ohio mi lasciò letteralmente a bocca aperta!

Come mai quella ferrovia ti colpì tanto?
Fu quella che mi ispirò per la costruzione del Semmering, sulla base di quella esperienza riuscii a realizzare il mio capolavoro. Dovete sapere che fino ad allora in Europa, per superare le pendenze più ostili, si utilizzava un sistema complicato e dispendioso, con l’ausilio di mezzi a cremagliera o addirittura al traino di cavalli. Traendo ispirazione da quel che avevo visto, introdussi con successo locomotori “qual forza movente esclusiva anche ove arditi siano i rapporti di inclinazione e di curve”. Meravigliose macchine potenti, capaci di avere la meglio con dislivelli ritenuti fino ad allora del tutto proibitivi.

Torniamo alla nostra città
Mio padre Antonio era capitano della Marina veneziana, così sono cresciuto in quello che era una sorta di cittadella degli ufficiali, nel Sestiere di Castello, in zona Arsenale, tra via Garibaldi e Sant’Anna. La mia famiglia era di origine albanese, una comunità particolarmente ben radicata a Venezia fin dal Medioevo. Basta pensare alla quantità di toponimi che si leggono sui nisioletti: Calle, Ramo e Campiello dei Albanesi a Cannaregio, poi ancora Calli dei Albanesi a Santa Croce, San Marco e Castello.

E la cucina?
Per me la cucina è tutta nei profumi dei piatti che preparava mia madre Anna. Ma lasciamo stare, rischio di commuovermi! È noto che noi uomini dell’Ottocento siamo degli inguaribili romantici…

La ricetta
Nemo propheta in patria, parlando di Carlo Ghega mai modo di dire fu più azzeccato. Chi visitava l’Austria prima dell’introduzione dell’euro si sarà di certo imbattuto in una banconota da 20 scellini che riportava l’effige di un bel signore baffuto in perfetto stile ottocentesco. Quel signore è l’ingegner Carlo Ghega, un mito nella storia delle ferrovie, soprannominato il “Cavaliere delle Alpi”.
Invece qui da noi pochi lo ricordano, anche se nel suo testamento del 21 gennaio 1858, Ghega scriveva: «Lascio tutti i miei libri e manoscritti italiani, francesi e tedeschi in proprietà della pubblica Biblioteca di S. Marco in Venezia». Il lascito, composto da opere letterarie, scritti di storia e trattati di materie tecnico-scientifiche è conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana.
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RISI E PATATE


Dalla dominazione austriaca i veneziani imparano l’uso della patata e inventano la ricetta per un piatto semplice ma determinante nello stile di vita della città: “Risi e patate”.
Dopo aver pelato le patate, tagliale a piccoli cubetti e aggiungile a un battuto di porro che avrai fatto imbiondire in olio extravergine. Ora procedi la cottura “a risotto”: aggiungi il riso (Vialone nano) e fallo tostare, quindi bagna ad assorbimento con brodo vegetale bollente. A fine cottura, fuori fiamma, manteca “all’onda” con burro e Grana Padano. Una macinata di pepe nero e accompagna con un calice di Bardolino.