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Home arrow ZOOM arrow Sulle orme di Galileo. Padova celebra la sua vocazione scientifica
Sulle orme di Galileo. Padova celebra la sua vocazione scientifica
di Marisa Santin   
Assegnato il 18 maggio 2018 Premio Galileo in un'affollata Aula Magna del Palazzo del Bo: vince Plant Revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro (Giunti, 2017) di Stefano Mancuso. Al secondo posto Anna Meldolesi con E l’uomo creò l’uomo. CRISPR e la rivoluzione dell'editing genomico (Bollati Boringhieri, 2017); al terzo Gabriella Greison con Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo (Bollati Boringhieri, 2017).
 
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Il Premio Galileo è un appuntamento ormai consolidato e molto amato a Padova, perché coinvolge le scuole ma anche perché celebra una delle vocazioni primarie di una città che non solo, come tutti sanno, ha ospitato Galileo Galilei, ma che conserva molte altre preziose testimonianze della sua lunga tradizione scientifica. Un Premio che, come ha sottolineato l’Assessore alla Cultura Andrea Colasio, ha il duplice obiettivo di agevolare la letteratura scientifica fra le generazioni più giovani e di rivolgersi al grande pubblico. Molte sono le iniziative che ruotano attorno al Premio, alcune sul filo della continuità – come gli incontri organizzati dal CICAP e gli incontri pubblici con gli autori della cinquina selezionata –, altre sono novità di quest’anno, come l’inserimento del Premio all’interno del Festival dell’Innovazione (17-19 maggio), una tre-giorni di incontri e sinergie tra aziende, centri di ricerca, istituzioni e mondo dell’Università.
 
Assessore Colasio, quale rapporto lega il Premio Galileo alla città di Padova e alla sua lunga tradizione scientifica?
Si tratta di uno dei pochi Premi dedicati alla divulgazione scien- tifica, in una città che, oltre ad aver ospitato Galileo Galilei, per vocazione ha sempre intrecciato la sua vicenda storico-culturale con la ricerca scientifica. Ri- salendo al XIV secolo, Jacques Le Goff ricorda come...
...Padova sia stata epicentrica rispetto alla genesi della tecnologia. Il grande storico francese evoca non a caso l’orologio di Jacopo Dondi, che, insieme alla scuola di medicina e all’astrologia di Pietro d’Abano, che potremmo definire una “prescienza”, è fra le prime testimonianze della lunga
tradizione scientifica della città. Accanto alla recente candidatura a Patrimonio Mondiale dell’Unesco per il 2019, ritengo che Padova abbia ormai da tempo e a pieno titolo anche questo côté di “cittadella della scienza”. Basti pensare al primo Orto botanico universitario, anch’esso eletto sito Unesco.
O ancora, il Teatro anatomico e la Cattedra di Galileo all’Università, la Specola, lo stesso Orologio in Piazza dei Signori: luoghi emblematici della storia dello sviluppo scientifico, che da soli potrebbero bastare agli appassionati del ge- nere per scegliere Padova come destinazione turistica.
 
Quali le novità di questa 12. edizione?
Abbiamo apportato alcune legge- re modifiche all’organizzazione con l’obiettivo di rilanciare il Pre- mio, aprendolo come sempre alle scuole superiori, ma allargando la partecipazione anche agli universitari. Per la prima volta, inoltre, il Premio è inserito all’interno del Festival dell’Innovazione realizza- to dall’Università. Abbiamo così rafforzato il rapporto organico con l’Ateneo, a cui abbiamo delegato in toto l’aspetto scientifico della definizione della Giuria.
C’è stato anche un importante investimento in marketing e comunicazione, in modo da dare il giusto risalto mediatico all’iniziativa. Si tratta di cambiamenti sperimentali di cui alla fine valuteremo il funzionamento e che ci permetteranno eventualmente di correggere in corso d’opera il tiro per il prossimo anno. Nel segno della continuità, abbiamo invece tenuto fede all’insieme di eventi collaterali e alle molte iniziative che hanno da sempre fatto da corredo al Premio Galileo, come ad esempio gli incontri con il CICAP.
 
Quale spazio è riuscito a ritagliarsi il Premio nel panorama editoriale italiano?
Non è semplice promuovere la letteratura scientifica, tanto più in un Paese in cui non c’è una ricca presenza di titoli di questo genere. In questi ultimi dodici anni, ovvero da quando esiste il Premio, il mercato editoriale italiano sembra essersi in una certa misura riorientato. All’inizio facevamo fatica a dialogare con le case editrici, ma il fatto stesso che il Premio si sia nel tempo consolidato ha fatto sì che ora ci sia una maggiore attenzione da parte loro. Ci vuole tempo per posizionare un concorso di questo tipo. Il suo successo è incrementato dall’aumento delle vendite dei libri selezionati; se tale incremento non avviene significa che il Premio non ha “bucato lo schermo”. Il nostro obiettivo è quindi duplice: da un lato agevolare, favorire la lettura fra gli studenti universitari e delle medie superiori, dall’altro parlare al grande pubblico.
È dunque necessario che il Premio crei aspettative e interesse tali da incidere positivamente sulle vendite dei titoli della cinquina e, in particolare, su quelle del libro vincitore. La Giuria popolare degli studenti, chiamata a votare il migliore titolo della cinquina, è il cuore pulsante dell’evento. Quest’anno il Premio apre agli universitari ma riduce a due, Padova e Rovigo, le province di provenienza degli istituti superiori. Quali le prospettive di sviluppo per i prossimi anni? Spostare un grande numero di scolaresche funziona male burocraticamente oltre a essere molto dispendioso per l’Amministrazione. La nostra ipotesi di lavoro potrebbe essere quella di trovare per il prossimo anno delle formule più innovative. Ci piacerebbe ad esempio contattare i dieci licei più emblematici del Paese. Tenere aperto il dialogo con le giovani generazioni rimane l’obiettivo originario e più importante, ma nessuno ci impedisce di studiare nuove e migliori formule anno
per anno. L’importante è che ci sia sempre una partecipazione sentita da parte dei ragazzi, che leggano e che siano protagonisti nel decretare il migliore libro della cinquina, esprimendo la loro preferenza.
Un suo commento su Sandra Savaglio, Presidente della giuria di esperti che ha selezionato la cinquina.
Sandra Savaglio è astrofisica all’Università della Calabria. Dopo un percorso internazionale ha deciso di tornare in Italia ed è stata tra i primi a farlo. Scelta molto affascinante e coraggiosa. Una persona quindi che a maggior ragione capisce quanto sia importante investire sulla formazione scientifica e sul capitale culturale complessivo del nostro Paese.

Premio Galileo – Cerimonia di premiazione
18 maggio, Aula Magna dell’Università di Padova
www.padovanet.it | www.galileofestival.it