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La magnifica ossessione quadrata. Albers, il Messico e la Geometria Astratta
di Luisa Turchi   
marted́ 29 maggio 2018
albers_studyforhomage_consent.jpgDirettamente da New York, approda a Venezia la mostra Josef Albers in Messico, a cura di Lauren Hinkson, curatrice associata delle Collezioni del Solomon R. Guggenheim Museum. L’esposizione è incentrata su Josef Albers, figura cardine del Novecento e dell’arte astratta, le cui teorie ebbero un’influenza determinante sulla formazione degli artisti dell’Op Art (Optical Art) nata intorno agli anni Sessanta. Artista e poeta, teorico e professore di arte e design, insegnò al Bauhaus a Dessau, poi a Berlino, e dal 1933, trasferitosi negli USA, al Black Mountain College e all’Università di Yale.

 

Albers (Botroop ,1888–New Haven, 1976) esplorò diversi campi, dalla pittura all’incisione, dall’arte murale all’architettura. Studiò gli effetti della percezione visiva, nonché la determinazione di una vera e propria volumetria del colore in arte.

 

Nel suo pensiero, l’arte è rivelazione, poiché si può studiare l’arte attraverso la natura ma l’arte è più della natura, è uno spirito, ha una vita propria e, pur essendo connessa con la tradizione, cresce inconsciamente o consapevolmente fuori dalla mentalità degli artisti stessi: non è né imitazioneripetizione ma appunto rivelazione. Rivelazione che innesca dei “processi creativi” che – come risulta oggi da nuovi studi – sono stati fortemente influenzati anche dai viaggi che Josef fece insieme alla moglie, l’artista Anni Albers, in Messico e in Sud America, tra il 1935 e il ‘67, visitando i siti archeologici.

 

Dalla corposa selezione di fotografie raffiguranti templi, santuari e piramidi, raggruppate in immagini multiple stampate in differenti dimensioni su fogli di cartone, e foto collage inediti, emerge il carattere di serialità e il rapporto intrinseco, visivo e formale che sussiste fra le sue tele astratte e i lavori su carta e i monumenti precolombiani.

 

Si pensi, infatti alla conformazione de La Grande Piramide Tenayuca oppure dei motivi in pietra del sito di Mitla, in parallelo con le geometrie e le forme che ritornano nelle sue tele iconiche della serie Variante/ Adobe (1947–1952), e Omaggio al quadrato (1950–1976), dove la ripetizione e sovrapposizione di semplici quadrati colorati con diverse tonalità crea appunto, sempre nuove rivelazioni negli effetti ottici di profondità.

  albers_study_for_santuario.jpg

Il catalogo della mostra è opera del designer Neil Donnelly, che ha lavorato in stretto contatto con la curatrice, per creare un prodotto al passo con i tempi che riflettesse anche un po’ di quella ossessione di Albers per la percezione e l’osservazione delle stesse cose da diverse prospettive: è un volume rilegato in tela, dal layout pulito e moderno, il carattere tipografico “Kabel” la cui natura geometrica è in risonanza con Albers, così come con i colori saturi, derivati dai colori tratti dai suoi dipinti. 

 

«Josef Albers in Messico»
Fino 3 settembre 2018

Collezione Peggy Guggenheim, Dorsoduro 701 - Venezia

www.guggenheim-venice.it