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Home arrow MUSICA arrow Da quando la notte ha un perché. Storia di un'epoca e di una canzone
Da quando la notte ha un perché. Storia di un'epoca e di una canzone
di Sergio Collavini   

pattismith.pngLa New York degli anni ‘70 non era certo la metropoli scintillante di oggi, ma oltre squallore e degrado il fervore creativo era enorme e proprio da lì ripartì la rivoluzione degli anni ‘60, anticipando e ponendo le basi di punk e new wave.

 

Quando Patricia Lee Smith (nata a Chicago ma cresciuta nel New Jersey) arriva in città alla fine degli anni ‘60 in cerca di fortuna non ha ancora ben chiaro cosa fare da grande. I Velvet Underground sono agli sgoccioli e il sommo Dylan si sta trasferendo a Los Angeles. Si arrangia come può, intanto scrive poesie e si appassiona a tutta la musica che continua comunque a far pulsare il cuore della città.

 

Con Lenny Kaye, critico musicale e chitarrista, inizia un sodalizio artistico che durerà a lungo: nasce il Patti Smith Group, la strada è tracciata.

Se Dylan aveva portato la poesia nel rock, lei realizza esattamente il processo inverso.

 

Piss Factory (1974) parla, anzi urla, di alienanti giornate in fabbrica e questo è un primo chiaro punto di contatto con un altro ragazzo che arriva dal New Jersey come lei, tale Bruce Springsteen. Tra il 1975 e il 1979 pubblica quattro dischi che la pongono tra le più luminose star della new wave, prima di una lunga pausa per fare la mamma.

 

Durante le registrazioni per il terzo album di Patti, Easter, avviene il contatto fatale. Patti e Bruce si conoscono e si stimano, anche se non frequentano gli stessi ambienti.

 

Jimmy Iovine lavora come fonico a Darkness of the Edge of town di Bruce e contemporaneamente è il produttore di Easter. Chiede a Springsteen se per caso non avesse scritto qualcosa di adatto a Patti e il Boss, che ha idee precisissime sul proprio disco (niente testi d’amore), gli consegna un demo su cassetta con un abbozzo di canzone, poco più che un ritornello.

Lei è in un periodo particolare; uscita da storie finite male, sta iniziando a frequentare il grande amore della sua vita, Fred ‘Sonic’ Smith degli MC5. Ma Fred vive a Detroit e lei aspetta le sue telefonate tutte le notti. «Love is a ring, the telephone»: il testo di quella che diventerà la canzone della notte per eccellenza, Because the night, lo butta giù di getto, ci sono la potenza di Springsteen e la lucidità visionaria di Smith, un successo che le darà la definitiva fama mondiale.

Per un po’ Patti storse il naso, ritenendola troppo commerciale e forse seccata dal fatto che i maligni tendevano a dare il credito soltanto al Boss; poi, semplicemente, se ne infischiò.

 

Poche settimane fa a New York i due ragazzi del New Jersey l’hanno eseguita insieme per celebrarne il compleanno, una vera epifania. Con l’Italia è sempre stato amore ricambiato. A cominciare dal settembre del 1979, quando lei fu tra i primi grandi artisti internazionali ad interrompere l’embargo (causa paura del terrorismo) che per oltre quattro anni aveva colpito il nostro Paese, fino alla partecipazione a Sanremo a fianco dei Marlene Kuntz nel 2012.

 

Arriva a Venezia il 9 giugno al Goldoni, accompagnata anche dal figlio Jackson alla chitarra (la mamma, dicevamo…). A 71 anni, ossuta e magra come sempre, gli occhi dallo sguardo spiritato, i capelli lunghi, grigi e disordinati. Forse è diventata davvero una sacerdotessa che ripete il proprio mantra.

Ora, come allora, la notte ci appartiene.

Patti Smith – Words and music
9 giugno

Teatro Goldoni
www.venetojazz.com