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Home arrow ZOOM arrow 16. BIENNALE ARCHITETTURA | La voce dell'Architettura moderna. Leone d'oro a Kenneth Frampton
16. BIENNALE ARCHITETTURA | La voce dell'Architettura moderna. Leone d'oro a Kenneth Frampton
di Giovanni Vio   

frampton-portrait.png«Attraverso il suo lavoro Kenneth Frampton occupa una posizione di straordinaria intuizione e intelligenza, combinata con un senso di integrità unico. Si distingue come la voce della verità nella promozione dei valori chiave dell’architettura e del suo ruolo nella società [...]».

(Yvonne Farrell, Shelley McNamara)


I testi non si prendono più in mano, li si guarda su uno schermo, per frammenti o solo per immagini. In tali frangenti Modern Architecture: A Critical History, la cui prima edizione italiana è del 1982, continua ad avere successo, sfogliata come manuale, consigliata più nei corsi di progettazione che non in quelli di storia, leggibile trasversalmente o a salti.

 

Kenneth Frampton dichiara di non sentirsi un teorico, ma uno che scrive di architettura. Come hanno incisivamente puntualizzato Yvonne Farrell e Shelley McNamara, la sua analisi è impregnata di uno spirito umanistico. Egli ha il merito di smontare l’opera per ricercare nella relazione bidirezionale tra l’oggetto costruito, lo spazio, la società e i suoi individui le motivazioni e gli stimoli che spingono alle scelte e che determinano la fortuna di un progetto. Perché in ogni cultura, innovazione e tradizione sono aspetti strettamente correlati che, come proposto in Towards a Critical Regionalism: Six Points for an Architecture of Resistance (in The Anti-Aesthetic: Essays on Postmodern Culture, ed. Hal Foster, Bay Press, 1983), fanno del progetto un ponte tra il presente e la storia, le diverse storie.

 

Tale attenzione critica si dice sia dovuta alla breve esperienza professionale che Frampton ha svolto prima di scegliere la strada dell’insegnamento. Certo, è di una cultura pragmatica, fatta di domande essenziali, distaccata da logiche che, specie nel trattare il contemporaneo, rischiano la deriva. La materia, le tecnologie, la tradizione come cultura costruttiva sono tra gli elementi dai quali dipende il progetto, secondo Studies in Tectonic Culture (ed. MIT Press, Cambridge, Mass., 1995). 

 

Dalle motivazioni per la scelta del Leone d’Oro alla carriera a Kenneth Frampton trapela il riconoscimento di un’integrità intellettuale che ha messo in luce le disfunzioni delle varie tendenze, spesso fuorvianti, dell’architettura nel XX e XXI secolo. Lo sgancio dalla sostanza del costruire a vantaggio di superficiali logiche promozionali, o di pallide ideologie, ancor oggi vizia la critica del contemporaneo, allontanando dal centro l’individuo, la sua esperienza e la sua conoscenza, e distaccando lo studente dal cuore del problema.

 

Per descrivere il successo del lavoro di Kenneth Frampton si è detto che non c’è studente di architettura che non abbia avuto tra le mani la sua Storia dell’Architettura Moderna. È un’affermazione che, fuori forse dal contesto delle scuole anglosassoni, rimane idealistica. Leggiamola come un atto di fiducia e un buon auspicio di migliore futuro.