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BIENNALE DANZA 2018. Nello spazio di un respiro
di Chiara Sciascia   

462514-marie-chouinard.jpg«Ascoltare il respiro del mondo, ascoltare il proprio respiro. Poi, costruire qualcosa d’inedito che orienti verso il silenzio, quello che brulica di possibilità, che abbonda di presenza, che è lo sfondo dell’esistenza».

Parte da qui, dall’atto più primordiale e naturale dell’universo, il 12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea de La Biennale di Venezia, curato da Marie Chouinard (Québec City, 1955).

 

La danzatrice e coreografa canadese per il secondo capitolo del suo Festival a Venezia sceglie il titolo Respirare, strategia e sovversione per condurre un’intensa esplorazione sulle dinamiche e gli sviluppi della figura di danzatore e coreografo, invitando al suo fianco artisti che secondo la sua opinione «rappresentano al meglio l’essenza della danza come nutrimento per la psiche e per l’intelletto, più che come puro oggetto estetico».

 

I coreografi invitati, infatti – e ne è massimo esempio il Leone d’Oro, Meg Stuart –, creano i propri lavori emancipandosi dal linguaggio precedentemente codificato e sviluppandone anzi uno proprio, in evoluzione con l’avanzamento del processo creativo, generando nuove relazioni spaziali e rivelando allo spettatore luoghi finora sconosciuti, nuovi paesaggi mentali ed emotivi.

 

Secondo Marie Chouinard, per trovare la definizione più attuale per descrivere l’arte della danza «bisognerebbe tornare a milioni di anni fa, all’origine del mondo, del primo movimento, del primo richiamo verso il “muoversi per muoversi”, per sentire e fare l’esperienza in sé di essere al mondo». Il contemporaneo si lega, dunque, all’arcaico mediante il respiro, connessione tra vita e coscienza, tra corpo e pensieri, un respiro che diventa strumento d’indagine e di ideazione, che pone il coreografo nell’ideale condizione di creare «partendo dal vuoto, […] da una disposizione interiore pacata, profonda e indefinibile», come sottolinea la stessa Chouinard. Per giungere a una tale disposizione, l’artista è costretto ad affrontare un delicato percorso di riorganizzazione di sé e, attraverso un’opera di rimozione, riuscire a «porsi diversamente davanti al mondo. Non volere niente. Inspirare, espirare. Poi, un’improvvisa cascata, folgorazione dell’azione!».

 

Un’azione che si sprigiona con energia dirompente e una sensibilità inaspettata in questa dodicesima edizione di Biennale Danza, che riporta il discorso coreografico ad una dimensione ancestrale e in uno spazio libero da codificazioni e costrizioni – che ricorda da vicino il Freespace della Biennale Architettura di Yvonne Farrell and Shelley McNamara –, in cui il coinvolgimento del pubblico è sempre più naturale e immediato, mentre la musica decade come struttura prestabilita per diventare al contrario fonte di ispirazione vitale. Marie Chouinard dal 22 giugno al 1 luglio apre le porte dell’Arsenale e della sua Biennale invitando il pubblico a rallentare, a ritrovarsi nello spazio di un respiro, a prendersi «il tempo di ascoltare tutto quello che si rinnova dentro noi stessi costantemente» e riscoprire un rapporto con il mondo di cui siamo parte viva e attiva.

 

Partendo dalla danza, in commistione con le più diverse discipline artistiche, a partire dalla musica dal vivo che torna ad essere grande protagonista in questa edizione, il Festival offre un’esperienza a 360 gradi tra le performance dei Maestri, i lavori dei partecipanti al College, gli incontri, le proiezioni... non serve trattenere il respiro!

 

 

«12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea»

22 giugno-1 luglio - Arsenale

www.labiennale.org