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BIENNALE DANZA 2018. Azione essenziale. Il nuovo ciclo di incontri nel Giardino della Marceglia
di Chiara Sciascia   

playtime.jpgPuò capitare ai profani – a me per prima – di pensare alla danza come a qualcosa di lontano, astratto rispetto al vivere quotidiano. In realtà, siamo solo distratti e incapaci di percepirne la presenza. Perché la danza è in ogni gesto, in ogni movimento; come ci insegna questa 12. edizione del Festival, tutto si origina in un respiro, atto che tutti gli esseri umani (e non solo) compiono in media dalle 12 alle 16 volte al minuto.

 

Da un respiro nasce il gesto, il ritmo, la coreografia e in questa Biennale, firmata Marie Chouinard il ‘miracolo’ della danza è immortalato anche da un ciclo di film che «colgono l’arte della coreografia in ogni espressione umana e offrono sguardi diversi sulla danza e sul mondo artistico, affiancando gli spettacoli in programma».

 

Accolta nel Giardino della Marceglia, a pochi metri dall’ingresso principale dell’Arsenale, la pregiata rassegna di film accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso la storia della danza da una parte e in una inaspettata riflessione sul corpo dall’altra.

 

Per la sezione “I film e il corpo” c’è Playtime, capolavoro di Jacques Tati, che esplora il concetto di spazio e di tempo in maniera astratta attraverso le avventure di Monsieur Hulot. Le Porteur, versione filmata di uno dei primi spettacoli del grande clown Dimitri, divenuto nel tempo un vero culto; l’incredibile storia del clown Chocolat, (un irresistibile Omar Sy), primo artista nero di Francia, immortalato in un quadro di Toulouse-Lautrec e raccontato nell’omonimo film di Roschdy Zem. E ancora, la sognante poesia della storia del guardiano notturno Dom e della sua Fiona, misteriosa ‘fata’ dai piedi nudi, in La fée di Dominique Abel e Fiona Gordondove.

 

Se questi titoli rivelano coreografie insospettate, la storia della danza con la S maiuscola passa da film come An evening of Dance Construction di Simone Forti, dall’imprescindibile Pina di Wim Wenders, film consacrato alla Bausch e al suo ensemble di Wuppertal, diventato successo mondiale. Sur son cheval de feu di Raymond St-Jean è dedicato a Louise Lecavalier, icona dei Lalala Human Steps; Restless Creature di Linda Saffire e Adam Schlesinger coglie invece la figura di Wendy Whelan nel momento cruciale in cui lascia il New York City Ballett, dopo quasi trent’anni di carriera come prima ballerina. Un’altra grande danzatrice, Bobbi Jene, e un’altra grande compagnia, la Batsheva Dance Company di Ohad Naharin, sono raccontate dall’omonimo film di Elvira Lind.

 

Body_Remix/Goldberg_Variation, è il documentario tratto dallo spettacolo cult di Marie Chouinard in cui le protesi del corpo – stampelle, corde, imbracature – liberano i movimenti dei danzatori e, ostacolandoli, li reinventano. Pellicola di finzione Pendular di Julia Murat, mostra invece la vita che s’intreccia intimamente all’arte attraverso l’amore tra uno scultore e una coreografa.

 

Oltre ai film, il Giardino della Marceglia ospita gli incontri con i coreografi e proiezioni video non stop di spettacoli che hanno segnato il percorso artistico delle compagnie invitate al Festival.

 


«Film e incontri alla Biennale Danza»

22 giugno-1 luglio - Giardino della Marceglia, Arsenale

www.labiennale.org