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BIENNALE DANZA 2018. Openess, impurity, intensity
di Redazione   

marlene_freitas.pngMarlene Monteiro Freitas non siamo riusciti a raggiungerla. È impegnata per una prima a Tel aviv al Suzanne Dellal Centre. È stata insignita dalla Biennale Danza 2018 del Leone d’Argento per l’innovazione e per molti è stata una sorpresa. Eppure i suoi lavori sono molto sofisticati e nessun particolare è lasciato al caso.

 

Prendiamo il colore blu cobalto che domina in Of ivory and flesh – statues also suffer del 2014, oppure il titolo del suo Jaguar – «nome che si dà a spettacoli di marionette o a cavalli», come spiegherà in un’intervista. Occorre un rimando culturale preciso: il Blaue Reiter dell’Espressionismo tedesco di Kandinskij e di Franz Marc. Per Kandinskij il blu era il colore della spiritualità, risvegliava il desiderio di eterno (ripreso anche nel dopoguerra in pieno esistenzialismo da Yves Klein) e il cavallo era l’essere più amato da Marc.

 

Così si legge la ricerca della Freitas, fra carnevali capoverdiani, fiabe di Hoffman, Espressionismo tedesco e l’Art Brut di Adolph Wölfli. Trasgredire l’esteticamente corretto sembra essere il suo intento programmatico.

Oggi molti artisti vedono nell’arte non ciò che crea espressione – l’oggetto, il movimento o la parola composta – ma l’impressione. Fu Henri Bergson a dire: «l’arte ci imprime dei sentimenti, piuttosto di esprimerli». Le metamorfosi, deformazioni del corpo, ibridismi (di nuovo Jaguar) della Freitas sono sintagmi di questa sua visione. A Vicenza collaborò con la chitarrista Lucia D’Errico nella performance ab errant Decodings dove musica classica e barocca si mescolavano ai testi di Barthes e Nietzsche, video e immagini, a sottolineare i caratteri di divergenza in ogni situazione umana. In un’intervista, parlando del proprio lavoro, lo paragonò a una immensa costruzione di Lego, dove ordini, incidenti, compiti assegnati non impediscono, anzi, creano un continuo costruire e demolire, progredire e regredire. Un tentativo di costruire una mappa, con la convinzione che «where our heart beats, is not where the heart parks», mettendoci sempre tutta se stessa, vedi Guintche 2010, con assoli estenuanti senza risparmio di energie.

 

A Venezia la vedremo il 28 giugno in Bacchae – Prelude to a Purge, già presentato con ampi consensi al Centre Pompidou, a Montreuil e a Graz. Anche qui contaminazioni di musica, letteratura, movimenti, canto. Il tema mitologico non gli è nuovo così come il tema del doppio o della maschera che spesso traspare nelle sue coreografie, molto evidente in (Mi)mosa 2011 dove al piano si accompagna un delicato fantasma bianco in tacchi rossi, che si rivela con evidenti attributi maschili.

 

 

Leone d'Argento

28 giugno h. 20 - Teatro alle Tese

www.labiennale.org