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Home arrow ZOOM arrow 16. BIENNALE ARCHITETTURA | Una settimana da Leoni: i vincitori
16. BIENNALE ARCHITETTURA | Una settimana da Leoni: i vincitori
Written by Francesca De Filippi   

avz_the_jury_-2446.jpgLa settimana delle vernici della Biennale Architettura trova nella proclamazione dei Leoni, sabato 26 maggio scorso, il suo atto culminante e al contempo liberatorio. È il momento in cui la Giuria, da una parte e il pubblico dall’altra decretano il gradimento dell’edizione.

 

A Ca’ Giustinian, nella Sala delle Colonne gremitissima, è andata in scena una cerimonia di premiazione emozionante e molto partecipata, che si è aperta con un lunghissimo applauso, quasi una standing ovation da (archi)star, alle due curatrici, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, sul palco emozionate e quasi stupite. Un calore sincero e sentito che ha commosso un po’ tutti e a trasformato l’evento in una atto corale, che i protagonisti/vincitori hanno contribuito a rendere unico.

 

Ma veniamo ai premi che la Giuria internazionale della 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, composta da Sofía von Ellrichshausen, Frank Barkow, Kate Goodwin, Patricia Patkau, Pier Paolo Tamburelli, ha deciso di attribuire.

 

 

 

 

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Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale
SVIZZERA

«Per un’installazione architettonica piacevole e coinvolgente, ma che al contempo affronta le questioni chiave della scala costruttiva nello spazio domestico».


I giovani curatori di ETH Zurich del Padiglione Svizzera 240 House Tour ai Giardini accompagnano il visitatore in una dimensione di gioco, ricerca e sperimentazione, con ironia e cambi inattesi e improvvisi di scala, attraverso percorsi e spazi di un interno domestico essenziale, disadorno, liberato da ogni orpello: pareti bianche, pavimento in parquet e componenti d’arredo pronte all’uso. Lo spazio della casa, il luogo a tutti più familiare, come la più intima e diretta esperienza di fruizione dell’architettura.

 

 

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Menzione speciale per la Partecipazione Nazionale
GRAN BRETAGNA

«Per una proposta coraggiosa che utilizza il vuoto per creare uno “spazio libero” destinato a eventi e appropriazioni informali».


L’installazione Island ai Giardini di Marcus Taylor, Adam Caruso, Peter St John lascia completamente libero lo spazio del Padiglione, a ricordare la sua lunga storia, dentro e fuori la Biennale, per aprirlo a nuovi stimoli e contenuti, diverse contaminazioni. Le impalcature che lo circondano e che reggono la piattaforma soprastante – da cui, isolandosi per un attimo dalla confusione, si gode un’incredibile vista a 360°, dalla Laguna ai Giardini – richiamano temi duri, importanti: l’abbandono, la crisi, l’isolamento, la ricostruzione. Il futuro è una sfida per chi progetta e costruisce la città, ma spetta a ciascuno decidere con quale consapevolezza e responsabilità vivere la propria vita, individualmente e collettivamente.

 

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Leone d’Oro per il miglior partecipante a Freespace
EDUARDO SOUTO DE MOURA (Souto Moura-Arquitectos, Portogallo)

«Per la precisione nell’accostare due fotografie aeree, rivelando il rapporto essenziale tra l’architettura, il tempo e il luogo. Lo spazio libero appare senza essere annunciato, con chiarezza e semplicità».


L’architetto portoghese, vincitore nel 2017 del Piranesi Prix de Rome, porta alle Corderie dell’Arsenale il progetto di trasformazione e riuso con funzioni ricettive del Convento di Santa Maria do Bouro, nella regione dell’Alentejo. Le riprese aeree mostrano l’edificio in rovina e le successive trasformazioni. Il progetto affronta il tema del delicato equilibrio tra conservazione e uso del patrimonio storico-architettonico minore, comune a tanti luoghi nel mondo. Il messaggio che ne deriva è che in molti casi per preservare un bene si deve viverlo e utilizzarlo, se occorre trasformandolo. È la cura, la pratica d’uso quotidiana nel tempo a costruirne memoria e valore.

 

 

 

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Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante a Freespace
JAN DE VYLDER, INGE VINCK, JO TAILLIEU (Architecten De Vylder Vinck Taillieu, Ghent, Belgio
)

«Per un progetto sicuro di sé, in cui la lentezza e l’attesa permettono all’architettura di essere aperta all’attivazione futura».


Il progetto che lo studio Architecten De Vylder Vinck Taillieu presenta al Padiglione Centrale dei Giardini, Caritas, racconta il processo di recupero di una clinica per la cura di pazienti psichiatrici nella località di Melle. L’edificio storico originario, destinato a una progressiva demolizione, grazie alla lungimiranza del nuovo direttore e a seguito di un concorso di idee vinto dallo Studio belga, riprende vita e dignità attraverso un progetto che ne ricompone con minimi interventi gli aspetti materiali e immateriali, legati alla memoria del luogo. L’efficace allestimento per immagini e gigantografie su supporti in legno è curato da Filip Dujardin; un catalogo riporta le voci contrastanti riguardo il progetto di medici, pazienti, professionisti, amministratori.

 

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Menzione speciale partecipante a Freespace
ANDRA MATIN (andramatin – Giacarta, Indonesia)

«Per un’installazione sensibile che offre un quadro completo che porta a riflettere sui materiali e la forma delle strutture vernacolari tradizionali».


L’installazione di Andra Matin alle Corderie dell’Arsenale ci pone di fronte alla bellezza e all’ingegno dell’architettura vernacolare. La capacità del progetto di dialogare con il clima, attraverso la forma, l’uso sapiente dei materiali e delle risorse locali, rappresenta oggi una necessità nell’affrontare le sfide globali. L’architettura tradizionale incarna l’essenza stessa della sostenibilità: è rivelatrice dell’identità culturale di un luogo e testimonianza del saper fare in relazione alla capacità di trasmissione intergenerazionale; può fornire un esempio di essenzialità e rigore, per una pratica del risparmio e del recupero ambientale, contro lo spreco delle risorse e lo sfruttamento indiscriminato del territorio.

 

 

 

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Menzione speciale partecipante a Freespace
RAHUL MEHROTRA (RMA – Mumbai, India; Boston, USA)

«Per tre progetti che trattano i temi dell’intimità e dell’empatia, attenuando con delicatezza le barriere e le gerarchie sociali».


Mehrotra sceglie il tema delle “soglie morbide” nell’interpretare l’invito di Freespace. Soglie come spazi di ingresso e uscita, di scambio, più o meno facilmente attraversabili. I tre progetti esposti dall’architetto indiano nel Padiglione Centrale dei Giardini intendono mostrare come l’architettura possa contribuire a costruire linee di separazione o connessione, esclusione o empatia: The gardeners’ catwalks, un complesso di uffici per KMC a Hyderabad, dove nuove sovrapposizioni spaziali mettono in relazione impiegati e giardinieri in un Paese in cui le caste definiscono differenze gerarchiche invalicabili; The shared courtyard, per Hathigaon, villaggio vicino a Jaipur, dove vivono gli elefanti e i loro custodi; The footbridge, una nuova biblioteca per la prestigiosa CEPT University ad Ahmedabad.