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Home arrow ZOOM arrow 16. BIENNALE ARCHITETTURA | Non distruggere=costruire. Al centro il ruolo dell'architetto
16. BIENNALE ARCHITETTURA | Non distruggere=costruire. Al centro il ruolo dell'architetto
di Marisa Santin   

1_australia-repair_pavilion-of-australia_callocchia-1.jpegAUSTRALIA

 

Zolle di prateria raccolte e riassemblate nel cuore dei Giardini. Visitando i Padiglioni nazionali della Biennale non sempre salta agli occhi il collegamento tra il progetto esposto e il tema generale proposto di volta in volta dai curatori. Nel caso di Repair il nesso con Freespace è evidente.

 

Entrare nel Padiglione australiano è come varcare un portale spaziotemporale che conduce in un’altra dimensione. L’effetto è immersivo e straniante. Lo spazio ideato dallo studio Baracco+Wright, in collaborazione con l’artista Linda Tegg, è un giardino realizzato con più di 10.000 piante appartenenti a 60 diverse specie vegetali autoctone dei territori dello stato di Victoria, nell’estremità sud-occidentale dell’isola.

 

Delle praterie originarie, precedenti agli insediamenti europei, rimane oggi solo l’1%.

La domanda riferita all’architettura si sposta dunque dal “cosa può costruire?” al “cosa può distruggere?”. Rappresentare l’architettura attraverso il non costruito produce uno scarto di pensiero che scombina le carte. L’architetto è tenuto in primo luogo a rispettare lo spazio libero, che la generosità della natura ha dotato di elementi interconnessi quali suolo, acqua, habitat, microorganismi, vegetazione, fauna…

 

I processi storici e i complessi cambiamenti ambientali sono irreversibili, cosa può fare dunque l’architettura per ‘riparare’ uno spazio irrimediabilmente compromesso? La provocazione di Baracco+Wright sta proprio nel proporre un approccio per certi versi anti-architettonico, una riflessione non convenzionale sul ruolo della professione e sulle strade percorribili nel prossimo futuro.

 

 

«Repair», 2018

Giardini - Venezia