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Home arrow ZOOM arrow 16. BIENNALE ARCHITETTURA | Luoghi infiniti. Il padiglione Francia visto con Julien Choppin
16. BIENNALE ARCHITETTURA | Luoghi infiniti. Il padiglione Francia visto con Julien Choppin
di Andrea Falco   

encore-heureux-french-pavilion-2018-venice-architecture-biennale-3-inexhibit.jpgIntervista a Julien Choppin | FRANCIA

 

L’allestimento del padiglione Francia, che ricicla materiali usati per Studio Venezia, opera di Xavier Veilhan presentata alla Biennale Arte 2017, tende a restituire la globalità di un territorio, evidenziando tutte quelle azioni svolte dalla società civile e dalla collettività che riconducono alle possibili aperture sperimentali dell’architettura.

 

Les Grands Voisins e il Centquatre a Parigi, l’Hôtel Pasteur a Rennes, la Grande Halle a Colombelles, gli Ateliers Médicis a Clichy-sous-Bois –Montfermeil, la Friche la Belle de Mai a Marsiglia, il Tri Postal ad Avignone, il 6B a Saint-Denis, La Convention ad Auch e la Ferme du Bonheur a Nanterre: un racconto di dieci “luoghi terzi” lungo il territorio francese, su cui sono intervenute occupazioni temporanee, infrastrutture pubbliche, habitat partecipativi, spazi lavorativi o culturali, e in cui si suscita la domanda se sia necessario soltanto costruire degli edifici o creare invece dei luoghi in sé.

Ne abbiamo parlato con Julien Choppin, che assieme a Nicola Delon e Sébastien Eymard (Encore Heureux Architects) hanno curato il Padiglione francese ai Giardini.

 

Come avete interpretato il tema di Freespace ?

L’abbiamo interpretato in maniera molto letterale, come spazio libero o meglio come libertà in architettura. Consideriamo il primo passo nel processo di costruzione di un edificio: la scelta di dove costruirlo. Crediamo che lasciare agli architetti la più ampia libertà possibile nell’analizzare e individuare gli spazi sia fondamentale. Abbiamo cercato e trovato luoghi abbandonati, vecchi edifici che catalizzano una forte spinta alla sperimentazione. Pur condizionati dalle crisi del nostro tempo, si possono trovare degli spazi di libertà molto stimolanti in luoghi abbandonati, trascurati che si sono rivelati ideali per sperimentare delle architetture alternative, soprattutto da un punto di vista sociale.


Di quali crisi parliamo?julien-choppin_v2-1.jpg

Ho in mente soprattutto la crisi ecologica e l’attenzione che dobbiamo al mantenimento degli ecosistemi. I problemi sono sempre nuovi e condizionano enormemente anche le scelte più locali. C’è bisogno di spazi, di luoghi per vivere insieme, per le nostre attività quotidiane, luoghi di crescita che non siano limitati e in questo senso abbiamo intitolato la mostra Lieux infinis. Con queste premesse, è importante capire che il compito di noi architetti è costruire luoghi, non solo edifici. L’architettura è la professione più indicata per far emergere luoghi di innovazione e sperimentazione, non semplicemente degli edifici, per quanto belli possano essere.


In zone urbane e rurali.

Sì, ci sono esempi sia per un caso che per l’altro. Alcuni progetti sono nati con un forte legame con uno spazio già esistente. La sfida è rendere disponibili luoghi abbandonati per grandi progetti con il coinvolgimento della società civile. Progetti di sperimentazione e innovazione, progetti misti, partecipativi, in cui possano trovare spazio comunità di artisti o si possano ricavare spazi di lavoro comune. Progetti di questo tipo, se realizzati, possono essere anche parte di una strategia per arginare e fare da contrappeso alla speculazione immobiliare.

 

 

«Infinite Places. Building or Making Places?», 2018

Giardini - Venezia