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Home arrow ZOOM arrow 16. BIENNALE ARCHITETTURA | Bamboo e cemento. L’urbanizzazione inversa della campagna cinese
16. BIENNALE ARCHITETTURA | Bamboo e cemento. L’urbanizzazione inversa della campagna cinese
di Marisa Santin   

Intervista a Li Xiangning | CINA Repubblica popolare cinese

 

domus-biennale_cina_27.jpg.foto.rmedium.jpgNegli ultimi tre decenni l’economia cinese è cresciuta più velocemente che in qualsiasi altra nazione, determinando un rapido e spasmodico sviluppo soprattutto dei grandi centri urbani. I limiti di tale imponente urbanizzazione si stanno ora traducendo in record negativi per il Paese.

Pechino e Shanghai sono fra le metropoli più inquinate e sovrappopolate al mondo e il trend che a partire dagli anni ‘90 ha visto l’esodo di una gran parte della popolazione dalla campagna verso le città sta mostrando segni di inversione di rotta.

 

In molti stanno valutando l’idea di una vita diversa e l’alternativa sembra affermarsi in un ritorno alla campagna, culla della cultura cinese e custode dell’identità più autentica del Paese.

 

Il progetto del Padiglione cinese, Building a Future Countryside, si muove attorno a queste premesse. Secondo il curatore Li Xiangning «la rapida crescita che ha investito il Paese negli ultimi decenni ha maturato una sempre maggiore consapevolezza degli enormi problemi che accompagnano uno sviluppo urbano incontrollato. Le persone stanno pensando ad un modo alternativo di vivere, lontano da inquinamento, traffico e da tutti quei disagi che caratterizzano le grandi città».

 

La campagna sta in questo senso catalizzando anche l’attenzione di progettisti e architetti. Molti professionisti hanno trasferito i loro studi nelle zone rurali: «Non sono più degli UFO che atterrano con i loro progetti in campagna, ma vivono e lavorano a stretto contatto con le comunità locali». 

 

Docente di storia, teoria e critica alla facoltà di architettura e urbanistica all’Università Tongji di Shangai, Xiangning crede che, per quanto riguarda la Cina, lo spazio libero evocato dal manifesto della Biennale debba essere ricercato proprio nelle aree rurali. Non si tratta però di una vacua nostalgia del passato o di un idilliaco desiderio di riavvicinarsi alla natura. I contesti rurali stanno vivendo nuovi fermenti e iniziano ad attrarre insediamenti residenziali e lavorativi sulla base di concrete possibilità di miglioramento sociale ed economico: «Nella lingua cinese esiste una parola, xiangchou, che significa “ricordo della vita rurale” e richiama una sorta di nostalgia per un mondo passato. L’identità cinese è iniziata nelle campagne e la nostra cultura affonda le proprie radici nell’agricoltura. Oggi l’idea di campagna si associa a un concetto di spazio aperto a tutti, nel quale è possibile partecipare e comunicare liberamente. Questo non può non coinvolgere l’architettura, per cui la campagna diventa il luogo in cui affrontare nuove sfide, in cui investire e costruire lavorando in dialogo con le comunità locali, in contrapposizione a quanto avviene nello spazio urbano, con tutte le sue regole e costrizioni».

 

Spinti dalla promessa di possibilità illimitate, architetti, artisti e imprenditori stanno convergendo nelle aree rurali dell’intera Nazione, mentre i contesti edificabili della campagna diventano i nuovi poli di attrazione di ingenti flussi di capitali. La campagna rappresenta la nuova frontiera sperimentale del costruire, l’hotspot che attrae importanti investimenti, ma è importante non ripetere gli stessi errori del passato: «C’è il rischio che le zone rurali interessate da questo nuovo impulso vengano distrutte proprio come è successo con le città». Occorre dunque trovare un modello di sviluppo rurale corretto, sostenibile, che sia a dimensione umana ma che allo stesso tempo risulti conveniente, tanto da attrarre anche le nuove generazioni.

 

Building a Future Countryside offre al visitatore un percorso di buone pratiche attuate in anni recenti da architetti e progettisti nei contesti rurali cinesi. «Il Padiglione è un racconto dell’odierna campagna cinese che si sviluppa attraverso sei diverse chiavi di lettura. Si va dalla questione Abitativa a quella Culturale, Turistica e Produttiva. C’è poi un aspetto che riguarda le Comunità, ovvero il modo in cui gli architetti possono entrare in contatto con le persone, dialogare con i residenti e lavorare sulla base delle effettive esigenze della collettività. L’ultima sezione è dedicata al Futuro, al modo in cui le nuove tecnologie – dalle stampanti 3D ai nuovi servizi di logistica online – stanno aumentando l’attrattiva della campagna quale luogo in cui non solo abitare ma anche lavorare e costruire il proprio futuro».

 

 

«Building a Future Countryside», 2018

Magazzino e Giardino delle Vergini, Arsenale - Venezia