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Home arrow ZOOM arrow 16. BIENNALE ARCHITETTURA | Finito / Infinito. L'esperienza umana del progettare
16. BIENNALE ARCHITETTURA | Finito / Infinito. L'esperienza umana del progettare
di Michele Cerruti But   

SANTA SEDE | new entry

 

http-_cdn.cnn_.pngLontano dal frastuono della Biennale, il padiglione della Santa Sede costituisce, prima di tutto, una profonda esperienza umana. Il sagrato di San Giorgio, mistica geometria palladiana che è metafora dell’immaginario di un’altra Venezia, quella intellettuale, immersa nel silenzio e nella solitudine, separata dalla mondanità e dal rumore, è solo l’avvio del pellegrinaggio interiore che il Padiglione offre svelando ai visitatori l’inaspettato bosco dell’Isola. Il tema stesso, Vatican Chapels, è una sofisticata riflessione sul finito e l’infinito, sul perdersi e l’orientarsi, sullo spazio e sul tempo, sulla materia e sullo spirito. Un’esperienza umana, prima ancora che religiosa, e un approfondimento architettonico squisitamente classico.

 

A San Giorgio, dieci architetti di provenienza piuttosto varia (da cui il senso di “universalità” a cui la Chiesa cattolica aspira) hanno progettato dieci cappelle. Non prototipi, modelli in scala, maquettes, ma edifici reali in un raffinato e puntuale dialogo con la natura del parco, ma anche nel confronto diretto con uno dei capolavori dell’Architettura del Novecento, la cappella di Gunnar Asplund a Skogskyrkogården, a cui è dedicato un undicesimo edificio che conserva proprio i documenti, i disegni e i modelli di quella straordinaria architettura.

 

Le dieci cappelle sono dieci risposte alla domanda su Dio. Un Dio che si nasconde e che custodisce come un rifugio, come nella ctonia grotta di Souto de Moura. Un Dio che è l’altezza e la luce, come nella leggera e verticalissima torre d’oro di Godsell. Un Dio che è il mistero della luce e della natura, come nella camera obscura di Berman, in equilibrio tra la contemplazione della luce e l’esperienza del reale. Che è il sacramento, come nell’essenziale gesto di Cellini. Le dieci cappelle, sono anche dieci riflessioni sull’uomo. Un uomo che è collettività, come nell’assembleare e effimera barca di Foster. Un uomo in ricerca, che entra “dalla porta stretta”, di Fujimori. Un uomo che va sempre oltre se stesso, come nell’equilibrio irreale del cerchio mosso dal vento di Corvalán. O che si ritira su di sé, come suggerisce Radic.

 

In tutti i casi, che si scelga di abbandonarsi all’intimità della dimora di Flores e Prats o ci si lasci ammaliare dalla natura senza soluzione di continuità in cui si specchia l’architettura minima di Carla Juaçaba, visitare Vatican Chapels significa provare a farsi delle domande su Dio e sull’uomo. In fondo, si tratta di un’esperienza dello spirito.

 

 

«Vatican Chapels», 2018

Isola di San Giorgio Maggiore - Venezia