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Generazione Fiorucci. Non una mostra ma un movimento
di Mariachiara Marzari   

fiorucci-cover.jpgChi lo ha scoperto, chi lo ha vissuto, chi lo ha indossato e chi lo scopre solo ora: lo stile democratico di Elio Fiorucci ha conquistato e conquista ancora un pubblico amplissimo.

 

Epoca Fiorucci a Ca’ Pesaro, curata da Aldo Colonetti con Gabriella Belli e Elisabetta Barisoni, ne è certamente la dimostrazione. Salire al secondo piano della Galleria d’Arte Moderna – pareti coloratissime, tende di plastica che schermano la luce e isolano lo spazio, sospeso in un tempo e in un luogo indeterminato, scritte luminose, immagini giganti e video, architetture e design, il tutto compreso in un allestimento dinamico e non convenzionale curato dallo Studio Baldessari e Baldessari – è letteralmente varcare le porte di un negozio Fiorucci, entrare nel suo mondo colorato e dissacrante. I suoi famosi negozi, infatti, sparsi in tutto il mondo da Los Angeles in Rodeo Drive fino a Tokyo, Sydney, Rio e Hong Kong, rappresentavano perfettamente la “filosofia” Fiorucci: per Elio un negozio, un mercato doveva essere «una relazione tra sentimenti, pensieri, linguaggi, anime diverse». 

 

Chi tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli Ottanta non ha comprato un suo capo (che ancora conserva in armadio)? «Questo ce l’ho anch’io... e anche quello» è l’espressione più frequente del pubblico in mostra (e per chi non rientra in queste categorie, una piccola ma iconica selezione di oggetti di Fiorucci possono essere acquistati nel bookshop di Ca’ Pesaro).

 

Elio Fiorucci portò la moda alla portata di tutti, interpretando e influenzando i comportamenti e le abitudini di almeno due generazioni di giovani. Alla fine degli anni Sessanta infatti trasferì a Milano lo spirito libero e trasgressivo della Swinging London, trasformando le sue idee innovative, le sue proposte sempre all’avanguardia rispetto agli input del pronto-moda, l’apertura ad altri mondi e culture, da cui traeva ispirazione, in una vera e propria rivoluzione del costume che ha reso lo stilista milanese un fuoriclasse senza tempo.

 

La mostra dimostra come la sua creatività pirotecnica non è invecchiata anzi i capi appesi, i manifesti, gli oggetti, gli arredi dei negozi sono assolutamente contemporanei. Perché per Elio, il prodotto, l’oggetto creato, rappresentava lo strumento per parlare d’altro: «Fiorucci – sostiene Aldo Colonetti – è stato una sorta di Marcel Duchamp non solo della moda ma, si potrebbe dire, nel modo di disegnare le cose, gli spazi, le relazioni tra l’oggetto e la persona». Come lui stesso scriveva, «per cercare idee nuove e progettare, è necessario guardare gli altri, andare al di là delle apparenze, leggere tra le righe dei linguaggi, non solo della moda, ma soprattutto della vita quotidiana. Moda per me significa i diversi modi di vivere il proprio corpo, le proprie abitudini, così che ciascuno sia in grado di essere se stesso».

 

nepa-002.jpgIl suo primo negozio in Galleria Passerella a Milano, disegnato da Amalia Del Ponte, è del 1967, e nel ‘76 lo store coloratissimo sulla 59th Avenue di New York diventa un punto d’incontro di tanti giovani. Qui arrivano anche Andy Warhol, Truman Capote e una giovanissima Madonna che tiene il suo primo concerto nell’‘83 allo Studio 54 proprio per i quindici anni di attività di Fiorucci. L’anno seguente sarà Keith Haring, con i suoi graffiti, a firmare il restyling dello store milanese. La passione per l’arte e anche per l’architettura contemporanea portò Fiorucci a circondarsi di architetti come Sottsass, Mendini, Branzi, De Lucchi – grandi innovatori al pari suo –, a cui chiedeva contributi creativi per realizzare luoghi, narrazioni, eventi e soprattutto, primo “stilista” a livello internazionale, la rappresentazione e la comunicazione dei suoi capi e accessori d’abbigliamento, intesi come estensione delle persone e della loro identità.

Con orgoglio, almeno una volta – data l’età! –, posso affermare di essere parte della “Generazione Fiorucci”.

 

 

«Epoca Fiorucci»

Fino 6 gennaio 2019

Ca’ Pesaro - Venezia

www.capesaro.visitmuve.it