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Home arrow TEATRO arrow BIENNALE TEATRO 2018 | Un magnifico incidente di percorso. Leone d’oro alla coppia RezzaMastrella
BIENNALE TEATRO 2018 | Un magnifico incidente di percorso. Leone d’oro alla coppia RezzaMastrella
di Chiara Sciascia e Fabio Marzari   
001l0189_rezzamastrella.jpgFlavia Mastrella e Antonio Rezza, due nomi di spicco della scena culturale italiana, quella che non strizza l’occhio alla celebrità, ma insegue un percorso autentico e un po’ folle in questa epoca di visibilità ricercata a tutti i costi.
Antonio Rezza, performer, Flavia Mastrella, artista-autrice, sono insieme artisticamente dal 1987, hanno sempre firmato a quattro mani l’ideazione e il progetto artistico dei loro spettacoli. Nella motivazione per l’assegnazione del Leone d’oro, si legge: Antonio Rezza è «l’artista che fonde totalmente, in un solo corpo, le due distinzioni di attore e performer, distinzioni che grazie a lui perdono ogni barriera, creando una modalità dello stare in scena unica, per estro e a tratti per pura, folle e lucida genialità. Flavia Mastrella è l’artista che crea habitat e spazi scenici che sono forme d’arte che a sua volta Rezza abita e devasta con la sua strepitosa adesione; spazi che abita e al tempo stesso scardina, spazi che diventano oggetti che ispirano vicende e prendono vita grazie alla forza performativa del corpo e della voce di Rezza. Da questo connubio sono nati spettacoli assolutamente innovativi dal punto di vista del linguaggio teatrale».
Confessiamo una certa ‘prevenzione’ iniziale, temevamo, per ignoranza nostra, di avere a che fare con due sopravvissuti alla Chernobyl culturale di questo Paese, invece le loro risposte, differenti nelle modalità espressive, partecipate nella profondità e nella vastità del loro pensiero, ci hanno completamente affascinato, e trovarsi al cospetto di due straordinarie persone, in grado di suscitare con estrema semplicità riflessioni sul presente e raccontare il proprio lavoro, che è la continuazione di un sogno, è stato un vero privilegio.

 

Vorremmo partire dai fondamentali del vostro lavoro per darne una spiegazione al pubblico. Che cos’è per voi il Teatro che praticate, navigate e vivete in maniera totale e partecipata?
A.R. In realtà noi ci inseriamo più nell’ambito dell’arte contemporanea, ciò rappresenta una sorta di deriva del lavoro di Flavia Mastrella applicato alla performance; io invece con il corpo invado gli spazi che lei crea e in questo modo diamo vita a opere che sono rappresentate in teatro praticamente per sbaglio.
La nostra genesi, infatti, è avvenuta nelle gallerie d’arte contemporanea, nei musei, nelle centrali dell’arte occupata e nei centri sociali: all’inizio il teatro non ci era congeniale e noi non eravamo congeniali ad esso. È chiaro che il teatro è il luogo fisico dove tecnicamente è possibile realizzare ciò che si desidera nel minor tempo possibile e quindi per noi il teatro è divenuto una galleria d’arte moderna, lo rendiamo tale di volta in volta perché abbiamo sempre proceduto così. Si parte da uno spazio, da un habitat, e in quell’habitat si vive per più di un anno, si lavora alla performance che diventa testo, che diventa movimento: per noi il teatro è ritmo, musica, forma e colore. Noi siamo specialisti del ritmo.
Se dovessimo dare una definizione, il nostro non è sicuramente teatro di narrazione civile o sociale. Non perché non sia un teatro d’impegno, anzi, il nostro è un teatro estremamente politico, ma non fa leva sulle disgrazie del passato quando oggi lo sterminio è in pieno corso. Diciamo questo per prendere le distanze da quel genere di teatro che si rende ‘croce rossa’ di chi sta male e scende a patti con la comprensione che gli deve. Non esiste solamente l’ipotesi ‘assurda’ di un futuro migliore, ma non perché noi siamo pessimisti! È che non si può propagandare o offrire l’ipotesi di un futuro migliore a chi magari soffre dell’assenza dell’utopia, dell’assenza della metafisica. Non siamo tutti uguali, non si possono usare gli stessi strumenti per tutti. A me piacerebbe esistesse un ministero dell’Utopia, cioè delle cose che non saranno mai fatte, che potrebbero essere fatte ma che non sono mai state realizzate. Mi piacerebbe vedere Munari ministro dell’Utopia, ecco: allora sì che tornerei a votare!
Alla fine anche se ognuno può sembrare migliore dell’altro, come dice Franco Maresco – un artista che stimiamo tantissimo – «anche dietro il migliore di noi si nasconde un gran pezzo di merda». Questa frase a me dà tantissima speranza, tanta fiducia, perché siamo tutti, chi più che meno (auspicabilmente meno), potenziali malvagi.
F.M. Oltre che di spazio anch’io mi occupo di ritmo. Posso dire di essere un’esperta di ritmo nello spazio. I miei spazi sono habitat, un concetto che ho ricavato dal senso di contaminazione che porto avanti, perché io sono un’artista che non è riuscita a collocarsi nel mondo dell’arte figurativa: mi mancava il corpo, anche la performance non era soddisfacente dal punto di vista spaziale, avevo bisogno di molto più spazio! Antonio ed io siamo figli della stessa cultura. Io ero patita dei Fluxus e lavorando insieme ci siamo incontrati nello spirito del dover combattere per esprimerci. Abbiamo cercato di entrare nel teatro, però siamo passati per qualsiasi tipo di spazio, perché abbiamo capito che il teatro come luogo fisico rischia di morire perché non è del tutto aperto a tutti, non diventa mai evento totale. 

rezza-hero.pngDa trent’anni portate avanti la vostra idea di teatro. Com’è cambiato il modo di far spettacolo e come avete visto cambiare il pubblico in questi tre decenni?
A.R. È successo che sono finiti i soldi e da un punto di vista produttivo la crisi dell’economia, più che ad aguzzare l’ingegno, ha reso più semplice scegliere la via della comodità. Da quando abbiamo iniziato, abbiamo assistito alla proliferazione di un teatro per esempio narrativo, a basso costo di realizzazione, che mette al centro della vicenda una storia condivisa o condivisibile da parte di chi vede, di chi fa girare la carrozza. Si è andati sempre più verso un significato troppo presente e troppo comprensibile. Il teatro ha perso quel velo di mistero che è proprio di ogni opera d’arte; ora è tutto così leggibile che spesso mi viene da pensare se chi crea nuove opere creda che il pubblico sia deficiente. Questo riguarda anche le altre discipline, dalla letteratura al cinema – basta paragonare il cinema degli anni Settanta a quello di adesso –, alla televisione... Per questo prima parlavo di sterminio in pieno corso: ci sono degli olocausti che non sono compresi appieno per la loro carica di violenza.
Il fatto di porre sempre al centro dell’attenzione un significato unilaterale è una forma di violenza che non abbiamo mai accettato. Per noi l’ambiguità nell’arte è una base teorica fondamentale, l’ambiguità di non sapere da che parte sta l’autore, perché egli conta meno rispetto a ciò che fa. Invece possiamo proprio dire di aver assistito a una cultura sempre più ricca di autori e povera di opere. Ad esempio quello che dico può anche sembrare interessante, però sono sicuro che non vale assolutamente quello che faccio sul palco. Ciò che realizziamo nell’atto artistico è superiore a quanto pensiamo e diciamo, perché così deve essere. Questo mi piacerebbe vedere e non soltanto nel teatro, ma in tutta la cultura: l’autore inferiore alla propria opera. Tuttavia oggi sembra non sia così, anzi si realizzano sempre più spesso opere per portare ‘a spasso’ gli autori e questo purtroppo toglie dirompenza all’atto artistico.
F.M. La libertà che abbiamo trovato nel teatro non l’abbiamo trovata da nessun’altra parte: ci ha permesso di evolvere nonostante il costante confronto con le teorie teatrali del Novanta, del Duemila e anche del Duemiladiciotto. È un luogo che apre una possibilità di espressione spaziale e ideologica. Ho notato, tuttavia, che negli ultimi dieci anni una sorta di progressiva ‘chiusura’ del teatro è coincidente con una apertura degli spazi a politici e a persone che fanno televisione in un certo modo. Anche le leggi e le complesse burocrazie stanno rendendo il teatro un luogo sempre più difficile da vivere per chi è creativo. Ancora c’è dello spazio libero, però purtroppo anche alle ultime elezioni abbiamo visto le campagne elettorali svolgersi nei teatri e questo secondo me è gravissimo.

Arte, musica, letteratura, teatro, cinema, televisione... Quale il vostro rapporto con gli altri media?

F.M. Ogni media ha le sue regole, quindi attraversarli è molto interessante per noi che di regola le regole le capovolgiamo. Grazie al cinema, ad esempio, siamo maturati molto nella sintesi, nella televisione invece abbiamo imparato l’ambiguità di comunicazione, ovvero l’arte di mixare contenuti fortissimi e restituirli in forma leggera, trasformati. 
A.R. Stiamo proprio facendo in questi giorni televisione. Noi prendiamo la televisione come un’esperienza da fare, non come un punto di arrivo o di partenza; è un mezzo importante che va utilizzato senza snaturare quelle che sono le nostre caratteristiche. Ora abbiamo una trasmissione che va in onda su Rai Tre, intitolata La tegola e il caso, ispirata alla Regola e il caso di Munari, citato prima. Sono dieci puntate in cui senza nessun accordo precedente entriamo all’improvviso nelle case delle persone e montiamo dei pezzi di spettacolo: in salotto, in cucina, dove capita! Una volta abbiamo montato una performance di 7 14 21 28 – che è uno degli spettacoli che porteremo alla Biennale – addirittura dentro un bagno. Le persone vengono coinvolte e interagiscono con l’atto performativo diventando a loro volta performer. Erano diciotto anni che non facevamo un programma televisivo e ora riportiamo questa nostra diversità sullo schermo – perché ce lo dicono gli altri che siamo diversi, noi pensiamo di essere uguali a noi stessi (ride, ndr)!

rezza-mastrella-fratto-x.jpgE come reagiscono le persone a queste vostre ‘incursioni’?
F.M. Siamo rimasti colpiti dalla dolcezza degli abitanti nelle proprie case, è veramente una bellissima dimensione. Abbiamo incontrato persone che si sono unite a noi per fare qualcosa ed è un dato veramente straordinario nell’epoca della diffidenza, della paura dell’altro.
A.R. È bellissimo, perché si recupera un’umanità che spesso in questo tipo di deriva, di occupazione, di ossessione si rischia di perdere. Noi entriamo in modo educato, rispettoso, ma quello che ne esce è un quadro molto più aggressivo e violento, anche se c’è un’insospettata armonia con chi ci accoglie. In una puntata, ad esempio, io urlo due volte di seguito per 28 secondi, in tutto sono 56 secondi di urla... Chiunque provi a cambiare canale in trenta secondi vedrà un urlo, è una cosa fantastica!

Parliamo di cinema.
A.R. Siamo impegnati in due film che abbiamo iniziato a girare il primo nel 2001 e il secondo nel 2004, quindi sono stati superati perfino i mezzi tecnologici con cui avevamo iniziato le riprese e ora abbiamo davanti una post-produzione durissima. Entro un anno o poco più vorremmo però finirli, sperando di portarli poi ai vari festival, magari anche a Venezia.

Emerge, leggendovi e ascoltandovi, un vostro rapporto con il tempo molto dilatato, esattamente in controtendenza a quella che è la frenesia del rincorrere il tempo che oggi affligge il mondo intero. Voi invece sembrate capaci di piegare il tempo alle vostre esigenze e questa è una vittoria assoluta rispetto alla vita e alla quotidianità, che tutti noi viviamo in questo senso alla rovescia.
A.R. Grazie per il complimento, anche se è faticoso, perché è vero che lasciamo che l’opera la faccia il tempo, ma poi si vanno a sommare tante cose: lo spettacolo, la tournée, la trasmissione e ci si ritrova comunque impegnati sedici ore al giorno in questi lavori. Però essendo lavori distribuiti tra discipline diverse diversificano gli interessi e permettono all’opera di non essere schiava dell’autore ossessivo che non si stacca mai da essa. La padronanza del tempo dipende anche da un nostro privilegio produttivo, perché lavoriamo con il Teatro Vascello che è nostro co-produttore e ci risolve tutta una serie di questioni importanti, ma fondamentalmente siamo indipendenti e gestiamo noi i tempi della realizzazione. Nessuno potrà mai venirci a dire di fare uno spettacolo l’anno, anche perché noi risponderemmo che non ne siamo capaci, non ci è possibile farlo tecnicamente.

003-rezza-mastrella-7-14-21-28-3145.jpgRispetto al fil rouge della Biennale di quest’anno, dove si trova e soprattutto come definire la distinzione tra l’attore e il performer?

A.R. L’attore spesso è al servizio di uno stato d’animo: deve immedesimarsi in qualche cosa, è succube di un sentimento che per di più non è neanche il suo, ma quello del regista. Invece, soprattutto nel nostro caso in cui il performer è anche autore come lo è Flavia, il performer non deve servire un sentimento, non deve calarsi nei panni di qualcosa che non è, può essere diverso da sé, ma solo quando e se vuole. Sono perciò due esperienze completamente differenti già a livello tecnico. Io posso portare in scena l’opera che abbiamo realizzato senza bisogno di entrare in personaggi che non mi permetterebbero nemmeno di entrare in essi. Infatti, noi lavoriamo sull’assurdità, sul capovolgimento dei sensi, non c’è possibilità di avere uno stato d’animo quando si è impegnati in esperienze più nobili. Penso che lo scavalcamento del senso continuo sia una cosa molto più difficile rispetto all’immedesimarsi in uno stato d’animo.
F.M. Il performer è “lui”, è sé stesso, il suo carattere, il suo essere che si muove in un contesto abitativo e spaziale, invece l’attore è colui che entra nella narrazione. Più che delle rappresentazioni noi creiamo delle danze rituali che ogni volta parlano di un nostro momento di vita: è un dare senza ritegno.

Che cosa intendete esattamente quando parlate di “comunicazione involontaria”?

A.R. Non credo che chi si occupa di cose che non esistono possa avere la presunzione di comunicare volontariamente qualcosa; non c’è un insegnamento da dare, non c’è – e ci innervosiamo quando ce lo chiedono soprattutto nelle università – il cosiddetto “messaggio” alla base di ciò che facciamo. Noi lo facciamo perché siamo capaci di fare solo questo e perché ci diverte, ci fa passare la vita: ecco le semplici ragioni del nostro procedere. Di conseguenza, credo che anche il pubblico quando assiste al nostro lavoro sia contento perché in un certo senso gli appartiene, ma mai del tutto: è qualcosa di familiare ma allo stesso tempo di molto estraneo. Questa alchimia non dipende certo da una nostra scelta, suppongo sia naturale, e alla fine ci porta anche a essere critici feroci di noi stessi oltre che di quello che ci circonda. Questa capacità si acquisisce cambiando spesso via. La nostra caratteristica è quella di abbandonare la strada che funziona appena inizia a funzionare, tanto se funziona lo fa anche senza di noi!   

Non vi annoiate mai insomma...
A.R. Quando ci si occupa di tante cose diverse è difficile annoiarsi. Noi ci occupiamo di scultura, musica, letteratura, cinema… È chiaro che il teatro ci ha assorbito per gran parte del tempo, anche perché è la forma produttiva che permette alle altre di esistere. Ci siamo sempre sostenuti da un punto di vista produttivo grazie al teatro: possiamo finanziarci i film e produrre le trasmissioni che presentiamo, ci dà una grande libertà.

Cosa vedremo durante il Festival?
anelante-1-rezzamastrella-foto-f.m.jpgA.R. Quelli che porteremo alla Biennale sono i nostri ultimi tre spettacoli che parlano di numeri, di civiltà numeriche allo sbaraglio. Nel primo spettacolo, 7 14 21 28, e nel secondo, Fratto X, la deriva numerica è sempre presente. Le nostre non sono opere, sono più precisamente “dispositivi” più vicini all’esattezza della matematica che alla drammaturgia. Abbiamo sempre considerato le cose che facciamo come dei ‘congegni’ con un funzionamento esatto. In Anelante, che cronologicamente è l’ultimo spettacolo prodotto, l’intenzione era di continuare la riflessione sui numeri, però giustamente l’opera si è sottratta al controllo del desiderio per andare da tutt’altra parte. Questo è quello che ci ha sorpreso di più, anche perché in Anelante siamo per la prima volta cinque attori sul palco, mentre negli altri spettacoli siamo solo Ivan Bellavista ed io, quindi la presenza fisica di altri corpi ha portato lo spettacolo in un’altra direzione. 
7 14 21 28 è l’inizio della nostra ricerca sulla civiltà numerica che vede l’uomo non più come essere umano, ma come numero che si perde nello spazio. Chiaramente questi sono significati che noi diamo solo in seguito all’opera, perché non saremmo mai così miserabili da dare un significato prima che l’opera esista. In Fratto X, sempre non facendolo di proposito, si è arrivati alla sublimazione del concetto algebrico, dell’esattezza della formula matematica. In Anelante, come dicevo, questa direzione è stata impedita proprio dall’opera stessa che ne ha imposta un’altra e, dopo un inizio ‘scientifico’, è mutata in uno spettacolo molto più umanistico, sfuggendo del tutto al nostro controllo, perché posso assicurare che noi non abbiamo deciso alcunché.
Le installazioni che crea Flavia Mastrella danno in partenza una direzione diversa a tutto il lavoro, perché si tratta di abitare in uno spazio che non è stato concepito per essere utilizzato. È uno spazio che vivrebbe da sé, quindi proprio il fatto di non essere stato ideato per l’utilizzo crea in realtà molteplici possibilità di uso.
Le prove insieme agli attori e a Massimo Camilli, nostro collaboratore storico, segnano un percorso ideale e profondamente rituale.
Non c’è comunicazione tra noi nella fase creativa: Flavia fa ciò che vuole senza sapere cosa poi vorrò fare io, e io faccio quello che voglio con ciò che Flavia ha creato. È un’anarchia relazionale più profonda di quella politica, perché non prevede né il gusto, né l’indirizzo dell’altro. Alla fine montiamo gli spettacoli come si fa nel cinema, attraverso il montaggio delle sequenze che danno un ritmo affidabile solo se consecutive. Se nella fase precedente ognuno è estraneo al lavoro dell’altro, quando mancano quattro mesi al debutto Flavia ed io ci uniamo e iniziamo a dare vita allo spettacolo come se fosse un film. Per questo dico sempre che noi forse non abbiamo mai fatto teatro, ma abbiamo sempre fatto cinema di linguaggio.
F.M. I tre spettacoli, 7 14 21 28, Fratto X e Anelante dovevano essere la trilogia sulla trasformazione dell’uomo in numero. Sono tre lavori che ci conducono verso la perdita del significato. Non si tratta di esprimere una nostra passione per i numeri, ma di comunicare qualcosa che siamo costretti a subire, perché a un certo punto tutto si è trasformato in numero, dal codice fiscale in poi.

Non è facile portare avanti un sodalizio artistico dopo trent’anni insieme, riuscire a tenerne sempre vivo lo spirito. Forse avete davvero trovato un mezzo di “comunicazione involontaria” assolutamente funzionale a quelle che sono le vostre esigenze, ma anche a quelle del pubblico, perché il lavoro che fate trova sempre un riscontro entusiasta.
A.R. Sì, perché la composizione si muove attraverso l’energia. Gli spettacoli sono talmente trasversali che nessuno può cogliere la prima volta un solo significato, perciò il pubblico li viene a rivedere più volte. Ognuno ci vede ciò che vuole, però è l’energia a renderli così ‘commestibili’, per usare un termine improprio.
F.M. Il segreto è che non stiamo troppo vicini nella vita quotidiana; condividiamo quello che ci piace di più, ovvero l’evento eccezionale. È come incontrarsi su un pianeta fantastico, noi ci incontriamo là. La Terra è il luogo in cui ci nutriamo, perché siamo anche ladri dell’espressione umana, ci portiamo via tutto e poi riusciamo a entrare in una dimensione nostra del tutto particolare. Penso sia una questione di affinità elettiva, le nostre menti sono in comunicazione chissà grazie a quale misterioso meccanismo.

3rezzamastrella.jpgCome avete accolto il Leone d’Oro?

FM. Io l’ho accolto con gioia massima, perché fin da bambina sono stata un’appassionata frequentatrice della Biennale di Venezia. Venivo a vedere anche gli spettacoli del teatro, del cinema, quindi forse tutto quello che ho assimilato alla fine mi ha portato fin qui. È un grande onore per me.
A.R. È un magnifico incidente di percorso, quindi ringraziamo Antonio Latella e la Biennale. Ci ha fatto piacere ed è stata una gran sorpresa che ci ha molto emozionato, perché è un premio importante non solo per noi, ma per tutti quelli che sospettano sia possibile fare ciò che si desidera anche senza scendere a compromessi. Non credo però che questo Leone d’Oro modificherà il nostro percorso, rimarremo gli integralisti che siamo. Per questo ci ha fatto molto piacere, anzi ci ha proprio riempito di gioia, se posso svelare un lato umano, perché sappiamo che è un riconoscimento che ci lascerà integri.

Flavia, da artista, scultrice ed esperta di spazi, che cosa rappresenta per lei lo spazio di Venezia?

F.M. È uno spazio “madre”, è commovente, struggente. Se ci penso mi emoziono.

 

RezzaMastrella al 46. Festival Internazionale di Teatro de La Biennale di Venezia

Consegna del Leone d'Oro

20 luglio h. 12, Ca' Giustian, Sala delle Colonne

 

SPETTACOLI

7, 14, 21, 28

20 luglio h. 21 30, Teatro Piccolo Arsenale

Fratto X

21 luglio h. 22, Teatro Piccolo Arsenale

Anelante

22 luglio h. 21, Teatro alle Tese, Arsenale

 

www.labiennale.org 

 

:agenda teatro

    22|12|2018
  • A CHRISTMAS CAROL
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Teatro per le feste"
    Ispirato al racconto di Charles Dickens Direzione musicale di Gabriele di Guglielmo Regia e coreografie di Fabrizio Angelini con musiche originali...

  • 23|12|2018
  • A CHRISTMAS CAROL
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Teatro per le feste"
    Ispirato al racconto di Charles Dickens Direzione musicale di Gabriele di Guglielmo Regia e coreografie di Fabrizio Angelini con musiche originali...

  • 26|12|2018
  • LO SCHIACCIANOCI
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Teatro per le feste"
    Coreografia di Marius Petipa Musiche di P.I. Tchaikovsky con Balletto di San Pietroburgo

  • 31|12|2018
  • LA VEDOVA ALLEGRA
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Teatro per le feste"
    Musiche di Franz Lehar Librettista Victor Leòn, Leo Stein Regia di Flavio Trevisan con Compagnia Italiana di Operette

  • 06|01|2019
  • IL MAGICO ZECCHINO D'ORO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Teatro per le feste"
    Regia di Raffaele Latagliata Testo di Pino Costalunga, Raffaele Latagliata Musiche originali Zecchino d'Oro Riarrangiate da Patrizio Maria...

  • 16|01|2019
  • NON MI HAI PIÙ DETTO TI AMO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    Scritto e diretto da Gabriele Pignotta con Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia

  • 17|01|2019
  • LA BISBETICA DOMATA
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di William Shakespeare Adattamento e traduzione di Angela Demattè Regia di Andrea Chiodi con Angelo Di Genio, Ugo Fiore, Tindaro Granata,...

  • NON MI HAI PIÙ DETTO TI AMO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    Scritto e diretto da Gabriele Pignotta con Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia

  • 18|01|2019
  • LA BISBETICA DOMATA
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di William Shakespeare Adattamento e traduzione di Angela Demattè Regia di Andrea Chiodi con Angelo Di Genio, Ugo Fiore, Tindaro Granata,...

  • NON MI HAI PIÙ DETTO TI AMO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    Scritto e diretto da Gabriele Pignotta con Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia

  • 19|01|2019
  • LA BISBETICA DOMATA
    Teatro Goldoni h. 19
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di William Shakespeare Adattamento e traduzione di Angela Demattè Regia di Andrea Chiodi con Angelo Di Genio, Ugo Fiore, Tindaro Granata,...

  • NON MI HAI PIÙ DETTO TI AMO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    Scritto e diretto da Gabriele Pignotta con Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia

  • 20|01|2019
  • LA BISBETICA DOMATA
    Teatro Goldoni h. 16
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di William Shakespeare Adattamento e traduzione di Angela Demattè Regia di Andrea Chiodi con Angelo Di Genio, Ugo Fiore, Tindaro Granata,...

  • NON MI HAI PIÙ DETTO TI AMO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    Scritto e diretto da Gabriele Pignotta con Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia

  • 23|01|2019
  • IL PENITENTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di David Mamet Traduzione e regia di Luca Barbareschi con Lunetta Savino e Luca Barbareschi

  • 24|01|2019
  • IL PENITENTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di David Mamet Traduzione e regia di Luca Barbareschi con Lunetta Savino e Luca Barbareschi

  • 31|01|2019
  • TEMPO DI CHET. LA VERSIONE DI CHET BAKER
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Leo Muscato e Laura Perini Regia di Leo Muscato Musiche originali di Paolo Fresu con Paolo Fresu (tromba), Dino Rubino (piano), Marco Bardoscia...

  • 01|02|2019
  • TEMPO DI CHET. LA VERSIONE DI CHET BAKER
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Leo Muscato e Laura Perini Regia di Leo Muscato Musiche originali di Paolo Fresu con Paolo Fresu (tromba), Dino Rubino (piano), Marco Bardoscia...

  • 02|02|2019
  • TEMPO DI CHET. LA VERSIONE DI CHET BAKER
    Teatro Goldoni h. 19
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Leo Muscato e Laura Perini Regia di Leo Muscato Musiche originali di Paolo Fresu con Paolo Fresu (tromba), Dino Rubino (piano), Marco...

  • #HASHTAG 2.0
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Danza"
    Direzione artistica e coreografia di Riyad Fghani Produzione di Association Qui fait ça? con Pockemon Crew

  • 03|02|2019
  • TEMPO DI CHET. LA VERSIONE DI CHET BAKER
    Teatro Goldoni h. 16
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Leo Muscato e Laura Perini Regia di Leo Muscato Musiche originali di Paolo Fresu con Paolo Fresu (tromba), Dino Rubino (piano), Marco Bardoscia...

  • 06|02|2019
  • DON CHISCIOTTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    adattamento di Francesco Niccolini dal romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra Regia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer con...

  • 07|02|2019
  • PICCOLI CRIMINI CONIUGALI
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Éric-Emmanuel Schmitt Adattamento e regia di Michele Placido con Michele Placido e Anna Bonaiuto

  • DON CHISCIOTTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    adattamento di Francesco Niccolini dal romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra Regia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer con...

  • 08|02|2019
  • PICCOLI CRIMINI CONIUGALI
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Éric-Emmanuel Schmitt Adattamento e regia di Michele Placido con Michele Placido e Anna Bonaiuto

  • DON CHISCIOTTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    adattamento di Francesco Niccolini dal romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra Regia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer con...

  • 09|02|2019
  • PICCOLI CRIMINI CONIUGALI
    Teatro Goldoni h. 19
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Éric-Emmanuel Schmitt Adattamento e regia di Michele Placido con Michele Placido e Anna Bonaiuto

  • DON CHISCIOTTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    adattamento di Francesco Niccolini dal romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra Regia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer con...

  • 10|02|2019
  • PICCOLI CRIMINI CONIUGALI
    Teatro Goldoni h. 16
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Éric-Emmanuel Schmitt Adattamento e regia di Michele Placido con Michele Placido e Anna Bonaiuto

  • DON CHISCIOTTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    adattamento di Francesco Niccolini dal romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra Regia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer con...

  • 15|02|2019
  • LE SIGNORINE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Gianni Clementi Regia di Pierpaolo Sepe con Isa Danieli e Giuliana De Sio

  • 16|02|2019
  • LE SIGNORINE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Gianni Clementi Regia di Pierpaolo Sepe con Isa Danieli e Giuliana De Sio

  • 17|02|2019
  • LE SIGNORINE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Gianni Clementi Regia di Pierpaolo Sepe con Isa Danieli e Giuliana De Sio

  • 19|02|2019
  • LA NOTTE POCO PRIMA DELLE FORESTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21 (fuori abbonamento)
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Bernard-Marie Koltès Adattamento di Pierfrancesco Favino Regia Lorenzo Gioielli con Pierfrancesco Favino

  • 20|02|2019
  • LA NOTTE POCO PRIMA DELLE FORESTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Bernard-Marie Koltès Adattamento di Pierfrancesco Favino Regia Lorenzo Gioielli con Pierfrancesco Favino

  • 21|02|2019
  • SENTO LA TERRA GIRARE
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Teresa Mannino e Giovanna Donini Diretto e interpretato da Teresa Mannino

  • LA NOTTE POCO PRIMA DELLE FORESTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Bernard-Marie Koltès Adattamento di Pierfrancesco Favino Regia Lorenzo Gioielli con Pierfrancesco Favino

  • 22|02|2019
  • SENTO LA TERRA GIRARE
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Teresa Mannino e Giovanna Donini Diretto e interpretato da Teresa Mannino

  • LA NOTTE POCO PRIMA DELLE FORESTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Bernard-Marie Koltès Adattamento di Pierfrancesco Favino Regia Lorenzo Gioielli con Pierfrancesco Favino

  • 23|02|2019
  • SENTO LA TERRA GIRARE
    Teatro Goldoni h. 19
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Teresa Mannino e Giovanna Donini Diretto e interpretato da Teresa Mannino

  • LA NOTTE POCO PRIMA DELLE FORESTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Bernard-Marie Koltès Adattamento di Pierfrancesco Favino Regia Lorenzo Gioielli con Pierfrancesco Favino

  • 24|02|2019
  • SENTO LA TERRA GIRARE
    Teatro Goldoni h. 16
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Teresa Mannino e Giovanna Donini Diretto e interpretato da Teresa Mannino

  • LA NOTTE POCO PRIMA DELLE FORESTE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Bernard-Marie Koltès Adattamento di Pierfrancesco Favino Regia Lorenzo Gioielli con Pierfrancesco Favino

  • 27|02|2019
  • CHURCHILL
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Carlo G. Gabardini Regia di Paola Rota con Giuseppe Battiston e Maria Roveran

  • 28|02|2019
  • CHURCHILL
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Carlo G. Gabardini Regia di Paola Rota con Giuseppe Battiston e Maria Roveran

  • 02|03|2019
  • SMASHED
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Danza"
    Direzione artistica di Sean Gandini, Kati Yla-Hokkala con Gandini Juggling

  • 06|03|2019
  • NEL TEMPO DEGLI DEI. IL CALZOLAIO DI ULISSE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Marco Paolini e Francesco Niccolini Regia Gabriele Vacis con Marco Paolini

  • 07|03|2019
  • NEL TEMPO DEGLI DEI. IL CALZOLAIO DI ULISSE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Marco Paolini e Francesco Niccolini Regia Gabriele Vacis con Marco Paolini

  • 08|03|2019
  • NEL TEMPO DEGLI DEI. IL CALZOLAIO DI ULISSE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Marco Paolini e Francesco Niccolini Regia Gabriele Vacis con Marco Paolini

  • 09|03|2019
  • NEL TEMPO DEGLI DEI. IL CALZOLAIO DI ULISSE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Marco Paolini e Francesco Niccolini Regia Gabriele Vacis con Marco Paolini

  • 10|03|2019
  • NEL TEMPO DEGLI DEI. IL CALZOLAIO DI ULISSE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Marco Paolini e Francesco Niccolini Regia Gabriele Vacis con Marco Paolini

  • 13|03|2019
  • DR. NEST
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    un’opera di F. Baumgarten, A. Kistel, B. Leese, B. Reber, H. Schüler, M. Suethoff e M. Vogel Regia di Hajo Schüler Produzione di...

  • 14|03|2019
  • ROMEO E GIULIETTA. L'AMORE È SALTIMBANCO
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    Soggetto originale e regia di Marco Zoppello con Anna De Franceschi, Michele Mori e Marco Zoppello

  • DR. NEST
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    un’opera di F. Baumgarten, A. Kistel, B. Leese, B. Reber, H. Schüler, M. Suethoff e M. Vogel Regia di Hajo Schüler Produzione di...

  • 15|03|2019
  • ROMEO E GIULIETTA. L'AMORE È SALTIMBANCO
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    Soggetto originale e regia di Marco Zoppello con Anna De Franceschi, Michele Mori e Marco Zoppello

  • 16|03|2019
  • ROMEO E GIULIETTA. L'AMORE È SALTIMBANCO
    Teatro Goldoni h. 19
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    Soggetto originale e regia di Marco Zoppello con Anna De Franceschi, Michele Mori e Marco Zoppello

  • 17|03|2019
  • ROMEO E GIULIETTA. L'AMORE È SALTIMBANCO
    Teatro Goldoni h. 16
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    Soggetto originale e regia di Marco Zoppello con Anna De Franceschi, Michele Mori e Marco Zoppello

  • 21|03|2019
  • NIGHT BAR. IL CALAPRANZI, TESS, L'ULTIMO AD ANDARSENE, NIGHT
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Harold Pinter Traduzione di Alessandra Serra Regia di Valerio Binasco con Nicola Pannelli, Sergio Romano, Arianna Scommegna

  • 22|03|2019
  • NIGHT BAR. IL CALAPRANZI, TESS, L'ULTIMO AD ANDARSENE, NIGHT
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Harold Pinter Traduzione di Alessandra Serra Regia di Valerio Binasco con Nicola Pannelli, Sergio Romano, Arianna Scommegna

  • SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di William Shakespeare Regia di Massimo Bruno con Stefano Fresi, Violante Placido e Paolo Ruffini

  • 23|03|2019
  • NIGHT BAR. IL CALAPRANZI, TESS, L'ULTIMO AD ANDARSENE, NIGHT
    Teatro Goldoni h. 19
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Harold Pinter Traduzione di Alessandra Serra Regia di Valerio Binasco con Nicola Pannelli, Sergio Romano, Arianna Scommegna

  • SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di William Shakespeare Regia di Massimo Bruno con Stefano Fresi, Violante Placido e Paolo Ruffini

  • 24|03|2019
  • NIGHT BAR. IL CALAPRANZI, TESS, L'ULTIMO AD ANDARSENE, NIGHT
    Teatro Goldoni h. 16
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Harold Pinter Traduzione di Alessandra Serra Regia di Valerio Binasco con Nicola Pannelli, Sergio Romano, Arianna Scommegna

  • SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di William Shakespeare Regia di Massimo Bruno con Stefano Fresi, Violante Placido e Paolo Ruffini

  • 04|04|2019
  • L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Oscar Wilde Regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia Produzione di Teatro dell'Elfo

  • 05|04|2019
  • L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Oscar Wilde Regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia Produzione di Teatro dell'Elfo

  • 06|04|2019
  • L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Oscar Wilde Regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia Produzione di Teatro dell'Elfo

  • 07|04|2019
  • L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    di Oscar Wilde Regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia Produzione di Teatro dell'Elfo

  • 11|04|2019
  • LA CASA NOVA
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Carlo Goldoni Regia di Giuseppe Emiliani con la Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto

  • 12|04|2019
  • LA CASA NOVA
    Teatro Goldoni h. 20.30
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Carlo Goldoni Regia di Giuseppe Emiliani con la Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto

  • SI NOTA ALL'IMBRUNIRE (SOLITUDINE DA PAESE SPOPOLATO)
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    Testo e regia di Lucia Calamaro con Silvio Orlando

  • 13|04|2019
  • LA CASA NOVA
    Teatro Goldoni h. 19
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Carlo Goldoni Regia di Giuseppe Emiliani con la Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto

  • SI NOTA ALL'IMBRUNIRE (SOLITUDINE DA PAESE SPOPOLATO)
    Teatro Toniolo - Mestre h. 19.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    Testo e regia di Lucia Calamaro con Silvio Orlando

  • 14|04|2019
  • LA CASA NOVA
    Teatro Goldoni h. 16
    "Stagione di Prosa 2018/19"
    di Carlo Goldoni Regia di Giuseppe Emiliani con la Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto

  • SI NOTA ALL'IMBRUNIRE (SOLITUDINE DA PAESE SPOPOLATO)
    Teatro Toniolo - Mestre h. 16.30
    "Io Sono Teatro 2018/19"
    Testo e regia di Lucia Calamaro con Silvio Orlando

  • 16|04|2019
  • CARMEN.MAQUIA
    Teatro Toniolo - Mestre h. 21
    "Io Sono Danza"
    Direzione artistica e coreografia di Gustavo Ramírez Sansano con Titoyaya Dansa