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Brividi immortali. Lo storico Lion's Bar del Lido
di Franca Lugato   

lions_bar.jpgLuogo di appuntamenti, di freschi aperitivi e di snack veloci consumati tra una proiezione e l’altra nei dieci giorni in cui il Lido di Venezia si trasforma nel luogo più glamour del mondo, il Lion’s Bar è conosciuto da tutti gli assidui frequentatori del Festival del Cinema grazie alla sua posizione eletta e strategica e al suo stile un po’ rétro. Ma questo Bar, aperto solamente durante il brevissimo periodo della Mostra, ha una storia singolare che si intreccia con quella storia passata del “Lido di ieri”, del grande sviluppo turistico e residenziale degli inizi del Novecento, delle splendide e bizzarre ville Liberty, dei grandi alberghi in stile eclettico che trasformarono l’Isola d’Oro, come veniva chiamata allora, nella località balneare più elegante e mondana d’Europa.

 

Dunque, all’inizio del secolo scorso anche la pittura e l’arte contemporanea cominciano a interessarsi al Lido inizialmente con i giovanissimi Amedeo Modigliani e Umberto Boccioni, soltanto di passaggio, e nel 1914 con un evento che rimase emblematico nella storia dell’arte del Novecento: la mostra dei “Rifiutati”, un’avanguardia di artisti che erano stati respinti dalla paludata e ingessata Biennale Internazionale d’Arte. Il pittore Gino Rossi e l’amico scultore Arturo Martini, di ritorno dai viaggi in terra francese, stregati dal mondo gauguiniano e dalle sperimentazioni del Nabis, diventano il fulcro dei giovani “capesarini”, un gruppo di inquieti sperimentatori, guidati dal geniale mentore Nino Barbantini, che esponevano a Palazzo Pesaro a San Stae. I ribelli ma estremamente moderni “rifiutati”, con Rossi e Martini anche Guido Cadorin, Nino Springolo, Teodoro Wolf Ferrari, Vittorio Zecchin, Napoleone Martinuzzi e altri, esporranno le loro opere nelle sale dell’Hotel Excelsior del Lido nel giugno del 1914 con una spregiudicata provocazione nei confronti dell’ufficialità istituzionale veneziana. Il conflitto mondiale e la stanca ripresa delle edizioni della Bevilacqua La Masa rallentarono quell’ondata di modernità e si arrivò verso la metà degli anni Venti alla decisione di dare nuovo slancio alle esposizioni cittadine costruendo un moderno spazio per l’arte contemporanea. Fu scelta l’Isola d’Oro frequentata dal bel mondo cittadino e internazionale e cornice ideale per il rilancio dell’arte in città. Nel parco dell’Hotel Excelsior, tra marzo e luglio del 1925 sorse ad opera dell’ingegner Giovanni Sicher il Padiglione delle Esposizioni, inglobando un precedente edificio (chiamato Procuratie per la presenza dei portici) costruito contemporaneamente all’Hotel nel 1908 da Giovanni Sardi. Il risultato fu un’architettura eclettica, baroccheggiante, con un imponente ingresso sopraelevato da una gradinata all’angolo tra il Lungomare e via Candia. L’attuale Lion’s Bar era il vestibolo circolare, l’ingresso con biglietteria, sovrastato da una cupola e ricoperto da splendidi tessuti Fortuny. Seguiva un secondo vestibolo da dove si poteva accedere all’infilata di spazi espositivi oppure scendendo due scale ellittiche raggiungere il salone sottostante. La luce che filtrava dai lucernari rendeva apprezzabili le opere attraverso l’illuminazione naturale. L’inaugurazione venne fatta con la XVI Collettiva degli artisti di Ca’ Pesaro aperta al pubblico il 28 luglio con opere di Boccioni, Rossi, Moggioli, Semeghini, Casorati, Cadorin, Valeri, Marussig e un allestimento estremamente curato e raffinato. Le esposizioni d’arte che fino al 1934 diedero grande lustro al litorale veneziano erano oramai state sostituite delle nuove Esposizioni Internazionali d’Arte Cinematografica, sulla terrazza dell’Excelsior sfilavano i grandi divi del momento da Greta Garbo a Clark Cable, da Joan Crawford a Vittorio de Sica.

 

 

Lion’s Bar (1925)

Lido di Venezia, Lungomare Marconi 31

Aperto solo durante il Festival del Cinema