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Home arrow CINEMA arrow Venezia75 | Intervista a Alessandro Borghi, Stefano Cucchi in "Sulla mia pelle"
Venezia75 | Intervista a Alessandro Borghi, Stefano Cucchi in "Sulla mia pelle"
di Marisa Santin   

sulla-mia-pelle-alessandro-borghi-2.jpgDopo essere stato il maestro di cerimonie della scorsa edizione, Alessandro Borghi calca per la seconda volta consecutiva da protagonista il primo tappeto rosso del Festival. Per il film di apertura di Orizzonti, il suo talento è al servizio di un film importante, che parla di una vicenda che conosciamo bene, ma, probabilmente, non ancora sufficientemente bene.

Come ha reagito inizialmente alla proposta di interpretare Stefano Cucchi? Ha avuto dubbi?

Ho chiesto del tempo per riflettere. Ero spaventato, sapevo che si stava per toccare una vicenda molto complessa per il nostro paese. Ho letto la sceneggiatura e ad un certo punto ho pensato che non avrei voluto vedere quel film raccontato da nessun’altro. Lo sentivo, sentivo che insieme a Olivia Musini, a Jasmine e ad Alessio Cremonini avremmo potuto usare il cinema per raccontare qualcosa a cui tenevamo tanto. Come piace a noi. E lo abbiamo fatto.

 

Trasformazione. È una caratteristica di ogni suo ruolo, tanto più in questo caso. Cosa ha significato entrare nella pelle di un corpo martoriato, picchiato, lasciato morire?

Ti costringe a non mollare mai il personaggio. La sera non si esce, non si fanno aperitivi, compleanni, cene. Sei costretto ad avere a che fare con te stesso in maniera intima e profonda. È bello, è necessario, e diventa indispensabile perché ti senti, ogni giorno di più, immerso in quello che stai cercando di raccontare. Io ho provato solo un grande senso di responsabilità, non ci si può neanche avvicinare a quello che hanno provato Stefano e la sua famiglia.

 

Come hanno reagito e cosa le hanno detto dopo aver visto il film?

Ilaria mi ha chiamato dopo la visione e mi ha detto «non so come tu abbia fatto, ma sei uguale a mio fratello». Ed io ho ricominciato a respirare.

 

Il film esce contemporaneamente in sala e su Netflix. Il suo volto farà conoscere la storia di Stefano anche fuori dall’Italia. Che sentimenti le provoca questo?

 Mi fa sentire felice e fiero. Sarà un esperimento importante per il nostro paese. Ognuno di noi dovrà dimostrare qualcosa, il pubblico, gli esercenti, e noi che lo abbiamo realizzato.

 

Un consiglio a Michele Riondino da ‘padrino’ a ‘ padrino’...

Michele è un amico e un grande attore. Ci siamo sentiti e l’unico consiglio che ho voluto dargli è stato di godersi tanto questa esperienza che è stata per me una delle più emozionanti della mia vita.