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Venezia75 | I fratelli Coen tornano nel West con "The Ballad of Buster Scruggs"
di Davide Carbone   
Sthe_ballad_of_buster_scruggs.jpgolleticati da Netflix, secondo gli addetti ai lavori capace in questo momento di garantire libertà espressive impareggiabili, Ethan e Joel Coen con The Ballad of Buster Scruggs portano il proprio cinema tra strade polverose e interminati spazi, violenza mai scontata e incastri narrativi dalla meccanica perfetta. Ed è proprio qui che il loro cinema genuinamente e orgogliosamente americano, alla fine dei conti, è sempre stato. Un cinema di genere che i generi li attraversa, padroneggiandoli senza cadere nella tentazione di guardarsi troppo allo specchio e coinvolgendo nei propri progetti attori capaci di mettersi alla prova senza paura alcuna. Non è la prima volta nel West per i due fratelli del Minnesota, che nel 2010 con Il Grinta raccolsero candidature varie agli Oscar grazie ad una regia impeccabile e ad un Jeff Bridges feticcio fraterno nel ruolo che valse la dorata statuetta a John Wayne nel 1970. Produttori e sceneggiatori, in quest’ultima veste hanno affiancato l’amico George Clooney nei panni di regista l’anno scorso a Venezia per un Suburbicon che trasudava Coen da tutti i pori, si sono guadagnati negli anni il soprannome di “regista a due teste”, con gli attori che sul set spesso interagiscono indifferentemente con l’uno o con l’altro per indicazioni sulla realizzazione delle scene. Irriverenti e sofisticati, crudi e ironici, intricati e inconfondibili, Ethan e Joel continuano a scrivere la storia del cinema portando le storie al cinema, maneggiando i generi e camminandoci dentro, impreziosendoli con una fortissima traccia autoriale.