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Basel after Art Basel. Bacon e Giacometti alla Fondazione Beyeler
di Giovanna Tissi   
mercoledì 01 agosto 2018

bacon_giacometti.jpgChiuso il sipario su Art Basel 2018. L’edizione attesta la manifestazione svizzera come la più prestigiosa esposizione di arte moderna e contemporanea al mondo e la fiera più rilevante in termini di vendite a tutti i livelli del mercato, primato evidente anche in termini di numeri: 290 espositori, di cui 227 importanti e autorevoli gallerie, provenienti da 35 Paesi hanno presentato stand straordinari con più di 4000 artisti rinomati o emergenti, attraendo i rappresentanti di 400 musei ed istituzioni, collezionisti privati, nuovi e fidelizzati, di un centinaio di nazioni, con un’affluenza totale di 95.000 persone provenienti da Europa, Nord e Sud America, Asia, Africa e Medio Oriente, giunte a Basilea quando qui si riunisce il jet set mondiale dell’arte.

 

Senza voler interpellare i leader del mercato, come Gagosian, Hauser & Wirth, Lisson, o White Cube, per citarne solo alcuni, la presenza di stand di qualità eccezionale è una realtà consolidata e pronostico per le future edizioni di Art Basel, data la soddisfazione per le vendite diffusa trasversalmente alle gallerie raggiunte: dalle più celebri e autorevoli nel Moderno, come la Galleria dello Scudo, alle promotrici del contemporaneo, come le europee Magazzino e Cristina Guerra, la sudafricana Goodman, e le brasiliane A Gentil Carioca e Bergamin & Gomide, fino alle 18 giovani esordienti della sezione Statement, di cui Madragoa, fondata da giovani connazionali a Lisbona, presente per la prima volta con la monografica dell’artista messicano Rodrigo Hernández.

 

La città di Basilea propone inoltre installazioni site-specific ed esposizioni promosse e accolte da musei e istituzioni locali. Fra queste, Bacon e Giacometti, ospitata e prodotta dalla Fondazione Beyeler in collaborazione con la Fondazione Giacometti, offre – fino al 2 settembre – un’esperienza ravvicinata con l’arte e la vita dei due maestri, le cui opere sono state modelli per molti artisti e sono ancor oggi icone per le generazioni attuali.

La mostra presenta in “prima assoluta” il dialogo fra questi due mostri sacri dell’arte contemporanea, raccontato attraverso un ricco percorso tematico che procede per parallelismi e giustapposizioni – nel susseguirsi di cento capolavori provenienti da importanti musei e esemplari rari di collezioni private – e ha il suo climax nella ricostruzione multimediale, con foto d’epoca, dei reciproci atelier, aprendo ai visitatori, oltre alla straordinaria messa in scena di opere fortemente iconiche negli straordinari spazi della fondazione, anche la scena privata e privilegiata della creatività esistenziale e ossessiva che accomuna lo scultore svizzero e il pittore inglese.

 

image_1325_large_fr.jpgIl confronto fra i due artisti, che potrebbe sembrare audace per gli esiti formali apparentemente distanti, rivela in realtà molti punti di contatto, prendendo il via a livello biografico, negli anni ’60, grazie ad una comune amica, modella e protagonista di straordinari capolavori – come il Ritratto di Isabel Rawsthorne Standing in a Street in Soho, di Bacon e la Femme au Chariot di Giacometti – dove emergono analogie nella comune rappresentazione della figura nello spazio e ci raccontano quanto la vita sia stata fonte d’ispirazione per entrambi.

Sia l’uno che l’altro lavorarono sul motivo del corpo frammentato e deformato e si dedicarono ossessivamente al ritratto e alla rappresentazione dell’individualità umana che tale genere implicava. Ciascuno dei due si proclamava “realista”. E sebbene facessero sempre riferimento alla figura umana, ne portarono all’estremo l’astrazione, ognuno a suo modo.

 

 

«Bacon – Giacometti»

Fino 2 settembre Fondazione Beyeler, Riehen/Basel-Svizzera

www.fondationbeyeler.ch