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Venezia75 | Intervista a David Oelhoffen, regista di "Frères Ennemis"
di Delphine Trouillard   
david_oelhoffen.jpgTerzo lungometraggio di David Oelhoffen, Frères Ennemis è anche la sua terza partecipazione a un festival di rilevanza internazionale. Al di là di quei dieci giorni in cui i riflettori saranno puntati sul suo film, ciò che importa a Oelhoffen è l’opportunità data ai suoi discorsi umanisti, spesso non udibili sul breve termine, di resistere al tempo. I suoi film adottano volontariamente uno stile popolare, attingendo a generi atemporali come ad esempio il western, così da rendere i temi affrontati – l’educazione, il rispetto dei valori e il dialogo sociale – comprensibili da tutti, dallo spettatore di oggi e da quello di domani.
 
 

In Your Wake (2007), Far from Men (2014) e oggi Frères Ennemis sono tutti stati selezionati in un festival. Come si sente e cosa si aspetta dal crocevia veneziano?

Tutti i miei film sono stati difficili da produrre. Mostrarli in condizioni eccezionali come quelle del Lido è una gratificazione per me e per tutti coloro che ci hanno creduto: produttori, attori, tecnici. Percepisco la selezione per Mostra di Venezia come un incoraggiamento a continuare. Sentirsi dire – logiche di mercato a parte – che il proprio lavoro merita di essere visto è molto stimolante. Mi sento quindi molto fortunato, felice e grato. Sul breve termine mi aspetto da questa Mostra un primo confronto del mio film con il pubblico. È il momento a partire dal quale le cose mi sfuggono; mi auguro poi che un simile lancio possa facilitare il resto del cammino. Senza la visibilità che mi è stata concessa dopo la selezione del mio cortometraggio Sous le bleu nel 2004 non sarei forse riuscito a realizzare il mio primo lungometraggio.

 

Frères Ennemis descrive i percorsi divergenti di due personaggi. In Your Wake e Far from Men trattano anche loro di destini di uomini in contrasto tra loro, nel primo caso tra padre e figlio, nel secondo tra un professore pied-noir e un contadino algerino. È un tema che le sta particolarmente a cuore?

Quello che mi sta a cuore è la ricerca d’identità dei personaggi. Questo tipo di ricerca crea una tensione tra desiderio di libertà individuale e senso di appartenenza a un gruppo, inteso come classe sociale (Sous le bleu), famiglia (In Your Wake), o comunità (Far from Men). È vero che anche Frères Ennemis riprende questa tematica, ma me ne sono accorto solo dopo: deve essere un’ossessione profonda, perché non lo faccio consciamente all’inizio...

 

Come ha scelto gli attori? È la seconda volta che lavora con Reda Kateb: aveva il desiderio di lavorare nuovamente con lui dopo Far from Men?

Ho scritto il personaggio di Driss pensando a Reda Kateb, nutrendomi delle nostre conversazioni. Un attore, qualunque sia, deve conciliare la sua apparenza fisica e l’etichetta che gli è stata assegnata a ciò che è realmente. Non si può andare sempre e comunque contro un’etichetta, ma d’altra parte a lungo andare ci si imprigiona velocemente in una categoria se non si prova mai ad uscirne. Un attore uscito dalle banlieue ha bisogno di interpretare ruoli che gli vengono proposti naturalmente – ovvero personaggi legati alle banlieue e alle loro problematiche – prima di recitare il ruolo di un medico, ad esempio. Reda Kateb ha fatto questo percorso con grande eleganza. Lo stesso cammino viene intrapreso da Driss, non senza conseguenze tragiche. Nella mia mente solo Reda Kateb poteva interpretare questo personaggio, perché sono intimamente legati.

Per quanto riguarda Matthias Schoenaerts, sognavo di lavorare con lui da quando ho visto Bullhead. Riesce a combinare forza e ipersensibilità, potenza fisica e intensità nel suo modo di recitare. Ho avuto la fortuna che lui avesse voglia di entrare nel personaggio di Manuel, con Reda come partner. Anche Matthias ha influenzato molto la scrittura, lo stile del film.

Mi piace lasciare spazio agli attori, soprattutto quando si appropriano dei personaggi per dare loro più spessore e allontanarsi dai clichés.

 

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