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Venezia75 | Intervista a Giona A. Nazzaro, al suo terzo mandato come Delegato Generale della SIC
di Davide Carbone   

giona_nazzaro.jpgLiberarsi dei punti di riferimento adottati fino ad oggi per lanciarsi alla scoperta di nuovi territori, espressivi e geografici. Giona A. Nazzaro affronta il terzo anno da Delegato Generale della SIC forte di un biennio ricco di scoperte destinate in un futuro molto prossimo a trasformarsi in solide conferme.

 

 

Alberto Barbera ha parlato di un cinema sempre più difficile da costringere in recinti settoriali, ma ancora più affascinante da scoprire. Cos’è il cinema di oggi e quali nuove tendenze la SIC ha intercettato?

L’unico cinema che si può definire credo sia quello del passato, già noto e collocato entro confini temporali precisi. La Settimana Internazionale della Critica ha il piacere istituzionale di scoprire il nuovo, per farlo al meglio penso sia utile bruciare le carte di navigazione precedentemente utilizzate e iniziare ad esplorare nuovi territori dell’immaginario.

‘Tendenza’ è una parola che non amo molto, troppo legata ad un’urgenza del momento, con uno sgradevole plusvalore pubblicitario. L’elemento comune che mi sento di poter isolare in ogni film presentato quest’anno è di sicuro la libertà: sarebbe questa la tendenza comune.

 

L’edizione 2018 anticipa di voler «allargare ancora di più l’orizzonte dello sguardo possibile». Cosa vedremo in Concorso?

Film d’apertura è Tumbbad, fantasy indiano che non rientra nei parametri bollywoodiani di questo canone, con durata inferiore alle due ore e assenza di numeri musicali; un film spielberghiano che sembra scritto da Emilio Salgari. Abbiamo per la prima volta un film proveniente dal Sudan, aKasha di Hajooj Kuka, giovanissimo regista che dirige una magnifica commedia degli equivoci di stampo monicelliano che rimanda a La grande guerra, come se fosse diretto però da Ousmane Sembène, tra i padri della cultura cinematografica africana. Adam und Evelyn è un film tedesco che si concentra su momenti utopici in cui, da un momento, all’altro crollarono i confini della cosiddetta cortina di ferro. Bêtes Blondes vede la produzione di Emmanuel Chaumet, già produttore di Les garçons sauvages, ed è una commedia surreale e stralunata fuori da qualunque codice, tra le scommesse su cui puntiamo di più e a cui spero il pubblico possa tributare il giusto riconoscimento. Letizia Lamartire, protagonista l’anno scorso in SIC@SIC con Piccole italiane, porta nel Concorso principale Saremo giovani e bellissimi, commedia generazionale drammatica e agrodolce che consideriamo l’esordio più sorprendente di quest’anno. Ti imaš noć segna la prima volta del Montenegro alla SIC, mentre l’horror tunisino Dachra è invece il film di chiusura, sospeso tra le atmosfere tipiche di Shyamalan e quelle più strettamente horror di Tobe Hooper. Il siriano Lissa ammetsajjel è un altro fiore all’occhiello, impegnato a raccontare 3 anni della guerra civile a Damasco visti dagli occhi di due studenti dell’Accademia di Belle Arti che si ritrovano intrappolati tra le milizie fedeli a Bashar al-Assad.

 

SIC@SIC arriva alla terza edizione e ci descrive un cinema che, nonostante i tristi ritornelli, sembra tutt’altro che in crisi.

Abbiamo ricevuto circa 110 cortometraggi, selezionandone poi 9. In apertura abbiamo il nuovo film di Toni D’Angelo, Nessuno è innocente, gustoso noir urbano, mentre il cortometraggio di chiusura è Si sospetta il movente passionale con l’aggravante dei futili motivi di Cosimo Alemà, esilarante commedia tutta al femminile realizzata in un unico piano sequenza.

Credo che i 7 corti in Concorso quest’anno rendano molto competitiva SIC@SIC, con premi in servizi concessi dagli sponsor della SIC che verranno attribuiti dai nostri colleghi della Woche der Kritik di Berlino.

I corti selezionati ci restituiscono l’immagine di un cinema italiano molto curioso, desideroso di affrontare le contraddizioni più feroci del nostro Paese e meritevole di sostegno, appoggio e promozione.

Fulcro della collaborazione con Istituto Luce-Cinecittà è stata la determinazione ad accorciare i tempi tra l’esordio di un regista e la realizzazione del suo primo lungometraggio, con garanzie di salvaguardia della propria libertà espressiva.

La palla, ora, passa ai produttori.

 

Negli anni la SIC ha scoperto personalità del calibro di olivier Assayas, Carlo Mazzacurati, Roberta Torre, Peter Mullan, Mike Leigh, Bryan Singer... Cosa si dovrebbe cercare, oggi, in un regista esordiente?

Nei due anni in cui ho avuto il piacere di dirigere la SIC, più che cercare possiamo dire di aver già trovato. The Last of Us di Ala Eddine Slim, in concorso da noi nel 2016, è stato poi candidato all’Oscar. L’anno scorso abbiamo scovato Bertrand Mandico con Les garçons sauvages, regista francese del momento che molti si chiedevano come mai non presentasse il film a Cannes.

Questi due nomi sono solo gli ultimi di una serie di nuove scoperte che di certo potrà essere implementata già da quest’anno, con autori pronti a calcare ribalte sempre più importanti per vedere riconosciuto il proprio talento.

 

:agenda cinema