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Home arrow CINEMA arrow Venezia75 | Esordio alla regia per Emanuele Scaringi con "La profezia dell'Armadillo" di Zerocalcare
Venezia75 | Esordio alla regia per Emanuele Scaringi con "La profezia dell'Armadillo" di Zerocalcare
di Andrea Falco, Fabio Marzari   

profezia_armadillo.jpgI lettori di «Repubblica» gli sono affezionati da anni. Ventisettenne di Rebibbia, Zerocalcare è un fumettista ed è il suo stesso alter ego a disegni. I due hanno fatto dell’estetica punk un modello di sopravvivenza in quello sciagurato quartiere di Roma.

Professionista della procrastinazione e indifferente al bisogno di una coscienza critica, davanti a Zerocalcare si presenta in carne, placche ossee e un certo bagaglio culturale un animale guida che fino a poco fa credeva del tutto immaginario: un armadillo parlante.

Al suo debutto alla regia, Emanuele Scaringi, che come sceneggiatore ha collaborato a Diaz (2012) e Senza nessuna pietà (2014), porta Zerocalcare sul grande schermo curandone anche la sceneggiatura.

 

 

L’armadillo, un animale insolito, che deve il suo nome al significato spagnolo di “piccolo corazzato”. La scelta di questa “creatura” a connotare il titolo del film si direbbe ben poco casuale, visto che si parla di trentenni che, malgrado tutto, continuano a vivere, o forse per meglio dire esistere. Chi sono i trentenni oggi?

Bisognerebbe chiederlo a loro. Dargli voce. Mi spaventano le generalizzazioni. Non tengono conto delle singole persone. Si finisce in un calderone indistinto. In una statistica. Non esisti. Qualche anno fa a trent’anni uno era un uomo fatto e finito, in carriera, una famiglia, un lavoro. O magari no, ma era una scelta possibile. Oggi sono sbalzati fuori dai cicli produttivi, sono intrappolati in un’esistenza precaria, si viene trattati come ragazzini ben oltre i 30, altro che piccolo corazzato. Ci vuole molta fatica per riuscire a mala pena a sopravvivere. Chissà se saranno in grado di ricominciare con politiche comuni dal basso, di riappropiarsi delle tutele. O di fare quello che Monicelli diceva non fosse possibile in questo paese.

 

Zerocalcare: dai personaggi disegnati a quelli reali, con tanto di consigliere a quattro zampe. Quale coscienza ha l’armadillo?

Stronza. Si può dire? L’armadillo è gretto, materialista, cinico; è un agglomerato di frustrazioni, è un piccolo mostro che si accresce delle nostre debolezze. Una specie di gremlin. Però fa ridere perché dà delle dritte strampalate. È un po’ come quando viene voglia di mandare tutto a quel paese e scegliere la via più facile. Lo sai che è una cavolata. Gli si vuole bene all’armadillo, perché fa tenerezza e dice le stronzate (potevo dirlo?) al posto tuo.

 

Come è stato passare al lungometraggio?

Un viaggio molto stimolante. Somiglia all’apnea. Anche se un po’ ero preparato per aver fatto il delegato in diversi film. Però poi quando tocca a te pronto non lo sei mai veramente fino in fondo. Per fortuna. Con i corti ho sempre avuto difficoltà, non ho il passo, non sono un centometrista. Col lungo devi tenere sulla distanza, mantenere la calma, non farti prendere dal panico, trovare un respiro lungo, un’atmosfera. E poi lasciarti andare, metterti continuamente in discussione e, come direbbe l’armadillo, “portare a casa il risultato”. Speriamo di esserci riusciti.

 

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