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ARTE
L’esploratore di mondi vicini e lontani. Omaggio a Mario De Biasi, testimone della storia del '900
di M.M.   
giovedì 06 maggio 2021

mario_de_biasi_brigitte_bardot_venezia_19571.jpgÈ un'Italia lontanissima, a tinte neorealiste, in parte nostalgica, quella che emerge in maniera incisiva dalle fotografie di Mario De Biasi (1947–2003) nell’ampia retrospettiva fermamente voluta da Casa dei Tre Oci e Fondazione di Venezia, che riapre finalmente al pubblico il 13 maggio.
Molti gli scatti iconici in mostra, a partire dalla sua fotografia più celebre e probabilmente più amata, Gli Italiani si voltano, realizzata nel 1954 per il settimanale di fotoromanzi Bolero Film e scelta da Germano Celant come immagine-guida della sua mostra al Guggenheim Museum di New York The Italian Metamorphosis 1943-1968, con una splendida Moira Orfei vestita di bianco che passeggia per il centro di Milano attirando lo sguardo di un gruppo di uomini. Molte le immagini che restituiscono un’Italia devastata dalla guerra, dove si coglie, tuttavia, la voglia di rinascita e di ricostruzione. Sono brani visivi «di un Novecento che oggi appare lontano – annota Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci – ma che non smette di muovere curiosità».

 

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Animali da esposizione. Le Stanze del Vetro ai nastri di partenza
di Redazioneweb   
giovedì 22 aprile 2021

Il 26 aprile è il D-day, o almeno viene percepito come tale, il giorno in cui ha inizio l'attacco assolutamente pacifico, attesissimo e entusiasmante delle mostre e della cultura dal vivo!
Ai nastri di partenza Le Stanze del Vetro che proprio il 26 aprile inaugurano sull’Isola di San Giorgio Maggiore, dopo lunga attesa, la mostra L’Arca di vetro. La collezione di animali di Pierre Rosenberg, a cura di Giordana Naccari e Cristina Beltrami. Una straordinaria collezione, messa insieme in trent’anni d’assidua frequentazione di Venezia, che ripercorre in modo originale e coinvolgente la storia del vetro muranese del Novecento attraverso un’angolazione inedita: l’animale di vetro. Quando questo genere di produzione vetraria era ancora relegato all’ambito del souvenir o considerata come una sorta di divertissement da fornace, Pierre Rosenberg, storico Direttore del Museo del Louvre di Parigi, ha dimostrato una passione autentica, svincolata dalle mode, e ha creato una collezione quanto mai originale e vasta, della quale questa mostra, con più di 750 pezzi, dà parzialmente conto!
 

 

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Lo spazio e il corpo. Bruce Nauman prima di Bruce Nauman
di Redazioneweb   
giovedì 15 aprile 2021

Lo spazio geometrico e mentale della pratica artistica indagato attraverso una telecamera fissa. Bruce Nauman: Contrapposto Studies, dal 23 maggio a Punta della Dogana, mette in mostra l'evoluzione del linguaggio dell'opera di una delle personalità più significative del panorama artistico contemporaneo internazionale.

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Appuntamento in vetrina. Nuove modalità e forme dell’arte in città
di Redazioneweb   
giovedì 08 aprile 2021
È primavera e come da tradizione è tempo di rinascita, che in questo particolare momento diventa un mantra quotidiano, una spinta a uscire mentalmente dagli schemi del nostro passato. La parola “rinascita” assume oggi come quasi mai prima il significato profondo di trasformazione personale e collettiva.
La capacità di adattamento legata alla propensione alla creatività sono gli ingredienti fondamentali per un recupero della normalità e non è un caso che sia proprio l'arte a indicarci come l'esigenza di manifestarsi sia incontenibile. I segnali di risveglio in città passano infatti attraverso nuove modalità di fruizione dell'arte: i musei sono ancora chiusi? Bene, ecco aalora che le vetrine si trasformano in veri e propri display di bellezza e di energia e le gallerie catturano in maniera diretta e vivida le voci e i gesti degli artisti. Venezia è vuota, ma non di idee, provate a leggere!


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La Via Crucis da fermi. Giandomenico Tiepolo nella Chiesa di San Polo
di Franca Lugato   
mercoledì 31 marzo 2021

L'iconografia, che ora chiameremmo più comunemente “storytelling”, ci permette di penetrare più in profondità nella mente dell'artista ma soprattutto nel vivo della storia. È il viaggio “da fermi” che vi proponiamo per Pasqua. La meta? Naturalmente Venezia e la sua incredibile stratigrafia di capolavori, la maggior parte dei quali notissimi ma nascosti.

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25 marzo 421. La fondazione di Venezia e l'origine del culto mariano
di Franca Lugato   
giovedì 25 marzo 2021

Tra i miti fondativi di Venezia sicuramente il più celebre è quello dell’origine mariana della città. Sin dai tempi antichi i veneziani vollero che la loro città fosse stata fondata nel giorno in cui l’Arcangelo Gabriele annunciò a Maria una nuova era di amore, speranza e salvezza dell’umanità. Dunque quel 25 marzo, nove mesi esatti prima della nascita di Gesù, del 421 divenne per i veneziani una data simbolicamente importante che poteva allacciare la fondazione della loro città ad un profondo messaggio salvifico oltre che spirituale. Si tramanda che proprio il 25 marzo del 421 venne decretato l’avvio della costruzione della prima e più antica chiesa di Venezia, San Giacometo a Rialto. Lungo il corso dei secoli diffusissima diverrà l’immagine dell’Annunciazione, in luoghi esterni e interni della città, in ambito civile e religioso, di grandi e piccole dimensioni e con varie tecniche artistiche. Immagini adatte alla devozione pubblica, ma altresì opere di utilizzo per una devozione privata più intima e riservata, che accrescono quel culto per Maria come la più amata e onorata Protettrice della città. Tra le più conosciute quella nella cattedrale di Torcello, nella basilica di San Marco, sul ponte di Rialto, fino all’Angelo annunciante che svetta sulla cuspide del campanile di San Marco o ancora alla famosa iscrizione Unde origo, inde salus (da Maria nacque Venezia, da Maria venne la salvezza) al centro del pavimento della chiesa della Salute per chiedere a Maria la protezione in uno dei periodi più difficili per la città, quello della Peste del 1630.

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Sedici secoli di bellezza. Venezia e le sue istituzioni per una festa all'insegna dell'arte
di Mariachiara Marzari   
giovedì 25 marzo 2021

Un anniversario che non passa inosservato e che ha spinto alcune tra le più importanti istituzioni culturali a inchinarsi alla storia per trovare le radici del presente. Il 25 marzo 2021, giorno del leggendario compleanno di Venezia, segna la ri-ripartenza ideale del mondo culturale della città, che vede fatalmente concentrare le prime azioni a Dorsoduro: da un lato l'Accademia di Belle Arti e dall'altro le Gallerie dell'Accademia, Palazzo Cini, Collezione Peggy Guggenheim, Punta della Dogana, scesi in campo uniti sotto il segno del Museum Mile.

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Un mondo dentro il Palazzo. La dimora del doge Pietro Grimani aprirà al pubblico
di Redazioneweb   
giovedì 11 marzo 2021

Ritrovare tra le righe di un comunicato e attraverso alcune magnifiche immagini lo spirito autentico di cosa è questa città, apparentemente vittima di se stessa, porta a tutti noi un'iniezione di energia e di fiducia verso il futuro. La notizia infatti che dopo importanti lavori di restauro e rifunzionalizzazione, una nuova istituzione internazionale ha donato nuova vita a un prestigioso edificio cinquecentesco affacciato sul Canal Grande, segna un deciso punto a favore di quanti continuano fermamente a sostenere Venezia nel ruolo indiscusso di Capitale mondiale della cultura.

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Del frammento e della forma. Egle Renata Trincanato e la fotografia in architettura
di Redazioneweb   
giovedì 11 marzo 2021
ritratto_di_egle_renata_trincanato_a_chioggia_1939.jpgLa relazione tra Egle Renata Trincanato e la fotografia entra di diritto nella cultura visiva dell’architettura contemporanea. Una serie di scatti accessibili online presso l'Archivio Progetti dello IUAV, dove il fondo documentario Trincanato è conservato dal 2004, offrono a Teresita Scalco, curatrice della selezione, l'occasione per ridare nuova prospettiva a Lo sguardo di Egle Renata Trincanato (1910-1998), prima donna laureata nel 1938 al Regio Istituto Superiore di Architettura di Venezia, docente di disegno e restauro presso lo IUAV, capo della divisione tecnico artistica del Comune di Venezia e direttrice di Palazzo Ducale, progettista indipendente o al fianco di Giuseppe Samonà, pioniera dei moderni studi sul problema della casa e sulla pianificazione urbanistica di Venezia.
Sin dagli anni della formazione, Egle Renata Trincanato coltiva una solida attenzione verso la fotografia, sia essa autografa o fonte iconografica altrui, che utilizza come strumento di studio, ricerca, documentazione e progettazione architettonica, editoriale e per i propri progetti espositivi.
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Kandinsky "sotto la lente". I capolavori della Collezione Guggenheim come non li avete mai visti
di Mariachiara Marzari   
giovedì 11 marzo 2021

«Non demordiamo e andiamo avanti con le nostre attività online, fiduciosi che presto il pubblico potrà tornare a visitare le sale del museo». Karole Vail, Direttrice della Collezione Peggy Guggenheim, all'indomani della nuova forzata chiusura dei musei, invita con sincero ottimismo alla condivisione del bello dell'arte come terapia per gli occhi e per l'anima, un faro di luce nel mare in tempesta della pandemia.

 

Come speciale guida ci ha invitato infatti sabato 7 e domenica 8 marzo con una visita virtuale nelle sale della Casa di Peggy per raccontare l'incredibile Collezione messa insieme negli anni dalla nonna, mantenedo vivo il fuoco della scoperta di capolavori unici, che il tempo ha reso immortali.
Nelle sale di Palazzo Venier dei Leoni, Karole Vail ci ha accompagnato tra le forme fluttuanti di Alexander Calder, i colori accesi di Tancredi, le scomposizioni cubiste di Pablo Picasso, le astrazioni di Vasily Kandinsky, le linee rigorose di Piet Mondrian, le immagini enigmatiche di René Magritte, i segni possenti di Jackson Pollock e Emilio Vedova.
«L’arte, a nostro avviso, deve essere considerato un bene primario e in quanto tale accessibile a tutti, anche a museo chiuso» (K.V.).

 

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Aspettando l’istante. La fotografia di De Biasi ci mette di fronte allo specchio
di Davide Carbone   
giovedì 11 marzo 2021
Attraverso le migliaia di fotografie che ne hanno riempito gli spazi, la Casa dei Tre Oci è luogo sospeso tra presente, passato e futuro, che proprio in questi giorni sta vivendo momenti cruciali per il proprio domani, protagonista riconosciuta tra i punti d’incontro culturali cruciali che la città di Venezia offre e offrirà al mondo quando tutto ripartirà.

Infatti è notizia ormai certa la vendita dello storico Palazzo da parte della Fondazione di Venezia al gruppo Berggruen Institute, think tank indipendente e no profit, “attivo sui temi delle politiche internazionali e delle sfide globali del XXI secolo”, per la creazione di un luogo capace di ospitare simposi, vertici, workshops e convegni destinati ad accogliere ospiti, studiosi e policy makers di calibro internazionale. Un passo strategico della Fondazione di Venezia che permetterà alla città di mantenere uno spazio da destinare all’organizzazione e alla sponsorizzazione di mostre legate alla fotografia, all’arte e all’architettura, anche in partnership con grandi musei ed enti internazionali.  

 

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Non che ora lo spazio della Giudecca sia fermo, anzi: pur rimandando l’apertura al pubblico inizialmente prevista proprio per il 12 marzo a tempi migliori, la Casa dei Tre Oci sta ultimando l’allestimento dell’ampia retrospettiva Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003, dedicata a uno dei più grandi fotografi italiani, instancabile narratore del mondo. La rassegna, che ripercorre l’intera produzione del fotoreporter bellunese nato nel 1923 e scomparso nel 2013, dagli esordi della sua collaborazione con la rivista «Epoca» fino agli ultimi lavori, è curata da Enrica Viganò, in collaborazione con l’Archivio Mario De Biasi, organizzata da Civita Tre Venezie con Admira e promossa dalla Fondazione di Venezia.

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QueriniLive. Visite guidate in diretta streaming per guardare la Fondazione con nuovi occhi
di Redazioneweb   
giovedì 25 febbraio 2021

4_canaletto_def_1.jpgSuggestioni digitali in quattro atti, fra storia e contemporaneità, per raccontare la bellezza che ci è mancata, ma che ci siamo resi conto deve continuare ad essere parte integrante delle nostre vite. Quattro occasioni – 25 febbraio, 4, 11 e 25 marzo 2021, ore 17 – per vivere, in diretta, la Fondazione Querini Stampalia.


Un punto di vista insolito quello proposto dalla guida esperta Luisella Romeo, un viaggio attraverso i ‘dettagli’ di dipinti, oggetti, architetture, che solo un occhio attento può cogliere. Un viaggio affascinante nel tempo, in cui storia e contemporaneità sono posti in dialogo fitto e multiforme. Una Venezia inaspettata che si offre come anteprima virtuale dell'esperienza unica di visita di persona, un racconto che suggerisce emozioni e visioni da sviluppare poi direttamente, in un futuro molto prossimo speriamo, tra gli spazi della Querini Stampalia e della città.
I quattro appuntamenti in diretta streaming vogliono proprio restituire questo spirito di scoperta, in cui il virtuale offre un contesto perfetto per trasmettere l'affasciante sensazione di sospensione tra reale e immaginario.

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On Being Present, gli Uffizi online per il Black History Month Florence
di Marisa Santin   
giovedì 25 febbraio 2021

Nato su iniziativa dello storico ed educatore Carter G. Woodson negli anni ‘20 del secolo scorso, il Black History Month è una ricorrenza annuale che promuove la diffusione delle informazioni sulla storia degli afroamericani e ne celebra i raggiungimenti in diversi ambiti artistici. Sebbene venga osservata principalmente negli Stati Uniti e in Canada (in febbraio) e nel Regno Unito (in ottobre), in anni recenti la commemorazione ha preso vita anche in molti altri paesi del mondo.

In Italia se ne occupa l’artista e facilitatore culturale Justin Randolph Thompson. Dal 2016 Thomson è co-fondatore e direttore del Black History Month Florence, una rete istituzionale trasversale per la produzione culturale Black che celebra la diversità delle culture afro-discendenti nel contesto italiano. Il BHMF coordina e promuove annualmente più di cinquanta eventi attraverso un’organizzazione supportata da Comune, fondazioni, istituzioni, scuole, associazioni culturali, musei e spazi dedicati all’arte e alla musica.  

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Architettura di luce. Le scale di Venezia, monumenti originali e unici
di Mariachiara Marzari   
giovedì 25 febbraio 2021

Torna la luce, non sappiamo se è quella in fondo al tunnel di questo momento di incertezza, ma certamente quella dell’imminente primavera e di un inverno quasi alle spalle. Luce come chiarore, capace di trasformare l’invisibile in visibile. Venezia è luce, ovunque: nei bagliori dei riflessi del sole sull’acqua, nell’intensità della pietra bianca dei palazzi e dei ponti, nella diffusione della nebbia e nella cangiante varietà dei profili del cielo nelle diverse ore del giorno. Una luce che fa emergere con nitidezza linee, ombre, chiaroscuri, lumeggiature, forme, movimenti, pieni e vuoti, portando alla vista una architettura pura.
In questa varietà di elementi architettonici di cui si compone il DNA della città, uno spazio particolare e originalissimo lo occupano le scale poste fuori e dentro palazzi, scuole grandi e a volte conventi di Venezia. Scale “pubbliche” e scale “private”, monumentali e originalissime, gotiche, rinascimentali e barocche, decorate ed essenziali, sono moltissimi gli esempi, molti dei quali oggi visitabili. Veri e propri monumenti a sé stante, che architetti e artisti hanno reso immortali spingendo all'estremo la funzionalità di collegamento verticale tra piani.

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Collezione di versi. Cinque poeti esplorano la Fondazione Querini Stampalia
di Redazioneweb   
giovedì 18 febbraio 2021
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Sorprende a ogni stanza e a ogni piano, confondendo arti e generi, stili ed epoche, forme e contenuti, passato e presente in un insieme misteriosamente armonioso. Luogo di molti luoghi, luogo delle mille differenze – si leggono nella sua storia, nelle sue architetture, nella varietà delle sue attività – la Fondazione Querini Stampalia è un patrimonio storico e museale in movimento, attento alla conservazione e teso alla contemporaneità. Parola chiave: mettere in dialogo l'arte, la letteratura, la poesia, il teatro, la danza, il design, la grafica, la scuola con la storia e gli spazi della Fondazione, ridisegnando sempre nuove linee di indagine e di confronto. Una vitale produzione di energia creativa che confluisce ora nel nuovissimo progetto Querini in versi a cura di Shaul Bassi e Tiziano Scarpa, che vede protagonisti cinque poeti, Maria Grazia Calandrone, Samir Galal Mohamed, Giovanna Rosadini, Luigi Socci e lo stesso Tiziano Scarpa, nell'esplorazione personalissima della Fondazione Querini Stampalia.

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Segni del tempo. Bellezza, arte, passato e futuro secondo Didier Guillon
di M.M.   
giovedì 18 febbraio 2021

janus-vamont.jpgL'arte rifiorisce! Non è ancora primavera, ma in tutt'Italia e a Venezia in particolare la voglia di arte e cultura sta contagiando tutti noi che, in fila composta e nel rispetto delle nuove norme anti-Covid, ci stiamo riappropriando della bellezza. Capolavori senza tempo e installazioni di artisti contemporanei ci restituiscono quel senso di libertà perduta e ora in parte riconquistata, segnando la forma del tempo, del nostro tempo, come un nuovo inizio.

 

Una selva di enormi volti doppi si fronteggiano tra loro nello spazio, sculture in gesso sospese su piedistalli, echi archeologici di una modernità attonita: Didier Guillon riporta in vita il mito di Giano Bifronte – una delle divinità più antiche e affascinanti della religione romana, latina e italica, solitamente raffigurato con due volti, uno speculare all’altro, poiché l'uno è rivolto al futuro e l'altro al passato –, invocandolo con sguardo contemporaneo per esplorare i concetti del rinnovarsi. Nello spazio eventi del Fondaco dei Tedeschi fino al 14 marzo la mostra JANUS ci pone difronte all'idea del doppio.

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Dialogo tra forma e tempo. François Pinault e Tadao Ando e l'idea del museo contemporaneo
di Mariachiara Marzari   
giovedì 11 febbraio 2021
francois-pinault-tadao-ando.jpgFrançois Pinault e Tadao Ando da vent’anni hanno creato un sodalizio del contemporaneo, in cui le scelte artistiche del primo vengono tradotte dal secondo in spazi aperti capaci di mettere le soluzioni architettoniche più avanzate in dialogo con la storia che le ospita, creando una fusione alchemica tangibile tra individuo e ambiente, donando nuova forma (e nuova vita) a edifici fortemente connotati. Un dialogo tra forma e tempo che ha riscritto i parametri del mostrare oggi, come dimostra anche il riconoscimento “Best Double Act” da poche settimane assegnato ai due nell’ambito dei Wallpaper* Design Awards 2021.
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Una boccata d'arte. A Venezia riaprono quasi tutti i musei
di Mariachiara Marzari   
giovedì 04 febbraio 2021
the-weather-project.jpgCi siamo! La diminuzione della curva epidemiologica in Veneto ci ha riportato in zona gialla e questo giallo ora ci appare ancora più intenso perché segna una prudente linea di ripartenza, lasciandoci la stessa percezione di The Weather Project, il sole artificiale di Olafur Eliasson, che l’artista danese ricreò nel 2003 nella Turbine Hall alla Tate Modern di Londra: energia esistenziale e atmosferica per una ritrovata normalità. Normalità che a Venezia riparte dall’arte: musei, fondazioni, palazzi della città riaprono al pubblico con nuovo slancio e nuove modalità fruitive, rivendicando un senso di riappropriazione degli spazi e della bellezza, una funzione più catartica che culturale che produce una profonda rivalutazione del concetto stesso di museo o mostra. Visitare questi luoghi significa dunque recuperare la loro funzione sociale, spazi inclusivi e accessibili, dove la conoscenza diventa riflessione e spunto per vivere il presente e costruire il futuro.

Un fenomeno inaspettato o forse lungamente atteso, che ha mostrato entusiasmo e numeri rimbalzare dagli Uffizi al Museo Egizio di Torino fino via via a tutte le città che hanno aperto giorno dopo giorno i luoghi di cultura. La formula imposta dai tempi è quella di aperture solo feriali  al momento, in gran parte gratuite o con agevolazioni, opportunità per valutare l’impatto di questi luoghi sul territorio ancora in parte chiuso e quindi senza turisti o visitatori esterni. 
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Personale-universale. La nobile semplicità e la quieta grandezza di Cartier-Bresson a Palazzo Grassi
di Federico Jonathan Cusin   
venerdì 09 ottobre 2020

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Hermann Broch negli anni Trenta definì "Arte" l’opera buona, intrisa di valore etico così da storicizzarsi nel futuro per sua bellezza piena di senso. Insomma: “Nulla ethica sine aesthetica”. Questa concezione è assolutamente ascrivibile agli scatti fotografici di Henri Cartier-Bresson, ospitati a Palazzo Grassi nella mostra Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu. Occasione rara per ammirare la selezione della selezione, il meglio del meglio: nel 1973 Cartier-Bresson, all’apice della carriera e poco prima di ritirarsi, fu invitato da due amici collezionisti, Jean e Dominique de Menil, a individuare nel suo corpus artistico le migliori 385 fotografie così da dar vita alla Master Collection; quest’ultima è stata oggetto di un’operazione ancor più di nicchia promossa da Fondazione Pinault, nella persona di Matthieu Humery, che ha sottoposto la preziosa raccolta di immagini a cinque curatori – Annie Leibovitz, Javier Cercas, Wim Wenders, François Pinault, Sylvie Aubenas – richiedendo loro di selezionarne circa cinquanta.

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L’uomo delle stelle... Youssef Nabil, a Palazzo Grassi mostra/biopic ai limiti dell’immaginario
di M.M.   
venerdì 09 ottobre 2020

youssef-nabil-i-saved-my-belly-dancer.jpgLe mostre sono dei piccoli mondi in cui di volta in volta ci si ritrova avvolti, quasi invischiati. Once Upon a Dream a Palazzo Grassi (secondo piano), prima grande retrospettiva dell’artista egiziano Youssef Nabil, cinge il visitatore in una trama narrativa vagamente nostalgica che seduce attraverso immagini volutamente senza tempo capaci di condurci verso una realtà lontana.

 

«Ho iniziato a osservare la mia vita come se fossi al cinema, guardando ogni singolo minuto del mio film personale» dichiara Youssef Nabil.

 

Le sue fotografie dipinte sono infatti fotogrammi di uno stesso film che mostra un Egitto leggendario, quasi mitico, che appare sbiadito ed evanescente alla luce del contemporaneo, un Medio Oriente svanito che affronta il presente perdendo il passato.

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Polvere di stelle... Il Periodo d'oro del cinema egiziano
di Maria Casadei   
venerdì 09 ottobre 2020
the-blazing-sun_1.jpgKiss in the Desert (1927) di Ibrahim Lama e Layla (1927) di Stéphan Rosti segnano ufficialmente il debutto del cinema egiziano. Nonostante questa data sia ancora oggi notevolmente discussa, sappiamo che a partire dal 1918 l’Egitto ha prodotto 4mila film, circa tre quarti della produzione cinematografica araba totale, affermandosi come il più grande produttore di pellicole mediorientale. Con 39 milioni di abitanti e un sistema educativo eccellente, l’Egitto diventò una forza dominante per la vita politica, sociale e culturale di tutto il mondo arabo.
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L'occhio, la terra, il volo. Henri Cartier-Bresson e Jacques Henri Lartigue a Venezia
di Luisa Turchi   
giovedì 28 gennaio 2021
jacques-lartigue.jpgInevitabilmente, un confronto serio fra due artisti della fotografia, come Bresson e Lartigue, non può che far emergere differenze e similitudini del loro operare, identità personali che, pur nella libertà del proprio agire, sono altresì specchio della società in cui hanno vissuto, nella misura della loro “reazione” ad essa. Inutile dire che non si può affatto rimproverare ad un fotografo come Lartigue, enfant prodige e agiato borghese incapace di grandi ribellioni, che ama aggiungere alla propria firma il disegno di un “sole” stilizzato, di aver scelto di tramandare un diario visivo della felicità per immagini come “regali del caso”, anche quando in realtà pazientemente ricercati, nell’illusione reiterata quanto incompiuta di una umanità che si vorrebbe sempre paga e soddisfatta, trionfatrice sugli affanni e sui dolori, quasi che omettendoli, si cancellassero, come per magia. Cuore non vede, occhio non duole: è così che la fotografia diventa, apparentemente, un mezzo per rivivere momenti felici. La felicità come invenzione risiede solo nel considerarla come unica realtà, negando così l’infelicità. In realtà la felicità non è affatto un’invenzione, o meglio, lo è, solo se guardata con incredula indifferenza, senza essere anelata o compresa, contemplata e in definitiva perseguita. È, infatti, nascosta nella “vita di ogni giorno”, in quella quotidianità che all’improvviso rivela lo stupore di un attimo di meraviglia, poco importa se durante la Belle époque o in anni più vicini a noi, oggi come ieri.
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Eppur si muove/1. Venti di rinnovamento soffiano in laguna
di Redazioneweb   
giovedì 28 gennaio 2021

peggy-guggenheim-collection-venice-garden.jpgMusei ancora chiusi qui a Venezia, con le polemiche sulla decisione della chiusura fino ad aprile di tutti i musei civici di Venezia (MUVE), a nostro avviso inspiegabile e totalmente contro l’idea stessa di “museo civico” (e non “museo turistico”), ancora bollenti ma per il momento sterili. Tuttavia, e proprio per questo rendendo ancora più evidente il netto scarto con la decisione del MUVE, le altre istituzioni pubbliche (musei statali) e private (collezioni e fondazioni) di Venezia sono molto attive, impegnate a intrattenere la loro community con una programmazione in streaming e pronte a posizionarsi sullo starter non appena possibile per aprire fisicamente al pubblico.

 

I dati arrivati dall’apertura degli Uffizi a Firenze infatti la scorsa settimana mostrano come i cittadini (non i turisti per il momento) hanno dimostrato la voglia di appropriarsi degli spazi museali, godendo forse in modo rassicurante e nuovo dei capolavori del nostro patrimonio.


Anche per i musei, le collezioni, le fondazioni e le mostre stesse, la pandemia ha costretto a ripensare e rivedere le proprie politiche sia culturali che economiche portando a termine processi già avviati o innescandone di nuovi che porteranno ad una nuova definizione della fruizione delle opere d’arte, del museo come spazio sociale, di conoscenza e di socialità, paladino della conservazione ma testimone del presente per scrivere il futuro. Parola d’ordine quindi cambiamento, di mentalità, di metodo e a volte anche di persone, tali da poter essere iniettori di nuove prospettive e di nuovi paradigmi dell’arte.

Un vento di rinnovamento che per il momento soffia in Laguna da lontano, arrivando d’oltreocèano, e non a caso coinvolgendo la Collezione Guggenheim che proprio nel suo DNA ha la missione di «[...] collaborare alla creazione di un laboratorio di ricerca per nuove idee […] servire il futuro invece di registrare il passato». (Peggy Guggenheim, Art of This Century, New York, 1942).

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Eppur si muove/2. Marignana Arte e Marina Bastianello inventano nuovi spazi per l'arte
di Redazioneweb   
giovedì 28 gennaio 2021

Tra vuoti e pieni, Venezia emerge dalle acque dell’incertezza cercando di non rimanere congelata e di riprendersi piano piano e forse meglio quanto perso in questi lunghissimi mesi. In attesa di segnati dall’alto, tra problemi oggettivi e immobilismo fisico e mentale, l’energia arriva dall’azione personale di pochi a dispetto di molti. Stiamo parlando del nostro pane quotidiano, cioè la cultura e l’arte e siamo contenti di esprimere la nostra totale adesione a due progetti di due gallerie che in modo diverso stanno mostrando come lo spazio delle idee è sempre aperto e pulsante.

 

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MARIGNANA ARTE, da molti anni attiva in città grazie alla tenacia e passione di Emanuela Fedalti e Matilde Cadenti (rispettivamente madre e figlia), anche in questi mesi ha continuato a portare avanti la propria azione artistica volta a trovare nuovi spazi di incontro tra artisti e pubblico. È nato così Spazio Berlendis, ex falegnameria nautica, lo ”squero vecio”, il più antico di Venezia, a Cannaregio in Rio dei Mendicanti, alle Fondamenta Nove. Trecento metri quadri di superficie e duecentocinquata di pareti espositive, oltre quattro metri di altezza per dieci metri di lunghezza, luce zenitale e accesso acqueo, per uno spazio puro ed essenziale per un’arte senza limiti e confini di genere. Un white cube metropolitano in dialogo con l’eccezionalità del contesto architettonico e del luogo (cioè Venezia) in cui è inserito, in relazione stretta con acqua e luce. Nello Spazio Berlendis la creazione e l’esposizione si fondono in modo fluido, restituendo nuove forme di fruizione al pubblico. Ancora una volta Marignana Arte si pone in modo coraggioso e vincente.

www.spazioberlendis.it

 

 

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In Conversazione con Lotto. Alle Gallerie dell'Accademia il capolavoro del Kunsthistorisches Musem
di Franca Lugato   
venerdì 09 ottobre 2020

lorenzo_lotto_sacra_conversazione_khm_vienna1.jpgAbbiamo tutti ri-scoperto in questo periodo “diverso” quanto il nostro patrimonio artistico, proprio quello sotto casa, sia straordinario e ricco di sorprese, ed è proprio nell’ottica di un ripensamento a nuove forme di fruizione dell’arte nell’era del Covid–19 che si pone una preziosa iniziativa lanciata, a partire dal mese di ottobre 2020, dalle Gallerie dell’Accademia che vedrà esposti nelle sale del museo, a rotazione, alcuni capolavori della pittura veneta del Rinascimento provenienti da sedi museali internazionali.

 

Apre questo importante progetto intitolato Un capolavoro per Venezia la Sacra Conversazione con i santi Caterina e Tommaso di Lorenzo Lotto (Venezia, circa 1480 – Loreto, circa 1556) dal Kunsthistorisches Museum di Vienna che ben si presta al dialogo con una delle gemme delle Gallerie e della ritrattistica lottesca, quel Ritratto di giovane gentiluomo che il pittore realizzò durante il periodo veneziano alla fine degli anni venti del Cinquecento.

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Il colore giallo. La prima capo curatrice afroamericana al Guggenheim NY
di Marisa Santin   
giovedì 28 gennaio 2021

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«Molto competente sulle questioni di identità e sull’arte multidisciplinare in particolare, uno dei personaggi chiave del panorama culturale in particolare degli Stati Uniti, con delle enormi potenzialità».

 

Con queste parole Richard Armstrong, direttore del Museo e Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York, ha descritto Naomi Beckwith (1976) in occasione della sua nomina alla posizione di vicedirettore e curatore capo del museo di New York e più in particolare, di supervisore delle collezioni, mostre, pubblicazioni, programmi e archivi, promuovendo una direzione strategica nella rete internazionale di musei affiliati alla Fondazione, a Bilbao, Abu Dhabi e Venezia.

Chi è Naomi Beckwith

Beckwith arriva al Guggenheim dal Museum of Contemporary Art, Chicago, dove è senior curator dal 2018. Le sue mostre e pubblicazioni si sono concentrate sull’impatto dell’identità e delle pratiche multidisciplinari all’interno arte contemporanea. Durante la sua permanenza all’MCA ha organizzato e co-organizzato mostre acclamate come Howardena Pindell: What Remains to Be Seen, il cui catalogo ha ricevuto il George Wittenborn Memorial Book Award, a ha lavorato con artisti quali Keren Cytter, Leslie Hewitt, William J. O’Brien e Jimmy Robert.

Prima dell’MCA, Beckwith è stata curatrice associata presso lo Studio Museum di Harlem, dove ha organizzato mostre come Lynette Yiadom-Boakye: Any Number of Preoccupations (2011) e 30 Seconds off an Inch (2009-10). Ha fatto inoltre parte della giuria per l’Hugo Boss Prize 2020 e del team curatoriale di Grief and Grievance: Art and Mourning in America, una mostra ideata da Okwui Enwezor.

Un piano biennale per la diversità, l’equità e l’inclusione

Beckwith, che inizierà il proprio incarico per il Guggenheim a partire da giugno 2021, lavorerà a stretto contatto con il Direttore, i fiduciari e il personale per la pianificazione e l’implementazione della strategia generale del museo e per le sue iniziative globali.


Nel comunicato stampa della Fondazione si legge che svolgerà anche un ruolo fondamentale nel plasmare la visione del museo, una precisazione solo apparentemente generica se si pensa che Beckwith sarà la prima afroamericana ad assumere il ruolo che Nancy Spector aveva ricoperto per 34 anni, prima di dimettersi tre mesi fa per motivi legati a una polemica a sfondo razziale. 

  

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NATALE 2020 | La Notte Santa. Itinerario veneziano alla scoperta delle Natività
di Franca Lugato   
giovedì 24 dicembre 2020

... A che ora è nato Gesù?

In questi giorni se ne parla,

certamente nei secoli per gli artisti la risposta

è sempre stata chiara e unica,

nella notte tra il 24 e il 25 dicembre!

 

La festa più attesa dell’anno liturgico è sicuramente il 25 dicembre, quando si ricorda la nascita del Bambin Gesù a Betlemme. Artisti di tutte le epoche – la più antica risale al III secolo d.C. e si trova nelle catacombe di Priscilla – e di tutte le parti del mondo si sono misurati con questo affascinante e poetico soggetto che più correttamente viene definito “Natività”, una raffigurazione che nel corso dei secoli ha subito numerosi cambiamenti arricchendosi di personaggi, animali e dettagli di ogni genere. Tra le chiese di Venezia, luoghi ancora accessibili in tempi di pandemia, si possono ammirare degli esempi molto significativi dell’iconografia del presepe o di quella che viene definita, proprio per la sua ambientazione notturna e carica di attesa, la “Notte Santa”. Senza alcuna pretesa di esaustività, ecco allora i nostri suggerimenti per stimolare un itinerario veneziano natalizio che ci permetterà di scoprire ancora una volta la bellezza e ricchezza del nostro patrimonio “sotto casa”.

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Risalendo al XIII secolo, tra i più antichi esempi di Presepe è il bassorilievo che corona la gotica Porta dei Fiori nella facciata Nord della Basilica di San Marco. Impostata secondo uno schema ancora orientale, con la Vergine triste e pensosa e Giuseppe assorto, è nel modo di presentare il Bambin Gesù, giacente su una sorta di altare, che si vuole prefigurare la deposizione nel sepolcro. Dall’alto scende la luce trinitaria di una stella a otto punte, che simboleggia nella patristica la nuova era inaugurata da Cristo, l’ottavo giorno della storia della salvezza.

È utile ricordare che la prima descrizione della natività di Gesù è presente nei vangeli di Matteo e Luca, i soli che narrano dell’infanzia di Gesù. Ad arricchire la scarsità narrativa di queste due fonti dirette saranno invece i vangeli apocrifi, in particolare il Protovangelo di Giacomo della metà del II secolo. Concordi sono sul luogo della nascita, ossia Betlemme, ma se Matteo lo fa nascere in una casa, è Luca che introduce l’elemento della mangiatoia. Sarà il Protovangelo di Giacomo a inserire invece la grotta, che diviene presto un elemento fondamentale nell’immagine popolare, devozionale e iconografica del presepe, dove si aggiungeranno poi anche il bue e l’asino. Le fonti apocrife susciteranno curiosità in artisti e committenti, basta citarne uno tra tutti, forse il più singolare, quello della levatrice incredula che venne ripreso nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze.

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Racconto di iniziazione. Youssef Nabil incanta Palazzo Grassi
di Redazioneweb   
giovedì 04 febbraio 2021

nabil-once-upon-a-dream.jpgLe mostre sono dei piccoli mondi in cui di volta in volta ci si ritrova avvolti, quasi invischiati. Once Upon a Dream a Palazzo Grassi, prima grande retrospettiva dell’artista egiziano Youssef Nabil, ci ha cinto in una trama narrativa vagamente nostalgica, sedotti da immagini volutamente senza tempo, capaci di condurci verso una realtà lontana, ma conosciuta o riconoscibile: un Egitto leggendario, quasi mitico, che appare sbiadito ed evanescente alla luce del contemporaneo, un Medio Oriente che affronta il presente perdendo il passato.

 

Fotografia, pittura, video e installazioni ripercorrono poeticamente l’intera carriera dell’artista seguendo uno schema narrativo cinematografico. Il racconto segue a grandi linee un copione, che assume la forma di una fiction personale al limite dell’immaginazione.

 

Once Upon a Dream è infatti un racconto di iniziazione, tra fantasia e realtà, dove ciascuna tematica affrontata ha una valenza universale e allo stesso tempo individuale: la ricerca dei reperti identitari, le preoccupazioni ideologiche, sociali e politiche dei nostri giorni, la malinconia di un passato ormai lontano. Non una mostra monografica, ma una visione profonda delle aspirazioni dell’artista che diventa sentimento condiviso, un contemporaneo che trasforma il visitatore in compagno di viaggio.

 

www.palazzograssi.it

 
STORIE2020 | Mostre perdute. La regola della bellezza
di Augusto Gentili*   
lunedì 21 dicembre 2020
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Una delle vittime illustri del Covid è certamente Carpaccio, la sua mostra in programma a Palazzo Ducale (10 ottobre 2020 – 24 gennaio 2021), curata da Muve Fondazione Musei Civici di Venezia, è stata posticipata a data da destinarsi. Abbiamo scelto questa mostra come emblema di tutte le mostre attese anzi attesissime che solo a Venezia in questo 2020 ci siamo persi.


Nella speranza di poter riavvolgere il nastro per il 2021 e di non perderne nemmeno una per strada, vogliamo offrire un ‘assaggio’ prestigioso del Carpaccio: il professor Augusto Gentili ci guida alla scoperta di un dipinto del Maestro, anzi di un suo capolavoro nascosto in città

 

Il San Giorgio e il drago di San Giorgio Maggiore è un dipinto poco visto: non sta in chiesa ma in una sala relativamente “riservata”, un tempo coro d’inverno o coro di notte, poi detta “sala del conclave” giacché per oltre tre mesi a cavallo tra 1799 e 1800 – occupata Roma dai francesi e garantita Venezia dagli austriaci – vi si tenne la travagliata assemblea cardinalizia che portò all’elezione di papa Pio VII Chiaramonti. Alla scarsa considerazione generale, che appare francamente incomprensibile per chi ne abbia diretta conoscenza, contribuisce forse la convinzione diffusa – soprattutto nella vecchia saggistica, ma talvolta anche in contributi più recenti – che il dipinto provenga dall'abbazia benedettina di Santa Maria del Pero a Monastier nel trevigiano.

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Ocean Archive presenta ricercatori, artisti, danzatori, video-maker con i piedi in acqua
di Redazioneweb   
mercoledì 02 dicembre 2020
ImageIl cambiamento di abitudini nella fruizione della cultura non in presenza ha portato allo sviluppo di approcci multiformi, multi-canale, originali e a flusso continuo. Le mostre, per esempio, non chiudono o non finiscono, ma rinascono online offrendo sempre nuovi territori di indagine. Esemplare in questo senso è certamente la piattaforma Ocean-Archive.org emanazione dell'indagine espositiva Territorial Agency: Oceans in Transformation di Ocean Space nella chiesa di San Lorenzo (ora conclusa), che continua online le sette traiettorie alla base della mostra, con un ricco programma di appuntamenti digitali “andati in onda” in questi mesi, tra questi Feet in the Water, Eyes on the Land programma di video proiezioni a cura di Pietro Consolandi, borsista del programma Ocean Fellowship 2020. Documentari e video d'artista indagano la linea liminale e mutevole tra acqua, terra e aria, al centro della cosiddetta "zona sensibile", secondo la definizione di Territorial Agency, l’area che si estende tra i 200 metri sopra e sotto al livello del mare, in cui si concentra una parte fondamentale delle attività umane, animali e vegetali e considerata la più vulnerabile ai cambiamenti climatici.
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