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SPECIALE VENICEMARATHON | Alex il Grande. Intervista ad Alex Zanardi
di Massimo Bran, Davide Carbone   
lunedì 22 ottobre 2018

mbt_5620arrivo-zanardi2.jpgParlare anche per pochi minuti, anche solo al telefono, con una persona come Alex Zanardi è semplicemente un'esperienza di positività assoluta. A dir poco. Tutti sappiamo quanto sia rischioso scivolare in una trita retorica da politically correct quando si parla di disabilità anche nello sport. Perché, nonostante gli enormi passi in avanti fatti in questa direzione anche grazie all'esempio di straordinari campioni come Alex, troppo spesso troppi ancora si approcciano a questo mondo con un fare quasi compassionevole, pietisticamente solidaristico. Ecco, basta un solo minuto a tu per tu con Zanardi per esorcizzare in un amen una simile, irritante disposizione.

 

In lui tutto è vitale, l'agonismo è palpabile in ogni sua sillaba, tutto legato da un'etica sportiva prepotentemente autentica, che non ammette alibi pur riconoscendo a chiunque una seconda possibilità, vedi la sua dichiarazione relativa al fattaccio del centauro Fenati, a cui non concede sconto alcuno (ndr: aveva follemente tirato il filo del freno a un avversario affiancatogli in un rettilineo percorso a 200 km/h...!), ma al quale sostiene vada offerta una seconda chance solo dopo aver misurato la sua eventuale, effettiva presa di coscienza di quanto commesso. Anche qui, a leggere quanto dichiara, non si avverte nessun ben che minimo buonismo di sorta. In Alex Zanardi tutto è sostanza vera, senza fronzoli e con una disposizione agli altri sempre asciutta, franca, positiva.

 

 

Al di là dei suoi clamorosi risultati olimpici e non (fresco di record mondiale della sua categoria, demolito di una strepitosa mezz'ora), che certo hanno aiutato non poco a rendere più visibile e a valorizzare in termini puramente sportivi, e non solo sociali, lo sport della disabilità, ciò che è importante nell'esempio di questo sportivo davvero unico è la sua forza netta, pulita, senza smancerie, il cui esempio apre non un orizzonte, ma almeno 10 direzioni, dimostrando che volere può davvero essere potere. E per il mondo che rappresenta, un mondo non certo facile e non certo con un quotidiano risolto da politiche all'altezza, questa razionale, irresistibile vitalità che contraddistingue ogni sua azione, sia essa sportiva, mediatica, sociale, è un balsamo più unico che raro per infondere fiducia a chi ne ha bisogno a tonnellate. Per tutto ciò, e molto di più ancora, siamo stati felicissimi alla vigilia della 33. Venicemarathon, che ogni anno che passa si conferma tra gli appuntamenti top dello sport italiano soprattutto per l'infinita articolazione di attività ed eventi che è in grado di offrire alle migliaia di suoi partecipanti, di parlare con questo solare campione che di questa corsa veneziana è protagonista centrale sia come atleta che come soggetto attivo con la sua associazione Obiettivo 3 nel Charity Program.

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LibertĂ  di scelta. Intervista a Franco Caramanti
di Andrea Oddone Martin   
martedì 16 ottobre 2018

franco_caramanti_1.jpg Ogni volta che allunghiamo la mano verso lo scaffale dei libri, ne scegliamo uno e lo cominciamo a sfogliare, lo sguardo vaga tra linee di parole, fotografie, grafiche più o meno colorate. Ne valutiamo l'impaginato, la consistenza della carta, la tessitura dei caratteri. Un mondo intero. Il libro è sempre il risultato, a volte felice altre meno, del lavoro editoriale: trasformando i testi nei manufatti concreti dei libri propone dimensioni di pensiero, suggerimenti d'azione, orizzonti riflessivi, confronti meditativi, a volte di contemplazione. Il lavoro editoriale, con le sue idiosincrasie, i suoi personalismi, le sue avvincenti aneddotiche, la sua storia fatta di successi, fallimenti clamorosi e colpi di scena, innerva la nostra storia culturale fin dal '500.

 

«Non si faceva gli editori per diventare ricchi, ma per far circolare idee», diceva Inge Feltrinelli, che assieme a Cesare De Michelis se n'è andata lasciandoci inevitabilmente un po' più soli, dopo aver provato a lasciarci almeno più ricchi di idee e convinzioni. Parliamo di libri e di editoria con una persona che ha lavorato assieme a questi due liberi pensatori, costruendo la propria carriera professionale nel secondo Novecento in seno ad alcune delle case editrici più importanti del panorama italiano: Franco Caramanti. Classe 1949, origine cremonese ma temperamento mantovano, Laurea in Sociologia e una vita interamente dedicata ai libri.

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Infiniti paralleli. Al via una nuova Residenza, Waterlines incontra la scrittura
di Redazioneweb   
venerdì 26 ottobre 2018

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ON LITERATURE, MIGRATION, FOOD

Conversazione con Deepak Unnikrishnan e Gholam Najafi

modera Shaul Bassi, Università Ca’ Foscari Venezia

30 ottobre 2018 h. 18

Ristorante Orient Experience I
Cannaregio 1847/b - Venezia

 

Un ottobre all’insegna della letteratura per il nuovo ciclo di Waterlines – Residenze letterarie e artistiche a Venezia, il progetto di Fondazione di Venezia, Collegio Internazionale dell’Università Ca’ Foscari e San Servolo Srl, che fa del concetto di residenza artistica il motore per inedite collaborazioni nel campo delle arti e della scrittura fra autori di fama internazionale e locali.

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Onore al merito. La passione del Friuli, nel mondo
di Redazioneweb2   
giovedì 15 novembre 2018
unnamed.jpgDaniela Patiès Montagnèr (Diploma della Giuria e Targa di Confartigianato Pordenone, al centro nella foto) è stata insignita del Premio Cigana per il servizio Il monte Rushmore e l'altare di Pergamo parlano friulano (pubblicato sul “Corriere del Popolo Paese Roma”, quotidiano on line, il 25 giugno 2018), primeggiando tra oltre 350 giornalisti provenienti da ogni parte d'Italia.
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Custodi della memoria. Il racconto della salute mentale a San Servolo
di Marzio Fabi   
mercoledì 24 ottobre 2018
sanservolo.jpgLa “salute mentale” è sempre stata un tema sensibile e, proprio perché nella quasi totalità dei casi il disagio psichico veniva nascosto agli occhi della collettività e curato in ambienti che assomigliavano più a luoghi di detenzione e privazione che a reparti ospedalieri, riveste notevole importanza preservarne una memoria collettiva e rendere i musei dedicati alla storia dei manicomi sempre più conosciuti e visitati.
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Alla MarcoPolo una maratona di letture a sostegno di Mediterranea Saving Humans
di Redazioneweb   
venerdì 26 ottobre 2018

174136378-f26563a2-4813-4b1d-a236-ddc0ed691ac7.jpg«Non lo facciamo per salvarli, ma per salvarci, perché insieme a loro ogni notte sta affogando anche la nostra coscienza e la nostra possibilità di essere più forti delle nostre paure».

 

Arriva a Venezia, sabato 27 ottobre alla Libreria MarcoPolo di campo Santa Margherita La via di terra, una maratona di letture a sostegno di Saving Humans. Sono più di 100 gli intellettuali, scrittori e artisti di differenti espressioni, oltre a cittadini comuni che salgono sui palcoscenici di 8 città, Cagliari, Bologna, Torino, Venezia, Palermo, Roma, Napoli e Milano, per un reading collettivo di finanziamento alla nave Mare Jonio, vedetta umanitaria di monitoraggio e testimonianza sul tratto di mare dove si muore d'acqua, di incuria, di abbandono e di silenzio.

 

La nave italiana è partita dalle nostre coste per raggiungere il Mare Mediterraneo e svolgere un'attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che vede costantemente donne, uomini e bambini affrontare enormi pericoli nell'assenza di soccorsi, nel silenzio e nella complice indifferenza dei governi italiano ed europei. Mediterranea è qualcosa di diverso: una “azione non governativa” portata avanti dal lavoro congiunto di organizzazioni di natura eterogenea e di singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici, sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di questo progetto, volto a ridare speranza, a ricostruire umanità, a difendere il diritto e i diritti.

 

I protagonisti di questa maratona di letture hanno portato la loro testimonianza sui temi dell'accoglienza, del viaggio e della solidarietà. A Venezia tra gli altri sono presenti: Tiziano Scarpa, Alberta Basaglia, Anna Toscano, Enrico Palandri, Mara Rumiz, Ginevra Lamberti, Serena Nono, Sara Gamberini, Anna Antonelli, Gianni Zoccheddu, Roberto Ferrucci, Gianfranco Bettin insieme a molti altri artisti della fotografia, imprenditori, musicisti e giornalisti.

Ad accompagnare le parole, le musiche registrate di Paolo Fresu e Giovanni Guidi.
 

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Parte di me. La tecnologia, al servizio dello sport
di Redazioneweb2   
lunedì 08 ottobre 2018

viozanardicaironi.jpgTre storie, tre esempi, tante emozioni: il mondo dello sport paralimpico, degli atleti e delle tecnologie più innovative viene raccontato a partire dall'8 ottobre al MUSME, il Museo di Storia della Medicina di Padova, che si arricchisce della nuova importante installazione dedicata a Sport, Tecnologia e Disabilità.

 

Per la prima volta tre meravigliosi campioni, Martina Caironi, Bebe Vio e Alex Zanardi, hanno deciso di “esporsi” in un museo italiano, il MUSME, mettendo a disposizione i supporti con cui hanno vinto gare di livello mondiale: la gamba con cui Martina si è sempre allenata per diventare la donna con protesi più veloce al mondo; il braccio usato da Bebe sia nel corso degli allenamenti che nelle gare, dal gennaio 2010, dopo la malattia, ai Mondiali di Budapest dell'ottobre 2013; la handbike con cui Alex ha vinto l'Oro alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Accanto ai tre oggetti-simboli saranno esposte le video testimonianze dei tre protagonisti che raccontano la loro passione ed esperienza.

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Storie oltre il tempo. La Giornata Europea della Cultura Ebraica a Venezia
di F.M.   
giovedì 11 ottobre 2018

storytelling_-_le_storie_siamo_noi.jpgIn occasione della XIX Giornata Europea della Cultura Ebraica, che in Italia quest'anno si tiene il 14 ottobre, il Museo Ebraico di Venezia ha deciso di partecipare con numerose attività speciali: «Il tema di quest’anno è lo Storytelling e noi in varie forme – dice Michela Zanon, Direttore Coopculture del Museo - raccontiamo la storia del nostro ghetto e delle personalità che lo hanno attraversato».

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Le conseguenze dell’Architettura. L’esperienza portoghese, un modello
di Paolo Lucchetta   
giovedì 20 settembre 2018

padiglione_portogallo_copyright_andre_cepeda.jpgL’attitudine a occuparsi della cosa pubblica rimane il contributo più evidente degli architetti portoghesi al dibattito sull’architettura contemporanea.

In questo senso, appare quasi esemplare nella Biennale titolata Freespace, l’allestimento del padiglione Portogallo a Palazzo Giustinian Lolin, Public Without Rhetoric, curatori Nuno Brandão Costa e Sérgio Mah.

 

A partire dagli anni Settanta, l’Europa si interessa al Portogallo, all’esperienza e alla pratica di un metodo a misura d’uomo, soprattutto dopo la Rivoluzione dei garofani che – senza sparare un colpo – aveva deposto il regime totalitario. Gli architetti aiutarono le popolazioni a organizzarsi al fine di partecipare alla trasformazione dei quartieri, costruendosi le proprie case. Era un momento unico, di instabilità politica e sociale in tutta Europa. «Senza conflitto non esiste partecipazione, esiste manipolazione», disse e dice Siza. L’esperienza portoghese divenne un modello da copiare, da riproporre in altri contesti. E da quel momento l’architettura di un Paese e i suoi protagonisti sono presenze costanti nel dibattito internazionale, nelle riviste, congressi, università, musei, biennali e triennali.

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Il passato non è una terra straniera. 4000 anni di costruito a Lima
di Andrea Falco   
giovedì 20 settembre 2018

fg_a_peru_9116.jpg447 nodi di cotone peruviano sul pannello di ingresso del Padiglione del Perù accolgono il visitatore con una rappresentazione simbolica delle huacas di Lima.

Si tratta di strutture architettoniche monumentali di mattoni, luoghi sacri che hanno potuto conservarsi per migliaia di anni grazie al clima estremamente secco della città. Un’eredità antica e preziosa, a lungo ignorata e sepolta sotto strati di terra e sabbia, che solo negli ultimi tempi sta tornando alla luce grazie agli scavi archeologici. Il nodo, emblema di conflitto e possibilità, introduce un’approfondita riflessione sulla complessa situazione architettonica di una città che sta crescendo rapidamente e senza una significativa pianificazione urbana.

I curatori del padiglione Perù, alle Sale d’Armi all’Arsenale, Marianela Castro de la Borda e Javier Lizarzaburu Montani ci hanno guidato En Reserva.

 

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Padiglione Giappone. Un viaggio attraverso l'etnografia architettonica
di Marisa Santin   
giovedì 20 settembre 2018

lato_dingresso_della_w_house_2010__yukiko_suto_per_gentile_concessione_di_take_ninagawa.jpgNon deve essere stato semplice per la curatrice Momoyo Kaijima mettere insieme e coordinare il lavoro dei 42 autori (tra cui università, designer, architetti e artisti) chiamati a realizzare Architectural Ethnography from Tokyo, il progetto del Giappone per la Biennale Architettura 2018: «Siamo partiti dai disegni. Ho mostrato ai progettisti alcuni schizzi e ho chiesto loro di ragionare attorno al concetto di Free Space, il tema proposto quest’anno dalla Biennale».

 

Tutto qui? Ci dev’essere per forza di più per coordinare un gruppo così nutrito di persone. Forse occorre uno speciale talento fatto di essenzialità giapponese e filosofia orientale, qualità che la minuta curatrice sembra aver trasmesso perfettamente all’interno del Padiglione. La incontriamo al termine dell’inaugurazione, dopo aver accompagnato almeno una mezza dozzina di delegazioni giapponesi e italiane in giro per le sale: «Ora che riesco a prendermi il tempo di guardare indietro, è stato in effetti quasi un miracolo gestire tutte queste persone in Giappone, per un progetto da realizzare qui, dall’altra parte del mondo».

 

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | La prospettiva delle esperienze e delle parole
di Lucia Baima   
giovedì 20 settembre 2018

ir_great_britain_1076.jpgNel visitare la 16. Mostra Internazionale di Architettura, curata da Yvonne Farell e Shelley McNamara, sin dalle prime sale e dalla pluralità delle opere esposte, emerge chiaramente che attorno alla singola parola – Freespace – si è progettata e costruita non solo un’esposizione ma un corale cambio di prospettiva, tanto nella mostra centrale quanto in alcuni dei Padiglioni nazionali.

È rivolto a tutti, infatti, l’invito a partecipare, non solo come spettatori ma come attori, a questa collettiva riflessione intorno allo spazio libero, pensato come generatore di processi, che si fonda sulle parole del manifesto programmatico, dove lo spazio generico, re-indagato, interrogato, sviscerato, diviene spazio di opportunità, una piattaforma che incarna e sollecita il libero desiderio di scambio fondante l’esperienza urbana.

Rispetto alle precedenti edizioni, questa Biennale rimette al centro della scena lo spazio, non più declinato unicamente attraverso la distanza degli esiti progettuali – gli oggetti architettonici, analizzati e scomposti nelle loro singole componenti o secondo i loro principi compositivi –, ma attraverso multipli processi aperti in grado di attuare quell’inversione del punto di vista che rileva non un sistema di regole ma un sistema di esperienze.

Scambi e processi, questi, che svelano le molteplici potenzialità dell’architettura, ovvero la sua capacità di offrire, attraverso il suo disegno e un tempo considerato non lineare, altrettanti e infiniti spazi liberi, gratuiti e supplementari, ovvero spazi significativi, anche in ciò che non è costruito, trasformando cosi l’horror vacui in horror pleni, ovvero a pensare, come invita a fare Gillo Dorfles in L’intervallo perduto, al «vuoto, non solo come assenza, ma come inizio di alcunché di positivo, come effettiva sostanza altrettanto efficace del pieno, anzi forse più efficace di questo».

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16 BIENNALE ARCHITETTURA | Experiencing Freespace. L’esperienza della libertà dello spazio
di Michele Cerruti But   
giovedì 20 settembre 2018

ir_venues_facade_central_pavilion_1187.jpgNel 1959 esce negli Stati Uniti un libro, scritto da un professore danese di Copenaghen in prestito al MIT, che diventa in brevissimo tempo un vero e proprio cult. Experiencing Architecture (l’originale danese, Om at opleve arkitektur, è del ‘57) è un saggio scritto dall’architetto e urbanista, professore e viaggiatore, Steen Eiler Rasmussen. Ed è la miglior guida per la Biennale di Yvonne Farrell e Shelley McNamara.

 

Perché, se c’è una cosa che un po’ tutti, architetti o meno, capiscono subito quando visitano la mostra, è che il freespace, che guida la curatela, proprio non si riesce a definire. Inutile provare a ricostruirne noiose genealogie, farne anatemi accademici o appuntarsi glosse intellettuali: il freespace si sottrae a qualunque tentativo definitorio. Ma del resto, appunto, già Rasmussen diceva che: «l’Architettura non si fa mettendo semplicemente insieme piante, sezioni e prospetti. È qualcos’altro e qualcosa di più. È impossibile spiegare precisamente cosa sia, giacché persino i suoi stessi confini non sono per nulla definiti. In generale, l’arte non dovrebbe essere affatto spiegata: al più, bisognerebbe farne un’esperienza».

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Bamboo e cemento. L’urbanizzazione inversa della campagna cinese
di Marisa Santin   
venerdì 06 luglio 2018

Intervista a Li Xiangning | CINA Repubblica popolare cinese

 

domus-biennale_cina_27.jpg.foto.rmedium.jpgNegli ultimi tre decenni l’economia cinese è cresciuta più velocemente che in qualsiasi altra nazione, determinando un rapido e spasmodico sviluppo soprattutto dei grandi centri urbani. I limiti di tale imponente urbanizzazione si stanno ora traducendo in record negativi per il Paese.

Pechino e Shanghai sono fra le metropoli più inquinate e sovrappopolate al mondo e il trend che a partire dagli anni ‘90 ha visto l’esodo di una gran parte della popolazione dalla campagna verso le città sta mostrando segni di inversione di rotta.

 

In molti stanno valutando l’idea di una vita diversa e l’alternativa sembra affermarsi in un ritorno alla campagna, culla della cultura cinese e custode dell’identità più autentica del Paese.

 

Il progetto del Padiglione cinese, Building a Future Countryside, si muove attorno a queste premesse. Secondo il curatore Li Xiangning «la rapida crescita che ha investito il Paese negli ultimi decenni ha maturato una sempre maggiore consapevolezza degli enormi problemi che accompagnano uno sviluppo urbano incontrollato. Le persone stanno pensando ad un modo alternativo di vivere, lontano da inquinamento, traffico e da tutti quei disagi che caratterizzano le grandi città».

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Una settimana da Leoni: i vincitori
di Francesca De Filippi   
venerdì 06 luglio 2018

avz_the_jury_-2446.jpgLa settimana delle vernici della Biennale Architettura trova nella proclamazione dei Leoni, sabato 26 maggio scorso, il suo atto culminante e al contempo liberatorio. È il momento in cui la Giuria, da una parte e il pubblico dall’altra decretano il gradimento dell’edizione.

 

A Ca’ Giustinian, nella Sala delle Colonne gremitissima, è andata in scena una cerimonia di premiazione emozionante e molto partecipata, che si è aperta con un lunghissimo applauso, quasi una standing ovation da (archi)star, alle due curatrici, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, sul palco emozionate e quasi stupite. Un calore sincero e sentito che ha commosso un po’ tutti e a trasformato l’evento in una atto corale, che i protagonisti/vincitori hanno contribuito a rendere unico.

 

Ma veniamo ai premi che la Giuria internazionale della 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, composta da Sofía von Ellrichshausen, Frank Barkow, Kate Goodwin, Patricia Patkau, Pier Paolo Tamburelli, ha deciso di attribuire.

 

 

 

 

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Luoghi infiniti. Il padiglione Francia visto con Julien Choppin
di Andrea Falco   
venerdì 06 luglio 2018

encore-heureux-french-pavilion-2018-venice-architecture-biennale-3-inexhibit.jpgIntervista a Julien Choppin | FRANCIA

 

L’allestimento del padiglione Francia, che ricicla materiali usati per Studio Venezia, opera di Xavier Veilhan presentata alla Biennale Arte 2017, tende a restituire la globalità di un territorio, evidenziando tutte quelle azioni svolte dalla società civile e dalla collettività che riconducono alle possibili aperture sperimentali dell’architettura.

 

Les Grands Voisins e il Centquatre a Parigi, l’Hôtel Pasteur a Rennes, la Grande Halle a Colombelles, gli Ateliers Médicis a Clichy-sous-Bois –Montfermeil, la Friche la Belle de Mai a Marsiglia, il Tri Postal ad Avignone, il 6B a Saint-Denis, La Convention ad Auch e la Ferme du Bonheur a Nanterre: un racconto di dieci “luoghi terzi” lungo il territorio francese, su cui sono intervenute occupazioni temporanee, infrastrutture pubbliche, habitat partecipativi, spazi lavorativi o culturali, e in cui si suscita la domanda se sia necessario soltanto costruire degli edifici o creare invece dei luoghi in sé.

Ne abbiamo parlato con Julien Choppin, che assieme a Nicola Delon e Sébastien Eymard (Encore Heureux Architects) hanno curato il Padiglione francese ai Giardini.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Territori da vivere. L’architettura, dialogo intimo tra luogo e abitanti
di M.M.   
domenica 08 luglio 2018

Eventi collaterali

 

veniceach.png«Per me praticare l’architettura è come un processo infinito di aggiungere strati di conoscenza umana uno per uno. Costituisce una solida base per noi per collegare tutto nella nostra vita e per rendere tutto correlato. Rende la nostra vita un tutto indipendente e più vicino alla “realtà”».

Huang Sheng-Yuan, Fieldoffice Architects.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Libere coincidenze. Un archivio delle idee per riscrivere il presente
di M.M.   
domenica 08 luglio 2018

Eventi collaterali

 

3113582_thehappenstance_zone_bashkhan.pngUn progetto aperto che si sta rivelando il più autentico esperimento di Freespace. The Happenstance, Evento Collaterale della 16. Biennale Architettura, padiglione della Scozia a Venezia, ha trasformato il bellissimo giardino di Palazzo Zenobio in un luogo libero in cui costruire insieme le basi per dare nuova forma ed energia al presente.

Motore per il cambiamento? La fantasia sfrenata delle giovani generazioni. Per celebrare infatti l’Anno dei Giovani della Scozia (YOYP), è stata promossa un’esplorazione attorno all’idea di Freespace tra i giovani del Paese: capacità, bisogni e immaginazione.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Chi ha paura del terremoto? Il CEA e la resilienza dei Borghi italiani
di C.S.   
domenica 08 luglio 2018

Eventi collaterali 

 

images.pngCombattere la paura è una nobile causa, sopratutto se è una paura atavica come quella provocata dalle catastrofi naturali e in particolare dal terremoto. Borghi of Italy è l’Evento Collaterale presentato dal Concilio Europeo dell’Arte per la 16. Biennale Architettura, dedicato alla prevenzione e messa in sicurezza in chiave antisismica del patrimonio storico e monumentale in Italia.

 

I borghi sono infatti una peculiarità unica del nostro territorio e il primo obiettivo del progetto – dal significativo sottotitolo No(f) earthquake – è la sensibilizzazione sul tema del “conservare in sicurezza” i borghi del nostro Paese, in modo che tutti coloro che ci vivono possano finalmente sentirsi liberi dalla paura del terremoto.

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16. BIENNALE ARCHITETTURA | Libertà collettiva. Dodici progetti e un’idea di architettura civile
di M.M.   
domenica 08 luglio 2018

PORTOGALLO

 

hangarcentronautico_ph_marciooliveira_thumb.pngLa politica, la crisi economica, la società, le idee e l’identità nazionale. L’architettura è al centro di un pensiero nazionale pur in dialogo profondo con il contesto globale nel padiglione del Portogallo per la Biennale Architettura 2018 che schiera la ‘nazionale’ degli architetti portoghesi in una visione trasversale e transgenerazionale: dal Leone d’oro della Biennale 2018 (per la partecipazione alla mostra principale Freespace), Eduardo Souto de Moura a Aires Mateus e Associados, Álvaro Siza, André Cepeda, Barbas Lopes Arquitectos, Carlos Prata, Catarina Mourão, depA, Diogo Aguiar Studio, FAHR 021.3, Fala Atelier, Gonçalo Byrne, Inês Lobo, João Luís Carrilho da Graça, João Mendes Ribeiro, Menos é Mais, Miguel Figueira, Nuno Cera, Ottotto, Ricardo Bak Gordon, Salomé Lamas, SAMI, Serôdio Furtado Associados, Tiago Figueiredo.

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