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TEATRO
INTERVISTA | Liturgia urbana. Oona Doherty conquista il Leone d'argento per la danza
di Loris Casadei   
venerdì 16 luglio 2021

È un piacere parlare con Oona Doherty. Schietta, diretta, senza asettici filtri da uffici stampa. Nata a Londra ma cresciuta a Belfast, dove la madre nord-irlandese si trasferì quando aveva 10 anni, la piccola Oona era un maschiaccio dichiarato. Ha iniziato a ballare nel doposcuola, prendendo parte ai musical dell’istituto cattolico che frequentava. «Il mio lavoro gioca sul confine tra la carne e l’anima, il pubblico e il palcoscenico, per condividere un’esperienza cinetica. Sono persuasa a esplorare stati di pura onestà metafisica. Per rappresentare il sesso, il punk, il romanticismo [...] la scatola nera, il cubo bianco, l’Irlanda». Oona, cui va il Leone d’Argento per la Danza, è un’artista trasparente, “cruda”: crea incessantemente, ascoltando, assorbendo ciò che la circonda. Il suo lavoro è complesso, sofisticato, ma al tempo stesso appartiene visceralmente alla strada, trasudando un realismo gutturale.
Oona presenta in prima nazionale Hard to Be Soft – A Belfast Prayer, pensato e coreografato nel 2017. Le tematiche gender, la violenza, la non accettazione degli altri giocano un ruolo rilevante nei lavori di Oona, almeno quanto i suoi ricordi di stretta educazione cattolica. Una danza di strada la sua, che vedremo in un teatro, ma che dovremmo immaginare in un contesto urbano degradato come un urlo alla vita.

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“Gli interessi e le passioni della Doherty e il suo istintivo essere controcorrente non si sono mai incontrati con il mondo della danza istituzionale. Ispirata dalla cultura club e da una danza fuori dalle regole, Doherty ha affinato la sua arte per tentativi, con un approccio creativo poco ortodosso, senza filtri e coraggioso. La sua danza [...] va dritta al cuore come una freccia...

Wayne McGregor

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Il sale della terra. Incontro con Germaine Acogny, Leone d'oro per la Danza 2021
di Katia Amoroso e Loris Casadei   
venerdì 16 luglio 2021
Leone d’Oro alla carriera 2021, Germaine Acogny, franco-senegalese, classe 1944, è considerata la “madre della danza contemporanea africana”. È un’artista che colpisce soprattutto per la sua visione: «crede fortemente nel potere della danza di trasformare la vita delle persone e si è sempre impegnata a condividere la sua passione come un vero e proprio atto di rigenerazione», recita la Motivazione del Premio. Ha diretto dal 1977 al 1982 il Mudra Afrique di Dakar, la scuola di danza fondata da Maurice Béjart e dal Presidente-poeta del Senegal Léopold Sédar Senghor.
Oggi dirige la sua scuola in Senegal fondata insieme al marito, l’École des Sables, istituto di formazione e compagnia (Jant-bi) divenuto uno dei maggiori centri propulsivi della danza contemporanea, che attira danzatori e coreografi da tutto il mondo. Il suo assolo Somewhere at the Beginning, a Venezia in prima nazionale, è un’autobiografia d’autore e una testimonianza vissuta dei rapporti tra Africa e Occidente, che contrappone ragioni e culture diverse. In dialogo con il padre, Acogny intesse il suo personale viaggio tra passato e presente alla ricerca della propria identità, un viaggio scevro da ogni ideologia e semplificazione, per svelare al pubblico qualcosa di intimo e personale, le sue radici ma anche i conflitti che queste stesse implicano.
Abbiamo incontrato Germaine via Zoom e ci ha subito incantati con il suo carisma e la sua prorompente energia.
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“La sua influenza come artista e il suo impegno nella formazione di innumerevoli giovani artisti della danza in Africa (e non solo) sono un retaggio che dovremmo valorizzare e celebrare mentre la sua inesauribile visione continua a essere fonte di ispirazione e di guida...
Wayne McGregor

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Il tocco essenziale. Al via la 15. Festival di Danza diretto da Wayne McGregor
di Redazioneweb   
venerdì 16 luglio 2021

“Desideriamo riconnetterci con il mondo attraverso il corpo, impazienti di fare ritorno alla nostra piena esistenza in carne e ossa...

Parte dal tatto il direttore del settore Danza della Biennale, Wayne McGregor che sceglie per il suo primo festival il titolo First Sense, prendendolo in prestito dal libro del filosofo americano Matthew Fulkerson, che definisce appunto il tatto come «il senso più immediato e potente – il “primo senso” – per il ruolo centrale che svolge nell’esperienza». Il tatto come rappresentazione dell’urgente necessità di riconnetterci con il mondo e con l’altro, spazzando via le sedimentazioni di un anno in ‘sospensione’.
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Scandalosa è la vita. Parola a Krzysztof Warlikowski, Leone d'Oro della Biennale Teatro 2021
di Loris Casadei   
giovedì 01 luglio 2021

Il regista polacco Krzysztof Warlikowski, Leone d’Oro alla carriera 2021, è atteso a Venezia come una superstar. La provocazione a teatro sembra diventata tema vincente per il pubblico e i suoi spettacoli sono andati sold-out in pochi attimi. Già venti anni or sono veniva definito “agent provocateur” e le sue messe in scena delle opere di Shakespeare suscitavano scalpore. La Tempesta, ad esempio, venne riscritta alla luce della scoperta del massacro di Jedwabne, pogrom antiebraico nella Polonia del 1941.

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Effetto farfalla. Le rime ruggenti di Kae Tempest conquistano la Biennale Teatro
di F.D.S.   
giovedì 01 luglio 2021

Ci sono artisti che, oltre ad essere per l’appunto artisti, riescono anche ad essere “icone” del proprio tempo: non solo creatori di linguaggi estetici innovativi e di sommo livello, ma anche soggetti in cui convergono i flussi e le dinamiche sociali, insieme alla capacità di interpretare un periodo della storia, un universo di segni e di rappresentazioni. Così, alla rinfusa: Warhol, Toulouse-Lautrec, Caravaggio, Kerouac, tanti eroi della musica rock, ecc. Per questi artisti essere “iconici” significa semplicemente “essere sé stessi”. Tuttavia in essi il mondo riconosce la persistenza di un surplus di soggettività che va a toccare le dinamiche della storia.

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Siamo pettirossi testardi. ricci/forte presentano una Biennale Teatro "da combattimento"
di Fabio Marzari e Chiara Sciascia   
giovedì 01 luglio 2021

Biennale Teatro 2021, seconda edizione in versione “pandemica”, capitolo primo della direzione ricci/forte, un diarchia che promette assai bene per i prossimi quattro anni, lo si è compreso da subito durante la conferenza stampa di presentazione, in cui i due, uniti, ma separatamente, hanno espresso le loro idee sul progetto sviluppato per il settore Teatro, con una capacità affabulatoria rara e convincente oltre che densa di valore, adoperando inoltre una tecnica di comunicazione di livello così raffinato ed elegante, da suscitare una sconfinata ammirazione nel pubblico. E proprio per il valore delle parole espresse nel presentare il loro lavoro curatoriale abbiamo scelto di riportarle quasi letteralmente, per non sminuire l’importanza del loro impegno.
Il loro è un polittico, afferma Stefano Ricci: «siamo partiti dai colori, che per noi hanno una stretta attinenza con quello che raccoglie il significato di arte; il colore non ha la possibilità di essere categorizzato, non ha limiti. Proveremo a tracciare un affresco di un popolo, quello culturale e quello artistico, alla luce di quest’ibernazione dell’ultimo periodo, con i nostri sensi che si sono ‘congelati’ in attesa di quello che sta arrivando adesso...
C’è un unico teatro, il cielo è lo stesso. Per questo partiamo dal Blue, il cielo che ci rappresenta, che è in noi; un cielo che per tanto tempo è diventato il coperchio di una ‘bara’, si trasforma in un cielo possibile, laddove riusciamo a far trionfare i valori delle differenze, e a lanciarci nel firmamento per raccontare ancora una volta che siamo qui.
Tutti gli artisti invitati per la rassegna, sia i giovanissimi che le figure professionali più conosciute, nazionali o internazionali, attraversano i temi cari a questo momento storico di ricostruzione, di ascolto dell’altro e il tentativo di recuperare quella dignità da troppo tempo dimenticata. Tutti insieme costruiremo il nostro polittico, un giardino delle delizie, per raccontare una resistenza, per dire “ricominciamo, riprendiamo a vivere!”, ma soprattutto cerchiamo di restituire un senso al fare teatro, al fare spettacolo dal vivo, perché il nostro senso è il senso di un Paese che si affaccia a un futuro possibile».
Gianni Forte inizia con: «Useremo il potere rivoluzionario della parola poetica. Auspichiamo che il Festival diventi una sinfonia pubblica non solo da camera, un’incandescente leva trasversale di riflessione, di scambio e di incontro, una Biennale da combattimento senza alcun clamore, come la lotta che facciamo con il nostro angelo, silenziosa, ma non per questo meno furiosa.
Uno spazio di vita in questo mondo che lascia il tunnel solo per riprendere la stessa strada polverosa percorsa precedentemente. Vogliamo imboccare sentieri altri non convenzionali, apparentemente impervi, che però alla fine risultano più luminosi, utilizzando ciascuno il proprio alfabeto e non uniformandoci alla corrente. Siamo dei pettirossi testardi, appollaiati sul filo spinato, che inondano la notte, spesso senza più luna né stelle, con il loro canto fragile, ma abbagliante».

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Vacanze a teatro. La lunga estate caldissima dello Stabile del Veneto
di Chiara Sciascia   
mercoledì 07 luglio 2021

Tanto attesa, e mai così sospirata come dopo quest’anno di sale chiuse,  la stagione Estiva del Teatro Stabile del Veneto è finalmente partita con l’inebriante energia di un nuovo inizio. Il Teatro Goldoni ha infatti risollevato il sipario a giugno con il ritorno dal vivo della coppia Ugo Pagliai e Paola Gassman in Romeo e Giulietta di Babilonia Teatri, accolto con grande entusiasmo dal pubblico veneziano e seguito dall’originale rilettura de La bisbetica domata di Andrea Pennacchi. A luglio l’Estiva veneziana prosegue con Tutta la vita (22 e 23) della compagnia Amor Vacui, una co-produzione del Teatro Stabile del Veneto con La Piccionaia e Fondazione Teatro Metastasio, e il ritorno dell’Arlecchino Furioso (28, 29 luglio), prodotto sempre dallo Stabile Veneto con la compagnia Stivalaccio Teatro.

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Su il sipario! La stagione estiva del Teatro Goldoni apre nel segno dell'amore con Gassman e Pagliai
di Redazioneweb   
venerdì 04 giugno 2021

Come avevamo preannunciato, dopo Padova, anche a Venezia il sipario del Teatro Goldoni torna ad alzarsi. La nuova stagione estiva si inaugura il 9 e10 giugno alle ore 19, nel segno di Shakespeare e dell’amore, con la coppia Ugo Pagliai e Paola Gassman nello spettacolo Romeo e Giulietta. Una canzone d’amore di Babilonia Teatri, già Leone d'Argento alla Biennale Teatro 2016.

Dopo avere debuttato in streaming in prima nazionale lo scorso ottobre su Backstage, la coproduzione del Teatro Stabile del Veneto, Teatro Stabile di Bolzano e Estate Teatrale Veronese, torna così dal vivo a Venezia per ritrovare finalmente il contatto con il pubblico del teatro più antico della città.

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Una poltrona sotto il sole. Grande attesa per i nuovi cartelloni che annunciano un'estate a teatro
di Redazioneweb   
venerdì 28 maggio 2021

Aperto, chiuso, aperto, chiuso e finalmente aperto. I teatri riaprono proprio quando dovrebbero, in tempi ‘normali’, chiudere la stagione, ma chi può ancora fermarli? Gli attori scalpitano, i palcoscenici fremono e i sipari finalmente si alzano. E gli spettatori? Si, staremo in fila, distanziati o congiunti, ma andremo a teatro quest’estate! Segnali che questa ripresa “s’ha da fare” sono incredibilmente evidenti e confortanti.

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Nuove germinazioni. Un video omaggio alla poesia al femminile dal Teatro Ca' Foscari
di Redazioneweb   
lunedì 22 marzo 2021

In questi giorni parliamo di fioriture, nei giardini e in città, ma anche il teatro ha i suoi germogli pronti a schiudersi. Come gli altri, chiuso da oltre un anno il Teatro Ca’ Foscari, in realtà, non ha mai smesso di lavorare, mantenendo la propria identità laboratoriale e di fucina di idee e di iniziative condivise anche con il pubblico grazie alla rete. Durante il lockdown ha germinato infatti il progetto La città deserta, omaggio teatrale alle poetesse russe Anna Achmatova, Marina Cvetaeva e Lidija Čukovskaja, ideato e curato da Silvia Piovan, ora giunto a conclusione.

In prima visione, mercoledì 23 marzo alle ore 17.30, verrà pubblicato il video teatrale La città deserta che rimarrà disponibile on demand anche nei giorni 24 e 25 marzo su Youcafoscari, canale YouTube dell’Università Ca’ Foscari.

Il lavoro svolto da Silvia Piovan con gli studenti durante i due laboratori, è stato la base per il successivo breve periodo di prove a porte chiuse. L’attrice e autrice –  con il supporto del regista Gaudi Tione Fanelli, del fonico Roberto Barcaro, del filmaker Samuele Cherubini, del fotografo Giovanni Tomassetti – ha lavorato all’allestimento scenico finalizzato a un video teatrale.

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L’anno dei sette inverni. Matteo Righetto firma una nuova web serie per Teatro Stabile Veneto
di Chiara Sciascia   
mercoledì 10 marzo 2021

A un anno esatto dal primo lockdown lo scrittore padovano Matteo Righetto racconta il suo cammino tra le Dolomiti alla ricerca di un equilibrio con il tempo e la natura nella nuova produzione digitale del Teatro Stabile del Veneto, L’anno dei sette inverni diretta da Marco Zuin, con le musiche di Giorgio Gobbo.
La web serie composta di sette episodi, girati nel borgo dolomitico di Colle Santa Lucia, riporta alla luce la relazione ancestrale tra uomo e natura, per riflettere su una nuova humanitas capace di rifondarsi sulla conversione ecologica.

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Professione Teatro. Giorgio Ferrara, nuovo direttore artistico del Teatro Stabile del Veneto
di Redazioneweb   
giovedì 25 febbraio 2021

Malgrado i mesi di sosta forzata dei palcoscenici in tutta Europa causa pandemia, il Teatro Stabile del Veneto segna un nuovo importante traguardo con la nomina del nuovo Direttore Artistico per il prossimo triennio in sostituzione di Massimo Ongaro, che dopo un settennato lascia il suo incarico alla fine del mese di marzo. La scelta del CdA è caduta con voto unanime su Giorgio Ferrara, una delle voci più autorevoli del panorama culturale nazionale e non solo, la cui nomina ha suscitato da subito un ammirato plauso da parte delle più carismatiche figure della scena teatrale, tra gli altri Emma Dante e Bob Wilson. Nel documento programmatico che integra le nomine si legge: «Il mandato affidato al Maestro Ferrara è la sintesi di un percorso che stiamo affrontando con determinazione e che ha l’obiettivo di riportare il Teatro Stabile del Veneto ad essere Teatro Nazionale e a dare valore artistico alla propria identità e alla propria produzione. Nel prossimo triennio dobbiamo esaltare alcune caratteristiche del nostro teatro a partire dal suo palcoscenico più internazionale che è e rimarrà il Goldoni di Venezia. Occorre poi concentrare la produzione artistica a Padova, proponendo Treviso come terzo polo musicale di una regione ricca di fermento culturale».

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INTERVISTA | Teatro residente. Mattia Berto e lo Stabile mettono in scena la Città e i suoi abitanti
di Redazioneweb   
giovedì 18 febbraio 2021

0-1.jpgDa molti anni Mattia Berto interpreta il teatro come una vocazione non personale ma collettiva o meglio da sviluppare con la collettività, parlando alla città e ai suoi abitanti.


Berto infatti nel suo teatro al confine tra la scena e la strada trasforma gli spettatori in attori, in un'azione che si costruisce sull’improvvisazione e i cui testi sono testimonianze dirette di vita. Non sono reality o talent ma dialoghi vivi che entrano nella macchina teatrale e non si fermano, si compongono attraverso un lavoro laboratoriale puntuale che pone le basi per un Teatro di cittadinanza.


Il suo ultimo progetto in ordine di tempo è U-tòpi-a-Venezia, sviluppato con il Teatro Stabile del Veneto, che ha permesso di tenere in vita la comunità di chi ama il teatro, coinvolgendo trenta abitanti chiamati a raccontare la propria visione di città utopica.

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Ruggenti, graffianti. A Germaine Acogny e Oona Doherty i Leoni della Danza 2021
di Chiara Sciascia   
mercoledì 17 febbraio 2021

Ce lo aveva anticipato in un’intervista a pochi giorni dalla nomina, il neo direttore del settore Danza, Wayne McGregor: «Nelle prossime Biennali presenteremo opere che siano viscerali e dirette, danze e danzatori che ci parlino direttamente, nel momento […] Una danza che sia connessa al mondo reale, non che viva in un mondo tutto suo, autoreferenzialmente: una danza accessibile e radiosa, grezza e piacevole, che faccia ruggire l’anima».


Una promessa mantenuta. A ruggire quest’anno sono le anime di due donne straordinarie, la cui passione per la danza travalica confini, generi e generazioni: la carismatica danzatrice e coreografa franco-senegalese Germaine Acogny, nota in tutto il mondo come “la madre della danza contemporanea africana”, che riceve il Leone d’oro alla carriera, e la trentaquatrenne coreografa nord-irlandese Oona Doherty, voce graffiante e potente della scena europea, premiata con il Leone d’argento.

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Atti unici. Damiano Michieletto e lo Stabile del Veneto portano Čechov su Rai5
di Redazioneweb   
venerdì 19 febbraio 2021
Rai Cultura dedica una serata di grande opera e prosa al regista veneziano Damiano Michieletto. Su Rai5 sabato 20 febbraio, vanno infatti in onda la prima produzione scaligera dopo il lockdown, Salomé di Richard Strauss con Zubin Mehta sul podio, in diretta dal Teatro alla Scala di Milano (ore 19.50), e a seguire  sempre in prima assoluta i due celebri atti unici di Anton Čechov, La domanda di matrimonio e L’orso (ore 21.45), in un’unica nuova produzione realizzata con il Teatro Stabile del Veneto.
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Brecce poetiche. Al regista polacco Krzysztof Warlikowski il Leone d'Oro 2021
di Loris Casadei   
giovedì 11 febbraio 2021

k._warlikowski_fot._maurycy_stankiewicz.jpgIl 5 febbraio scorso, il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia accogliendo la proposta dei direttori del settore Teatro Stefano Ricci e Gianni Forte, ha annunciato il Leone d’oro 2021 al regista polacco Krzysztof Warlikowski, mentre il Leone d’Argento è stato assegnato alla poetessa Kae Tempest . La premiazione avrà luogo nel corso del 49. Festival Internazionale del Teatro, in programma dal 2 all’11 luglio.

 

«Da più di vent’anni Krzysztof Warlikowski – si legge nella Motivazione – è fautore di un profondo rinnovamento del linguaggio teatrale europeo. Utilizzando anche riferimenti cinematografici, un uso originale del video e inventando nuove forme di spettacolo atte a ristabilire il legame tra opera teatrale e il pubblico, Warlikowski sprona questo ultimo a strappare il fondale di carta della propria vita e scoprire cosa nasconde realmente». 

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Hold Your Own. A Kae Tempest il Leone d’Argento della Biennale Teatro 2021
di Loris Casadei   
mercoledì 10 febbraio 2021

rid-kae_tempest_ph_julian_broad2_262.jpgGianni Forte, nuovo direttore, insieme a Stefano Ricci, del settore Teatro della Biennale di Venezia lo aveva annunciato «Non pensiamo ad un solo teatro, ma a diversi teatri possibili... vogliamo aprire feritoie, squarci poetici. La poesia è l’unico antidoto allo sconcerto. Saremo due futuri guerrieri dello stupore poetico».

 

Avevano già in mente Kae Tempest, annunciata Leone d’Argento 2021, nel pronunciare queste parole?

 

Kae Tempest è contaminazione pura di generi, riprende la tradizione dei menestrelli, dei cantastorie, oggi modernamente chiamati spoken word artist, cantante, scrittrice di canzoni, poeta e romanziere. er di più ci tiene a definirsi “non binaria”, nel suo rifiuto a riconoscersi in un solo genere, né maschile né femminile né altro, e da tempo riferisce di sé stessa al plurale. La conosco da tempo tramite i suoi racconti e i pochi spezzoni di recitazione in circolazione.

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In arte "Cesco". 50 anni dalla scomparsa e 100 dal debutto di colui che fece rivivere Goldoni
di Fabio Marzari   
mercoledì 10 febbraio 2021

cesco_baseggio_gettyimages.jpg Era il 22 gennaio 1971 quando a Catania, dove si trovava per la regia teatrale di uno spettacolo goldoniano, venne a mancare Cesco Baseggio.

 

A 50 anni dalla sua scomparsa e nel giorno del centenario del suo debutto in scena, il 12 febbraio 1921, il Teatro Stabile del Veneto ricorda l’attore veneziano che ha fatto conoscere agli italiani in televisione negli anni Sessanta, quando ancora la scatola parlante era in grado di fornire upgrade culturali a un Paese in gran parte ingenuo e desideroso di apprendere.

 

Subito le doti di immediata comunicatività e simpatia dell’attore veneziano, seppure trevigiano di nascita, spiccarono in modo prepotente e resero il Nostro un personaggio notissimo alla platea televisiva, che si deliziava alla vista di alcune delle più celebri opere goldoniane di carattere e ambiente tipicamente veneziano come Sior Todero brontolon, Le Baruffe chiozzotte, I rusteghi, Il campiello, La bottega del caffè.

 

Dal 12 febbraio viene trasmesso gratuitamente sulla piattaforma digitale Backstage del Teatro Stabile del Veneto e disponibile successivamente on demand, lo spettacolo Baseggio Francesco, in arte Cesco ideato da Bepi Morassi e Anna Bogo, dedicato alla figura dell’importantissimo attore, cui si deve la grande diffusione del teatro goldoniano in particolare. 

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I due gemelli celebrano Goldoni. Una pura macchina di divertimento firmata Valter Malosti
di F.M.   
giovedì 04 febbraio 2021

crediti_foto_serena_pea__iduegemelliveneziani1.jpg«Convien dire che io ami la Patria mia veramente, poiché, lontano da essa, tre anni dopo ch’io n’era partito, dovendo scrivere una Commedia, sul gusto della mia Nazione ho voluto scriverla. In mezzo alla Toscana, in Pisa, dove la professione legale mi obbligava a parlare almeno nei Tribunali, comecché sia, la lingua Tosca, non mi sono dimenticato del mio dolce nativo linguaggio, e poiché non mi riusciva di poterlo continuamente parlare, mi ricreavo scrivendolo di quando in quando...».


Così l’immortale commediografo, nonché avvocato, Carlo Goldoni si rivolge ai suoi lettori raccontando in maniera dotta e assai convincente il senso stesso del suo lavoro, citando le fonti letterarie, a partire da Plauto, che stanno alla base dell’ispirazione della sua opera.


E così chiude Goldoni la sua raffinata “guida alla visione” de I due gemelli veneziani: «Una cosa mi è certamente riuscita in questa Commedia, che non so a qual altro Comico Poeta sia mai riuscita. Per ben condurre al suo termine la mia azione, mi è convenuto far morire in iscena uno de’ due Gemelli, e la di lui morte, che difficilmente tollerata sarebbe in una Tragedia, non che in una Commedia, in questa mia non reca all’uditore tristezza alcuna; ma lo diverte per la sciocchezza ridicola, con cui va morendo il povero sventurato. Io non credo arrogante la mia franca asserzione, quando ricordomi delle risa da cui si smascellavano gli spettatori universalmente, sul momento delle sue agonie e de’ suoi ultimi respiri. Peraltro esser può che, in leggendola, il ridicolo che vi è non risalti tanto, quanto fece animato dalla grazia del valoroso Comico. Ma la Commedia è Poesia da rappresentarsi, e non è difetto suo che ella esiga, per riuscir perfettamente, de’ bravi Comici che la rappresentino, animando le parole col buon garbo d’un’azione confacevole; checché ne possan dir i severi Critici, egli è certo che tutti coloro i quali han veduto rappresentar la morte di Zanetto, han confessato esser ella uno de’ pezzi più ridicoli e nuovi della Commedia.»

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Il ruggito dell’anima. Verso nuove frontiere la Biennale Danza del “cyber coreografo” Wayne McGregor
di Chiara Sciascia   
mercoledì 03 febbraio 2021

wayne-mcgregor-la-biennale-di-venezia-ph.-andrea-avezz1.jpgÈ il coreografo britannico Wayne McGregor a raccogliere il testimone della direzione del settore Danza della Biennale, dopo il quadriennio completato nel 2020 da Marie Chouinard. Nato a Stockport, classe 1970, ragazzo d’oro della coreografia britannica, McGregor inizia presto la sua carriera. A soli 22 anni, nel 1992, viene nominato coreografo residente al The Place di Londra; nello stesso anno fonda la sua prima compagnia, Random Dance. Una decina di anni più tardi diviene coreografo residente del Sadler’s Wells di Londra e poco dopo il primo coreografo contemporaneo cui sia stata assegnata la residenza al Royal Ballett di Covent Garden, che con lui diviene portavoce di cosa sia oggi il balletto contemporaneo: un titolo su tutti, il suo Woolf Works, sulla vita e le opere di Virginia Woolf, vincitore del Laurence Olivier Award, andato in scena anche al Teatro alla Scala durante la stagione 2018-19.


Oggi è alla testa del londinese Wayne McGregor Studio, un’avanguardistica rete creativa che allarga le frontiere dell’intelligenza del corpo attraverso la danza, il design, la tecnologia. Il lavoro di McGregor affonda le radici nella danza, ma abbraccia una molteplicità di ambiti che includono la tecnologia, le arti visive, l’opera e la formazione, al pari della compagnia omonima di danzatori, Company Wayne McGregor, che presenta i suoi spettacoli in tutto il mondo.


Il cinema è un’altra delle sue grandi passioni: vi lavora come coreografo e direttore dei movimenti collezionando svariati successi, tra cui Harry Potter e il calice di fuoco, Maria regina di Scozia, Sing, i primi due film della saga Animali fantastici e dove trovarli, e Audrey, nuovo docufilm di Helena Coan, che racconta la Hepburn a partire proprio dal suo grande amore per il balletto.


Durante il primo lockdown McGregor ha lanciato il progetto Reset 2020 dedicato al sostegno dei danzatori freelance, avviando un programma di dieci settimane che li aiutasse a equilibrare l’aspetto artistico con la gestione economica del fare danza. Una visione olistica che McGregor ha intenzione di trasferire anche al College per i giovani danzatori della Biennale.  
Il suo progetto per Biennale Danza è strettamente connesso al presente, per una danza in grado di comunicare direttamente con il pubblico, senza filtri, comprensibile a tutti, proiettata verso i nuovi linguaggi dell’innovazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale alla realtà virtuale.

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