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TEATRO
Nuove germinazioni. Un video omaggio alla poesia al femminile dal Teatro Ca' Foscari
di Redazioneweb   
lunedì 22 marzo 2021

In questi giorni parliamo di fioriture, nei giardini e in città, ma anche il teatro ha i suoi germogli pronti a schiudersi. Come gli altri, chiuso da oltre un anno il Teatro Ca’ Foscari, in realtà, non ha mai smesso di lavorare, mantenendo la propria identità laboratoriale e di fucina di idee e di iniziative condivise anche con il pubblico grazie alla rete. Durante il lockdown ha germinato infatti il progetto La città deserta, omaggio teatrale alle poetesse russe Anna Achmatova, Marina Cvetaeva e Lidija Čukovskaja, ideato e curato da Silvia Piovan, ora giunto a conclusione.

In prima visione, mercoledì 23 marzo alle ore 17.30, verrà pubblicato il video teatrale La città deserta che rimarrà disponibile on demand anche nei giorni 24 e 25 marzo su Youcafoscari, canale YouTube dell’Università Ca’ Foscari.

Il lavoro svolto da Silvia Piovan con gli studenti durante i due laboratori, è stato la base per il successivo breve periodo di prove a porte chiuse. L’attrice e autrice –  con il supporto del regista Gaudi Tione Fanelli, del fonico Roberto Barcaro, del filmaker Samuele Cherubini, del fotografo Giovanni Tomassetti – ha lavorato all’allestimento scenico finalizzato a un video teatrale.

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L’anno dei sette inverni. Matteo Righetto firma una nuova web serie per Teatro Stabile Veneto
di Chiara Sciascia   
mercoledì 10 marzo 2021

A un anno esatto dal primo lockdown lo scrittore padovano Matteo Righetto racconta il suo cammino tra le Dolomiti alla ricerca di un equilibrio con il tempo e la natura nella nuova produzione digitale del Teatro Stabile del Veneto, L’anno dei sette inverni diretta da Marco Zuin, con le musiche di Giorgio Gobbo.
La web serie composta di sette episodi, girati nel borgo dolomitico di Colle Santa Lucia, riporta alla luce la relazione ancestrale tra uomo e natura, per riflettere su una nuova humanitas capace di rifondarsi sulla conversione ecologica.

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Professione Teatro. Giorgio Ferrara, nuovo direttore artistico del Teatro Stabile del Veneto
di Redazioneweb   
giovedì 25 febbraio 2021

Malgrado i mesi di sosta forzata dei palcoscenici in tutta Europa causa pandemia, il Teatro Stabile del Veneto segna un nuovo importante traguardo con la nomina del nuovo Direttore Artistico per il prossimo triennio in sostituzione di Massimo Ongaro, che dopo un settennato lascia il suo incarico alla fine del mese di marzo. La scelta del CdA è caduta con voto unanime su Giorgio Ferrara, una delle voci più autorevoli del panorama culturale nazionale e non solo, la cui nomina ha suscitato da subito un ammirato plauso da parte delle più carismatiche figure della scena teatrale, tra gli altri Emma Dante e Bob Wilson. Nel documento programmatico che integra le nomine si legge: «Il mandato affidato al Maestro Ferrara è la sintesi di un percorso che stiamo affrontando con determinazione e che ha l’obiettivo di riportare il Teatro Stabile del Veneto ad essere Teatro Nazionale e a dare valore artistico alla propria identità e alla propria produzione. Nel prossimo triennio dobbiamo esaltare alcune caratteristiche del nostro teatro a partire dal suo palcoscenico più internazionale che è e rimarrà il Goldoni di Venezia. Occorre poi concentrare la produzione artistica a Padova, proponendo Treviso come terzo polo musicale di una regione ricca di fermento culturale».

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INTERVISTA | Teatro residente. Mattia Berto e lo Stabile mettono in scena la Città e i suoi abitanti
di Redazioneweb   
giovedì 18 febbraio 2021

0-1.jpgDa molti anni Mattia Berto interpreta il teatro come una vocazione non personale ma collettiva o meglio da sviluppare con la collettività, parlando alla città e ai suoi abitanti.


Berto infatti nel suo teatro al confine tra la scena e la strada trasforma gli spettatori in attori, in un'azione che si costruisce sull’improvvisazione e i cui testi sono testimonianze dirette di vita. Non sono reality o talent ma dialoghi vivi che entrano nella macchina teatrale e non si fermano, si compongono attraverso un lavoro laboratoriale puntuale che pone le basi per un Teatro di cittadinanza.


Il suo ultimo progetto in ordine di tempo è U-tòpi-a-Venezia, sviluppato con il Teatro Stabile del Veneto, che ha permesso di tenere in vita la comunità di chi ama il teatro, coinvolgendo trenta abitanti chiamati a raccontare la propria visione di città utopica.

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Ruggenti, graffianti. A Germaine Acogny e Oona Doherty i Leoni della Danza 2021
di Chiara Sciascia   
mercoledì 17 febbraio 2021

Ce lo aveva anticipato in un’intervista a pochi giorni dalla nomina, il neo direttore del settore Danza, Wayne McGregor: «Nelle prossime Biennali presenteremo opere che siano viscerali e dirette, danze e danzatori che ci parlino direttamente, nel momento […] Una danza che sia connessa al mondo reale, non che viva in un mondo tutto suo, autoreferenzialmente: una danza accessibile e radiosa, grezza e piacevole, che faccia ruggire l’anima».


Una promessa mantenuta. A ruggire quest’anno sono le anime di due donne straordinarie, la cui passione per la danza travalica confini, generi e generazioni: la carismatica danzatrice e coreografa franco-senegalese Germaine Acogny, nota in tutto il mondo come “la madre della danza contemporanea africana”, che riceve il Leone d’oro alla carriera, e la trentaquatrenne coreografa nord-irlandese Oona Doherty, voce graffiante e potente della scena europea, premiata con il Leone d’argento.

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Atti unici. Damiano Michieletto e lo Stabile del Veneto portano Čechov su Rai5
di Redazioneweb   
venerdì 19 febbraio 2021
Rai Cultura dedica una serata di grande opera e prosa al regista veneziano Damiano Michieletto. Su Rai5 sabato 20 febbraio, vanno infatti in onda la prima produzione scaligera dopo il lockdown, Salomé di Richard Strauss con Zubin Mehta sul podio, in diretta dal Teatro alla Scala di Milano (ore 19.50), e a seguire  sempre in prima assoluta i due celebri atti unici di Anton Čechov, La domanda di matrimonio e L’orso (ore 21.45), in un’unica nuova produzione realizzata con il Teatro Stabile del Veneto.
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Brecce poetiche. Al regista polacco Krzysztof Warlikowski il Leone d'Oro 2021
di Loris Casadei   
giovedì 11 febbraio 2021

k._warlikowski_fot._maurycy_stankiewicz.jpgIl 5 febbraio scorso, il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia accogliendo la proposta dei direttori del settore Teatro Stefano Ricci e Gianni Forte, ha annunciato il Leone d’oro 2021 al regista polacco Krzysztof Warlikowski, mentre il Leone d’Argento è stato assegnato alla poetessa Kae Tempest . La premiazione avrà luogo nel corso del 49. Festival Internazionale del Teatro, in programma dal 2 all’11 luglio.

 

«Da più di vent’anni Krzysztof Warlikowski – si legge nella Motivazione – è fautore di un profondo rinnovamento del linguaggio teatrale europeo. Utilizzando anche riferimenti cinematografici, un uso originale del video e inventando nuove forme di spettacolo atte a ristabilire il legame tra opera teatrale e il pubblico, Warlikowski sprona questo ultimo a strappare il fondale di carta della propria vita e scoprire cosa nasconde realmente». 

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Hold Your Own. A Kae Tempest il Leone d’Argento della Biennale Teatro 2021
di Loris Casadei   
mercoledì 10 febbraio 2021

rid-kae_tempest_ph_julian_broad2_262.jpgGianni Forte, nuovo direttore, insieme a Stefano Ricci, del settore Teatro della Biennale di Venezia lo aveva annunciato «Non pensiamo ad un solo teatro, ma a diversi teatri possibili... vogliamo aprire feritoie, squarci poetici. La poesia è l’unico antidoto allo sconcerto. Saremo due futuri guerrieri dello stupore poetico».

 

Avevano già in mente Kae Tempest, annunciata Leone d’Argento 2021, nel pronunciare queste parole?

 

Kae Tempest è contaminazione pura di generi, riprende la tradizione dei menestrelli, dei cantastorie, oggi modernamente chiamati spoken word artist, cantante, scrittrice di canzoni, poeta e romanziere. er di più ci tiene a definirsi “non binaria”, nel suo rifiuto a riconoscersi in un solo genere, né maschile né femminile né altro, e da tempo riferisce di sé stessa al plurale. La conosco da tempo tramite i suoi racconti e i pochi spezzoni di recitazione in circolazione.

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In arte "Cesco". 50 anni dalla scomparsa e 100 dal debutto di colui che fece rivivere Goldoni
di Fabio Marzari   
mercoledì 10 febbraio 2021

cesco_baseggio_gettyimages.jpg Era il 22 gennaio 1971 quando a Catania, dove si trovava per la regia teatrale di uno spettacolo goldoniano, venne a mancare Cesco Baseggio.

 

A 50 anni dalla sua scomparsa e nel giorno del centenario del suo debutto in scena, il 12 febbraio 1921, il Teatro Stabile del Veneto ricorda l’attore veneziano che ha fatto conoscere agli italiani in televisione negli anni Sessanta, quando ancora la scatola parlante era in grado di fornire upgrade culturali a un Paese in gran parte ingenuo e desideroso di apprendere.

 

Subito le doti di immediata comunicatività e simpatia dell’attore veneziano, seppure trevigiano di nascita, spiccarono in modo prepotente e resero il Nostro un personaggio notissimo alla platea televisiva, che si deliziava alla vista di alcune delle più celebri opere goldoniane di carattere e ambiente tipicamente veneziano come Sior Todero brontolon, Le Baruffe chiozzotte, I rusteghi, Il campiello, La bottega del caffè.

 

Dal 12 febbraio viene trasmesso gratuitamente sulla piattaforma digitale Backstage del Teatro Stabile del Veneto e disponibile successivamente on demand, lo spettacolo Baseggio Francesco, in arte Cesco ideato da Bepi Morassi e Anna Bogo, dedicato alla figura dell’importantissimo attore, cui si deve la grande diffusione del teatro goldoniano in particolare. 

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I due gemelli celebrano Goldoni. Una pura macchina di divertimento firmata Valter Malosti
di F.M.   
giovedì 04 febbraio 2021

crediti_foto_serena_pea__iduegemelliveneziani1.jpg«Convien dire che io ami la Patria mia veramente, poiché, lontano da essa, tre anni dopo ch’io n’era partito, dovendo scrivere una Commedia, sul gusto della mia Nazione ho voluto scriverla. In mezzo alla Toscana, in Pisa, dove la professione legale mi obbligava a parlare almeno nei Tribunali, comecché sia, la lingua Tosca, non mi sono dimenticato del mio dolce nativo linguaggio, e poiché non mi riusciva di poterlo continuamente parlare, mi ricreavo scrivendolo di quando in quando...».


Così l’immortale commediografo, nonché avvocato, Carlo Goldoni si rivolge ai suoi lettori raccontando in maniera dotta e assai convincente il senso stesso del suo lavoro, citando le fonti letterarie, a partire da Plauto, che stanno alla base dell’ispirazione della sua opera.


E così chiude Goldoni la sua raffinata “guida alla visione” de I due gemelli veneziani: «Una cosa mi è certamente riuscita in questa Commedia, che non so a qual altro Comico Poeta sia mai riuscita. Per ben condurre al suo termine la mia azione, mi è convenuto far morire in iscena uno de’ due Gemelli, e la di lui morte, che difficilmente tollerata sarebbe in una Tragedia, non che in una Commedia, in questa mia non reca all’uditore tristezza alcuna; ma lo diverte per la sciocchezza ridicola, con cui va morendo il povero sventurato. Io non credo arrogante la mia franca asserzione, quando ricordomi delle risa da cui si smascellavano gli spettatori universalmente, sul momento delle sue agonie e de’ suoi ultimi respiri. Peraltro esser può che, in leggendola, il ridicolo che vi è non risalti tanto, quanto fece animato dalla grazia del valoroso Comico. Ma la Commedia è Poesia da rappresentarsi, e non è difetto suo che ella esiga, per riuscir perfettamente, de’ bravi Comici che la rappresentino, animando le parole col buon garbo d’un’azione confacevole; checché ne possan dir i severi Critici, egli è certo che tutti coloro i quali han veduto rappresentar la morte di Zanetto, han confessato esser ella uno de’ pezzi più ridicoli e nuovi della Commedia.»

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Il ruggito dell’anima. Verso nuove frontiere la Biennale Danza del “cyber coreografo” Wayne McGregor
di Chiara Sciascia   
mercoledì 03 febbraio 2021

wayne-mcgregor-la-biennale-di-venezia-ph.-andrea-avezz1.jpgÈ il coreografo britannico Wayne McGregor a raccogliere il testimone della direzione del settore Danza della Biennale, dopo il quadriennio completato nel 2020 da Marie Chouinard. Nato a Stockport, classe 1970, ragazzo d’oro della coreografia britannica, McGregor inizia presto la sua carriera. A soli 22 anni, nel 1992, viene nominato coreografo residente al The Place di Londra; nello stesso anno fonda la sua prima compagnia, Random Dance. Una decina di anni più tardi diviene coreografo residente del Sadler’s Wells di Londra e poco dopo il primo coreografo contemporaneo cui sia stata assegnata la residenza al Royal Ballett di Covent Garden, che con lui diviene portavoce di cosa sia oggi il balletto contemporaneo: un titolo su tutti, il suo Woolf Works, sulla vita e le opere di Virginia Woolf, vincitore del Laurence Olivier Award, andato in scena anche al Teatro alla Scala durante la stagione 2018-19.


Oggi è alla testa del londinese Wayne McGregor Studio, un’avanguardistica rete creativa che allarga le frontiere dell’intelligenza del corpo attraverso la danza, il design, la tecnologia. Il lavoro di McGregor affonda le radici nella danza, ma abbraccia una molteplicità di ambiti che includono la tecnologia, le arti visive, l’opera e la formazione, al pari della compagnia omonima di danzatori, Company Wayne McGregor, che presenta i suoi spettacoli in tutto il mondo.


Il cinema è un’altra delle sue grandi passioni: vi lavora come coreografo e direttore dei movimenti collezionando svariati successi, tra cui Harry Potter e il calice di fuoco, Maria regina di Scozia, Sing, i primi due film della saga Animali fantastici e dove trovarli, e Audrey, nuovo docufilm di Helena Coan, che racconta la Hepburn a partire proprio dal suo grande amore per il balletto.


Durante il primo lockdown McGregor ha lanciato il progetto Reset 2020 dedicato al sostegno dei danzatori freelance, avviando un programma di dieci settimane che li aiutasse a equilibrare l’aspetto artistico con la gestione economica del fare danza. Una visione olistica che McGregor ha intenzione di trasferire anche al College per i giovani danzatori della Biennale.  
Il suo progetto per Biennale Danza è strettamente connesso al presente, per una danza in grado di comunicare direttamente con il pubblico, senza filtri, comprensibile a tutti, proiettata verso i nuovi linguaggi dell’innovazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale alla realtà virtuale.

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Alchimisti all’opera. L’incantesimo dei colori di Ricci/Forte: il Teatro riparte dall’Uomo
di Chiara Sciascia   
mercoledì 27 gennaio 2021

ricci-forte11.jpgSono trascorsi esattamente dieci anni. Era il 18 novembre 2010, Biennale Teatro, edizione 38. Mi trovavo sprofondata in una poltrona tra le prime file della platea del Teatro Goldoni, in scena Macadamia Nut Brittle di Ricci/ Forte.

 

Sul mio volto si susseguivano una moltitudine di espressioni diverse, dallo stupore al disgusto, dalla compassione alla rabbia. Una lacrima bruciava gli occhi per uscire, un sorriso abbozzato lasciava il passo a una risata amara, e poi quel fremito alla bocca dello stomaco, quasi ti morsicasse un po’ di vergogna per il tuo stesso cinismo. Quella sera uscii dalla sala ‘nuda’, privata di uno strato di epidermide, vagamente stordita, avvolta da un groviglio di sensazioni che non avrei saputo descrivere a caldo.

Era il mio primo, indimenticabile incontro con il teatro di Ricci/Forte; come un’ingenua Alice precipitata nella tana del Bianconiglio, attirata da uno dei miei gusti preferiti del gelato Häagen-Dazs, finii catapultata nell’universo lisergico, psichedelico e spietatamente reale del duo teatrale milanese, che oggi, una decade più tardi, con sincero entusiasmo e malcelata curiosità ritrovo alla guida della stessa Biennale Teatro per i prossimi quattro anni. Autori-registi di culto del teatro di ricerca italiano, riconosciuti a livello internazionale come una delle realtà più rappresentative della scena contemporanea, Stefano Ricci e Gianni Forte lo scorso 27 ottobre sono stati infatti nominati direttori del settore Teatro dal Presidente Roberto Cicutto insieme al cda della Biennale per il quadriennio 2021-2024.

Dopo gli anni di formazione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico con Luca Ronconi e alla New York University con Edward Albee, Ricci e Forte formano l’omonimo ensemble nel 2005 e l’anno successivo debuttano con Troia’s Discount, che conquista immediatamente l’attenzione di pubblico e critica. Il loro sguardo lucido e feroce sul contemporaneo sfocia in un linguaggio onirico in cui la poesia è l’unico antidoto allo sconforto: Ploutos, da Aristofane, vince il premio della Critica come migliore drammaturgia alla Biennale Teatro 2008.

 

Seguono il sopracitato Macadamia Nut Brittle, Abbastarduna, con la regia di David Bobée, Pinter’s Anatomy e Grimmless, altra indimenticabile messa in scena al Teatro Fondamenta Nuove per il Festival del 2011, Imitationofdeath, 100% Furioso al NET Festival di Mosca, Still Life, che si aggiudica l’Oscar come miglior spettacolo straniero nel 2017 al Festival Internazionale Teatro Mercosur di Cordoba in Argentina, Darling (ipotesi per un’Orestea), TroiloVSCressida. E ancora La ramificazione del pidocchio, PPP – Ultimo inventario prima di liquidazione, entrambi sull’universo poetico di Pier Paolo Pasolini, e Easy To Remember, omaggio alla poetessa russa Marina Cvetaeva.

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Ricci/Forte attraversano svariati mondi, scandagliando territori inesplorati con una visione sempre dettata da una curiosità vitale, passando dal teatro alla lirica, che li incorona con il Premio Abbiati 2018 per la regia di Turandot al Macerata Opera Festival, alla tv, per cui scrivono fiction di successo e si mettono alla prova come conduttori nel recente “doc on the road”, Hic Sunt Leones, realizzato per Rai3, in cui alla guida di un camper girano il Paese dando voce a piccoli grandi eroi, veri “leoni” del quotidiano. Il progetto di Ricci/Forte per il quadriennio in Biennale si articola in una tetralogia, scandita da diversi colori, cieli differenti sotto i quali disegnare nuove relazioni tra le arti e far germinare qualcosa nel tempo.

 

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Primo... non dimenticare. Gli spettacoli del Teatro Stabile Veneto per il Giorno della Memoria
di Redazioneweb   
sabato 23 gennaio 2021
mannnino-segre.jpgMantenere vivo il ricordo delle vittime e dell’orrore della Shoah è un dovere morale, civico e sociale, un dovere quotidiano, che nel Giorno della Memoria dev’essere incoraggiato e rinnovato attraverso la riflessione, il  confronto, lo studio. Seppur a porte chiuse, il Teatro Stabile del Veneto accende doverosamente i propri riflettori sul Giorno della Memoria 2021, proponendo gratuitamente sulla piattaforma Backstage una settimana di spettacoli in streaming ispirati alle parole di Liliana Segre, Primo Levi e alle musiche di Guido Alberto Fano, Alberto Gentili e Vittorio Rieti.

Apre il cartellone dedicato al Giorno della Memoria lo spettacolo Primo, in diretta dal Teatro Comunale Quirino de Giorgio di Vigonza il 24 gennaio (ore 18) con replica il 25 (ore 10), diretto da Giovanni Calò e interpretato da Jacob Olesen, con le musiche di Massimo Fedeli e le immagini tratte dalle opere di Eva Fischer. Il recital letterario, proposto dall’Amministrazione Comunale di Vigonza e dall’associazione Echidna, dà voce alla testimonianza di Primo Levi per non dimenticare. Partendo dalla forza teatrale dei dialoghi e dalla descrizione che Levi fa degli uomini, con questo spettacolo Calò racconta alle nuove generazioni nel modo più immediato e amplificato l’esperienza dell’autore e dei suoi compagni scomparsi.
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Gennaio in danza. Dal Teatro Toniolo due appuntamenti in streaming
di Redazioneweb   
mercoledì 13 gennaio 2021

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Dopo averci tenuto compagnia durante le feste natalizie e aver inaugurato il ciclo di videointerviste dai teatri della Regione con Alessandro Haber per la rassegna Schiusi - I Teatro sono vivi, il sipario del Teatro Toniolo non si abbassa ma prosegue la sua programmazione in streaming con spettacoli pensati ad hoc dal Settore Cultura del Comune di Venezia, in collaborazione con Arteven circuito teatrale regionale.

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NATALE 2020 | Teatro Toniolo in streaming: un palcoscenico vestito a festa
di Redazioneweb   
lunedì 14 dicembre 2020
ImageLo spettacolo al Teatro Toniolo è qualcosa che durante le feste non manca mai, è una tradizione di quelle belle, un desiderio che per quanto piccolo si avvera ogni anno... E dico, ogni anno, questo 2020 compreso. D'accordo, rinunceremo alla passeggiata tra le vetrine, al selfie sotto l'albero, alle musiche di Natale suonate dal palco della Piazza illuminata da mille luci, ma allo spettacolo, a quello no, non vogliamo né dobbiamo fortunatamente rinunciare.
Il Teatro Toniolo infatti non intende lasciare soli i propri spettatori e sposta in streaming gli spettacoli che dovevano svolgersi sul palcoscenico, arrivando gratuitamente direttamente nelle case di tutti gli appassionati attraverso il canale YouTube di Cultura Venezia .
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In balia delle onde. Messaggi nella Bottiglia dal Teatro Stabile Veneto per una nuova drammaturgia
di Redazioneweb   
venerdì 18 dicembre 2020
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Chissà quanti messaggi nel corso dei secoli sono stati affidati al ventre di una bottiglia vuota, gettata col cuore colmo di speranza e illusione tra le onde furiose di un mare in tempesta… Chissà quanti messaggi sono arrivati a destinazione e hanno portato alla salvezza e quanti altri sono stati invece perduti, inghiottiti dalle acque…


Acque in balia di una tempesta, come quella che sta attraversando il mondo del teatro e dello spettacolo dal vivo. In un momento tanto buio e sferzato dai venti dell’incertezza, coltivare il proprio talento, ampliare il repertorio, rigenerare il metodo di studio, possono essere la “scialuppa di salvataggio” alla quale aggrapparsi, per salvarsi e risalpare.


Da questa considerazione nasce il progetto promosso dal Teatro Stabile del Veneto in collaborazione con La Piccionaia, Messaggi nella bottiglia – Idee per una playlist di brevi drammaturgie, un laboratorio di specializzazione in drammaturgia e interpretazione per giovani artisti, che si svolgerà a Vicenza da gennaio ad aprile 2021 in modalità online e in presenza.

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In prima fila nel backstage. Una nuova piattaforma digitale per le Stagioni dello Stabile del Veneto
di Redazioneweb   
venerdì 06 novembre 2020
ImageI Teatri hanno fatto da subito i conti con la pandemia, prima chiusi completamente, poi aperti con capienza fortemente ridotta e infine nuovamente chiusi, con una stagione autunnale già ampiamente programmata e comunicata. La legge dello spettacolo impone di non fermarsi mai e la realtà presente ha dimostrato che davvero il sipario non deve e non può mai calare, anche con le sale vuote.

 

La tecnologia ci ha abituato all'utilizzo di piattaforme digitali che consentono al pubblico da casa di assistere agli spettacoli, gustandoli anche da angolature differenti rispetto alla poltrona in teatro. Premesso che l'emozione di uno spettacolo dal vivo in sala non ha eguali, un numero cospicuo di utenti del web ha dato ragione a chi, come il Presidente dello Stabile del Veneto, Giampiero Beltotto e il Direttore Artistico Massimo Ongaro, non ha mai voluto arrendersi al Covid-19 e ogni giorno ha saputo mantenere vivo il proprio entusiasmo senza cedere alla rassegnazione di dover cancellare tutta la programmazione.

 

Il pubblico da casa ha a disposizione un vasto catalogo di spettacoli/concerti/lezioni teatrali programmate per la stagione e anche il making of degli spettacoli stessi all'indirizzo www.backstage.teatrostabileveneto.it.

 

In questo modo il teatro adempie in pieno alla funzione sociale che ebbe nel passato, e che pareva avere via via perduto negli ultimi anni. Gli attori non sono solo dei saltimbanchi che alzano la polvere delle tavole nei palcoscenici, ma con la rappresentazione di spettacoli di autori di varie epoche danno volto e voce alla libertà di espressione e di pensiero, dal teatro antico a quello contemporaneo.

 
Sintonizzati. Arteven 'riapre' le porte del teatro con i nuovi Radiodrammi
di Redazioneweb   
giovedì 05 novembre 2020
ImageA pochi giorni dalla repentina chiusura dei teatri dettata dalla nuova impennata dell'emergenza sanitaria, Arteven, il Circuito multidisciplinare del Veneto, reagisce prontamente ed elabora un nuovo progetto per dare risposte al pubblico, già pronto a tornare a riempire le platee, e al mondo teatrale veneto, nuovamente privato del suo lavoro.

Su idea del direttore artistico di Arteven Giancarlo Marinelli, nasce il progetto Radiodrammi, una "novità antica" che riprende la grande tradizione del teatro italiano alla radio adattandola alla contemporaneità.
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Drammaturgie future. Ripartono i laboratori online del Teatro Ca' Foscari
di Livia Sartori di Borgoricco   
mercoledì 04 novembre 2020
ImageIl teatro è morto, viva il teatro!” Proviamo a vederla così, questa storia del teatro, ché anche se i luoghi ad esso deputati sono momentaneamente chiusi e lo scambio fisico attori-spettatori non è possibile, è l’idea, il concetto del fare teatro che non muore, che semplicemente si rinnova, cercando nuovi linguaggi, nuovi canali e, perché no, nuovi pubblici. Così sta facendo il Teatro Ca’ Foscari: gli spettacoli della stagione autunnale CompensAzioni sono “congelati” per l’emergenza sanitaria, proseguono online invece che in presenza gli appuntamenti con i laboratori.
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Silenzio... parla il cuore. Incontro con Giancarlo Marinelli
di Fabio Marzari   
venerdì 23 ottobre 2020
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Giancarlo Marinelli, vicentino di nascita e padovano d’adozione, è stato un enfant prodige che fin da giovanissimo ha saputo alternare la scrittura letteraria e teatrale alla regia. Autore di numerosi romanzi con i quali ha collezionato una serie di importanti premi, tra cui il Campiello, si divide tra la drammaturgia, l’organizzazione di festival teatrali, la regia e la produzione di trasmissioni tv per i palinsesti nazionali della RAI. Direttore artistico di recente nomina di Arteven, il circuito teatrale del Veneto, leader in Italia nel campo dello spettacolo, Marinelli si accende parlando del teatro con la consueta passione e grande competenza che contraddistingue il suo lavoro, e da profondo conoscitore della provincia veneta ne scaturisce un racconto differente dall’immaginario fortemente stereotipato di una terra dedita in gran parte al lavoro e poco incline alla cultura.

 

 

Iniziamo dal suo nuovo ruolo di Direttore Artistico di Arteven, circuito territoriale di teatro di grande profondità storica e con pochi pari.

Non me ne vogliano gli altri, ma numeri alla mano stiamo parlando del circuito più grande d’Italia. È il circuito in cui sono nato, come regista e come artista, perché purtroppo – e lo dico con sana invidia – non ho avuto la fortuna di molti miei colleghi che hanno potuto essere prodotti dagli Stabili. Io sono sempre stato un regista e drammaturgo prodotto dai privati che poi cercavano di vendere gli spettacoli. Arteven è quindi il luogo in cui sono cresciuto, ho vissuto e ho imparato a fare teatro; tutte quelle persone – molte delle quali purtroppo non ci sono più – che dirigevano i teatri di Cittadella, piuttosto che di San Stino di Livenza, di Noventa o di Thiene, sono figure professionali che mi hanno insegnato come ci si rapporta con il pubblico e come si costruisce uno spettacolo. Quando Massimo Zuin e Pierluca Donin, entrambi sempre più oberati da impegni importanti – Donin è diventato nel frattempo presidente di tutti i circuiti teatrali nazionali – mi hanno chiesto di dare uno sguardo d’insieme ai tanti teatri che Arteven sovraintende, mi è sembrata la maniera migliore per cercare di mettere quello che ho imparato a servizio alle compagnie venete e dei giovani che stanno emergendo in un momento così difficile, contraccambiando in questo modo la possibilità che mi è stata data proprio da Arteven di essere diventato quello che sono oggi.

 

La cosa che colpisce molto è il gran numero di teatri che si trovano al di fuori dei centri urbani maggiori, nelle piccole cittadine e nei paesi del Veneto. 

Mi lasci essere un po’ tranchant. L’esperienza mi insegna, con tutto il rispetto per le grandi città, che il vero pubblico, quello che attende lo spettacolo con più trepidazione, è quello dei piccoli centri in provincia. Bassani diceva che “il vero cosmopolita è provinciale”, proprio per indicare come la minore offerta che si ha nei piccoli paesi costringa inevitabilmente chi ne usufruisce ad avere un senso critico maggiore rispetto a chi magari vive, che so, a Milano e ha a disposizione un’offerta molto più ampia. Come dico sempre, il teatro di provincia soprattutto per gli artisti emergenti è il vero palco di prova. Arteven ha il merito incredibile di aver portato nei teatri di provincia stagioni e un pubblico che non hanno niente da invidiare al Piccolo di Milano. È un pubblico preparato e abituato a vedere grandi spettacoli e grandi interpreti. A Noventa Vicentina, ad esempio, ricordo Il Mercante di Venezia con Giorgio Albertazzi. È un pubblico abituato oggi a vedere interpreti del calibro di Accorsi, Giuseppe Pambieri, Ivana Monti, Romina Mondello, Alessandro Preziosi, Moni Ovadia, Mariano Rigillo fino a Glauco Mauri. Per questo proprio quella provincia dal punto di vista non tanto dei numeri, quanto della crescita delle compagnie, risulta essere fondamentale. E non dimentichiamoci i grandi critici veneti che hanno fatto scuola a livello nazionale; il mio maestro Cibotto abitava a Rovigo!

 

Fa specie vedere una città piccola e apparentemente marginale come Rovigo con un fervore culturale, una capacità di fare cultura incredibile, basti pensare ad esempio all’Accademia dei Concordi. Quindi a volte la forza è proprio di queste piccole realtà che fanno da motore trainante, quando invece nelle grandi città subentra una sorta di disillusione, quasi un distacco, dato forse dall’eccessiva abitudine, come appena diceva, ad avere tutto a portata di mano, che porta quasi a non dare più peso alla qualità dell’offerta culturale che si ha a disposizione.

Sono perfettamente d’accordo. Ho vissuto in prima persona questo genere di cose. Quando Albertazzi o Lavia, piuttosto che la Proclemer o Mauri, venivano in Veneto, alle otto del mattino erano già davanti all’edicola a guardare cosa avessero scritto di loro Garbato, Cibotto, Antonio Stefani. Abbiamo davvero rappresentato e dobbiamo continuare a rappresentare una forza di qualità formidabile, e in questo certamente gioca un ruolo fondamentale Arteven. Dico che è il primo circuito in Italia perché ha saputo costruire un mondo di qualità e di pubblico vero all’interno dei teatri. Il mio compito è quindi oggi quello di proseguire su questa strada, chiaramente all’ombra di Pierluca Donin, che è tra quelli che mi hanno insegnato a fare teatro, cercando però, in un tempo così eccezionalmente problematico quale è il nostro, di “raccogliere le truppe” e far sì che tutte queste realtà e questi teatri trovino un modo continuo e proficuo di dialogare con le compagnie. Questa è la mia mission.

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