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Controcanto. Che aria tira in Laguna
di Fabio Marzari   
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Tira una brutta aria, inutile negarlo. L’onda lunga di novembre ha fiaccato l’ottimismo e provoca un certo effetto vedere la città presentarsi con una smorfia di dolore. Non si può sapere al momento se il Carnevale potrà invertire la tendenza ad un preoccupante segno meno davanti ad ogni indicatore economico, tuttavia va registrato un impegno pressante da parte di molti nel cercare di raddrizzare le sorti in bilico di Venezia. I profeti di sventura non devono prevalere, ma ci si sente altrettanto fuori luogo nel fare i trombettieri dell’ottimismo.

 

Provando una via mediana maggiormente aderente alla realtà, abbiamo l’obbligo di credere nella necessità di una diversa politica dell’accoglienza, che parta da un miglior racconto della città. Da un lato la centralità di Venezia a livello mediatico è assodata, serve dare informazioni corrette per non creare equivoci rispetto all’ordinaria straordinarietà della vita in Laguna. Ma è pur sempre questa una rubrica di menù e non si può affrontare con indole quaresimale l’incipiente carnevale con il suo meraviglioso carico di dolcezze.

 

Le frittelle hanno iniziato al traino delle vacanze di Natale a fare capolino nelle vetrine nei banchi delle pasticcerie, poi sono apparsi i galani e le castagnole per ricordare a chi avesse voluto fingere di ignorare il messaggio che carnevale è iniziato e mai come in quest’anno bisestile e complicato, una consolazione dolce può attutire l’amarezza ben radicata nell’oggi. Il potere taumaturgico della fritola non è certo una scoperta recente e c’è un mondo che gira attorno ad essa! Mi perdoni Plauto questa licenza per nulla poetica, serve anche lo scherzo per arginare in piccola parte le geremiadi collettive.

 

Venezia in questo periodo ha visto molte attività chiudere, ci sono vittime illustri, uno tra tutti il Vecio Fritolin, la cui resa rappresenta un dolore. Lo storico locale di calle de la Regina infatti ha chiuso i battenti e Irina Freguia, donna coraggiosa e tenace, ha dovuto gettare la spugna e arrendersi all’evidenza di conti che non tornavano più. Senza entrare nel merito di vicende contrattuali private, rimane il dispiacere di non poter ritrovare un angolo speciale della città vivo e illuminato dalla fama, meritata, di un locale molto conosciuto e apprezzato anche mediaticamente.

 

Una storia piccola, partita da Aristide, l’inventore del pesce fritto in scartosso e portata in auge per molti anni dalla bravissima Irina e dal suo staff che ha saputo tenere alta la tradizione della migliore cucina veneziana. Neppure la benevola presenza di Aristide, il cui fantasma si dice accompagnasse simpaticamente la vita del locale, ha potuto evitarne la chiusura. Povero Aristide sconsolato tra le luci spente e le sale vuote di quello che è stato un angolo felice per i palati degli avventori.

 

Un altro fantasma che va ad aggiungersi al corteo di ricordi in una città dalle migliaia di storie. Proprio per evitare l’effetto Ghost City urge pensare alla vita possibile in un tessuto urbano perfetto per una dimensione ideale del quotidiano, in cui non capiti più di stupirsi perchè in un mercoledì sera invernale qualsiasi una sala cinematografica era piena di spettatori. Le tracce di vita reale sono le uniche possibili nel garantire un futuro alla città e ai suoi abitanti, meno fantasmi, più fantasia!