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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Laura Scarpa
di Pierangelo Federici   
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Veneziana, è direttrice editoriale del web magazine «Venezia da vivere», si occupa da anni di relazioni pubbliche, comunicazione sui social media e organizzazione di eventi. Con il suo socio ha ideato e organizza Venice Fashion Week, evento che porta la moda e l’alto artigianato a Venezia due volte l’anno.

Ha collaborato con la Biennale, il Teatro La Fenice, l’Azienda di Promozione Turistica, l’Università IUAV, l’Istituto Europeo di Design, il Carnevale di Venezia e la Venice International University.
 
L’intervista
Eccoci qui, Laura: questa breve intervista serve a tracciare il tuo profilo “psico-culinario”. Genererà una ricetta che dovrebbe rappresentarti, per restare in tema con la moda, un piatto come fosse un abito che ti calzi a pennello. Ogni tanto mi chiedo se la cucina, nella sua globalità di espressioni, dai contorni qualche volta poco definiti che si sovrappongono, la gastronomia, l’enologia, insomma il mondo del cibo, possa essere definito moda. In fin dei conti la cucina, così come il modo di vestirsi, rappresenta un mondo in continua evoluzione fatto di tendenze che cambiano, spariscono e ricompaiono periodicamente.
 
Ormai da anni il cibo si è trasformato in fenomeno mediatico, questa trasformazione che qualcuno chiama “rivoluzione” sta facendo scomparire dal vocabolario gastronomico la parola tradizione. Non sono convinto che tutto ciò mi piaccia, ma è un fatto che ormai i piatti proposti dagli “chef al top” sono slegati da ogni legame con le ricette della nonna. Quindi oggi, per chi scrive di cucina come me, è vietato non prendere in considerazione il mood che sta intorno, il sentire degli stati d’animo prima ancora dei brontolii della pancia.
 
Nel tuo web magazine racconti la Venezia che ami: i registi emergenti, le gallerie innovative, gli eventi, la moda, i ristoranti giusti, insomma tutto quello che rende unico vivere a Venezia…
Sì, sono veneziana e adoro la mia città. Lo stile di vita veneziano è rilassato e vicino alla natura, vediamo l’acqua e camminiamo molto tutti giorni. In primavera prendiamo la barca e andiamo nelle isole in gita. I bambini sono liberi perché non ci sono pericoli per le strade, e sono continuamente stimolati da arte e cultura. Per esempio, organizziamo le feste di compleanno nei musei.
 
Hai creato e organizzi tutti gli anni con la tua struttura professionale alcuni eventi molto interessanti nel panorama veneziano. Tra questi la Venice Fashion Week, la cui “spring edition” si svolgerà a maggio. Qualche anticipazione?
Siamo molto orgogliosi: abbiamo previsto la presentazione della capsule collection di Tiziano Guardini, lo stilista sostenibile premiato al Green Carpet Fashion Award, realizzata da nove imprese venete con i preziosi tessuti Bevilacqua. Inoltre tutti gli eventi di Venice Fashion Week vogliono stimolare la riflessione sulla sostenibilità, sull’alto artigianato veneziano, sull’immagine di Venezia e sul rilancio del sistema moda veneto.
 
Allora Venezia si può anche considerare “città della moda”?
Certamente, perché lo è sempre stata! Basta osservare i quadri alle Gallerie dell’Accademia o a Palazzo Ducale: Venezia dettava la moda nel Medioevo, nel Rinascimento, nel Settecento, persino nei primi anni del Novecento e negli anni Cinquanta e Sessanta, e questo per il suo essere crocevia di culture, punto di riferimento per le arti, la tecnologia e le innovazioni, importantissimo centro di commerci internazionali e luogo di impareggiabile maestria artigianale.
 
Se tu dovessi scegliere il meglio della cosiddetta ‘venezianità’, cosa salveresti e cosa butteresti?
Di Venezia non si butta niente! Di certo sono da salvare le botteghe di merceria, che sono rimaste poche. Sono da sostenere e promuovere le stamperie e tipografie veneziane, che per fortuna vedo attive e in espansione, l’arte del Merletto di Burano, l’arte delle Impiraresse, cioè le creative che creano gioielli con le perle di vetro, e le sartorie e gli atelier di moda, che valorizziamo con Venice Fashion Week.
 
E tu, te la cavi ai fornelli? Segui una tua strada, ti affidi alla tradizione o ti lasci trascinare da queste nuove legioni di esegeti che esaltano gli chefs televisivi?
Sono molto connessa, ma non ho la tv. Amo fare risotti, quindi tradizione, ma tutto senza lattosio: ho eliminato per sempre tosse e raffreddore, e senza formaggio sento meglio i gusti. Adoro il pesce crudo e propongo spesso l’avocado tagliato a metà con una salsa di senape, olio e limone. Se ora aprissi il tuo frigorifero, cosa ci troverei dentro? Oltre all’avocado, al limone e alla senape: radicchio rosso, scarola, zucchine, aglio e cipolle, carciofi, patate. Per gioia e per amore, Prosecco!
 
Bacaro tour oppure mise en place di lusso?
Bacaro... chic!
 
La ricetta
RISOTO DE SPARESEE COL PROSECCO
Con la primavera arrivano i sapori freschi! Facciamo un risotto con gli asparagi verdi e il Prosecco Brut. Monda con un pelapatate e taglia la parte finale dei gambi degli asparagi, tuffali in acqua bollente salata per un paio di minuti, quindi conserva l’acqua di cottura. Raffreddali velocemente in acqua e ghiaccio, così manterranno il loro bel colore, e metti da parte qualche punta di asparago che userai come guarnizione del piatto. Ripassa le punte in padella con un filo d’olio, mentre frulli i gambi tagliati a rotelle con un po’ della loro acqua di cottura. Trita finemente una cipolla bianca e fai imbiondire in olio evo, quindi aggiungi il riso Vialone Nano e fallo tostare. Sfuma mezzo bicchiere di prosecco, lascia evaporare e prosegui la cottura per circa 15 minuti, aggiungendo man mano l’acqua bollente di cottura degli asparagi. A fine cottura, si aggiungono i gambi frullati e si manteca senza burro ma con un poco di Parmigiano Reggiano DOP grattugiato (un formaggio che è naturalmente senza lattosio), quindi impiatta guarnendo con le punte degli asparagi. Per accompagnare il piatto, suggerisco di finire la bottiglia di prosecco.