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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista ad Angela Milanese
di Pierangelo Federici   
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Veneziana, inizia molto giovane come autrice e cantante del gruppo rock funky Missing in Action, per poi studiare jazz con musicisti di caratura mondiale. Proseguendo gli studi (si laurea nel ‘94) lavora professionalmente come corista di Paola Turci, Donatella Rettore, Francesco Baccini, Sabrina Salerno e Umberto Tozzi. Collabora inoltre con Pino Donaggio nella realizzazione di varie sigle televisive e insegna canto moderno nelle scuole di musica. Nel 1999 grazie a una borsa di studio partecipa a corsi diretti da Mogol per interpreti e compositori, poi nel 2000 per un paio d’anni lavora alle produzioni televisive con Ivana Spagna, Paolo Belli, Elisa, Al Bano, Renato Zero, Massimo Ranieri, Paola Turci e altri. In seguito continua la sua attività, sia discografica (4 cd a suo nome e come solista in dischi altrui) che di partecipazione a festival e con centinaia di concerti live.

 

L’intervista

Ciao Angela, avrei preferito intervistarti come faccio di solito per la mia rubrica, magari seduti al tavolo di un bar, al sole, davanti a uno spritz. Ma tant’è, facciamocene una ragione, rimandiamo l’incontro diretto al dopo pandemia. In questo periodo non si può evitare di parlare di quanto il coronavirus abbia colpito pesantemente, oltre che il singolo artista, la struttura stessa del settore dei concerti e degli eventi. Vuoi parlarci del tuo isolamento forzato?

Come tutti, sono stata chiusa in casa con la mia famiglia dai primi di marzo, uscendo soltanto per le spese e poche altre necessità. Il lavoro si è notevolmente ridotto: qualche lezione di canto online, mentre per quanto riguarda l’attività concertistica, se già prima della pandemia le occasioni di esibirsi con i propri progetti musicali si erano diradate, ora si prospetta un periodo ancora più difficile. L’emergenza sanitaria odierna non ha fatto altro che accentuare una crisi già in atto. In questo momento approfitto quindi per scrivere, pensare ai nuovi progetti e studiare: sto portando avanti gli studi al Conservatorio per ottenere la laurea di II livello in Canto jazz. In casa c’è tanto da fare e non ci si annoia, tra una lezione, lo studio e la vita quotidiana. Inoltre sono stata invitata a realizzare qualche diretta sui social in occasione della Festa del 25 Aprile e per Emergency, con un sentimento confuso tra il groppo in gola e il desiderio comunque di dire qualcosa. Questa pandemia e la conseguente sospensione di tutte le attività ci impone di riflettere sul senso di quello che facciamo, ci costringe a una maggiore consapevolezza: nel mio caso che senso abbia oggi il mio fare e insegnare musica. E mi rispondo che oggi, forse... ha ancora più senso!

 

 

 

È stato perfino coniato una specie di neologismo, la cosiddetta “lockdown economy” per definire dinamiche e nuovi scenari che, secondo alcuni, rimarranno nel futuro. In sintesi, praticamente tutti i consumi culturali mediante smartphone, laptop e tablet. Cosa ne pensi?

Credo non sia possibile accontentarsi di vedere un artista esibirsi sui social o su Youtube; certo può essere una modalità, possibile ma non esauriente e non soddisfacente quanto la dimensione live, sia per chi un concerto lo vede sia per chi lo fa. Il pubblico fisicamente presente fa parte dello spettacolo, lo arricchisce e lo rende unico, contribuendo concretamente alle emozioni che si sprigionano dal palco.

 

Leggo sul tuo sito: «Dare una veste nuova, che sappia parlare un linguaggio moderno pur rispettando anzi rivelando con esso l’ispirazione dell’originale. Prendere un canto nella sua forma rudimentale come fosse lo standard della tradizione americana e reinterpretarlo nel linguaggio che ci appartiene». Raccontaci le tue Peregrinazioni Lagunari.

Il cd-book Peregrinazioni Lagunari, pubblicato nel 2009 dall’etichetta La Nota, è stato un lavoro coraggioso, che continua a produrre i suoi frutti tutt’oggi: un lavoro al di là delle mode, senza tempo. Mai avrei pensato di dedicare un progetto alla tradizione veneziana, affascinata com’ero dalla produzione di canzoni mie o di repertori attraenti. Poi arrivò la borsa di studio al CET di Mogol. Parecchi anni fa mia mamma lesse sul giornale di questo concorso e me lo sottopose, fui selezionata insieme a una decina di talenti veneti e lombardi per partecipare a un corso sulla musica popolare veneta e lombarda, che si sarebbe tenuto presso il Centro Tuscolano di Mogol. Fui inizialmente perplessa di fronte alla proposta, poi cominciarono a riecheggiare nella mia mente le melodie popolari che mio padre e mia nonna mi cantavano fin da piccola. Così accettai la sfida e quando per la prima volta ascoltai la voce di Luisa Ronchini, un mondo sommerso di canti e parole è venuto a galla, si è fatto spazio e ha cominciato a generare in me il desiderio di dedicare un intero lavoro a quelle melodie: erano già parte di me, gli ho soltanto dato un vestito e un’interpretazione che le allontanassero dalle restituzioni meramente folk e le avvicinassero a un pubblico musicalmente più esigente. Tutto ciò grazie ovviamente anche ai musicisti che insieme a me hanno lavorato a questo progetto.

 

Da poco passato il periodo che apre le porte alla stagione più bella della nostra città, mi viene in mente la produzione di successo Bocciolo di rosa che hai curato con Alberto Toso Fei il 25 aprile di qualche anno fa…

Proprio il 25 aprile io, mio marito (il contrabbassista Maurizio Nizzetto) e Alberto Toso Fei abbiamo realizzato una diretta Facebook e Instagram riproponendo la leggenda del Bocolo e le canzoni nate per questo progetto. È stata un’occasione per farci seguire da centinaia di persone. Si tratta della fase 2 del mio contributo alla venezianità. Per la prima volta mi sono cimentata nella scrittura di un brano in dialetto veneziano, La dona nera tratta da una storia vera, di cui abbiamo realizzato anche il video, e di una canzone che riassume la storia del Bocolo così come viene raccontata da Alberto. Nel cd-book Bocciolo di rosa, pubblicato per Azzurra Music nel 2015, ci sono anche grandi ospiti, rappresentanti eccellenti della venezianità: Skardy che duetta con me nella versione reggae di Impiraresse vs Anguelanti e la meravigliosa canzone di Gualtiero Bertelli Barche de carta in una raffinata versione per contrabbasso e voce.

 

Cosa tieni e cosa butti via della cosiddetta “venezianità”?

Come in cucina, non si butta via niente, anche gli aspetti che possono risultare più fastidiosi del carattere veneziano, possono entrare a far parte di un buon piatto, basta saperlo abbinare! Mi riferisco forse a quell’abitudine tutta veneziana dello sfottò che può a volte risultare al limite del fastidioso, ma che più spesso, soprattutto se autoironico, infonde sempre grande ilarità. Sicuramente tengo e sottolineo con grande ammirazione la forza con cui i veneziani hanno saputo far fronte ancora una volta alla terribile ondata di aqua granda qualche mese fa: “Oh issa eh!” recita la canzone dei Battipali per darsi forza: i Veneziani l’hanno saputo fare ancora.

 

Cambiamo argomento, questa è pur sempre una rubrica di cucina. Non so come te la cavi ai fornelli, ma visto lo strano periodo che stiamo vivendo, se adesso aprissi il tuo frigorifero cosa ci troverei dentro?

In famiglia siamo in quattro, io, mio marito e due figli ormai grandi, quindi il mio frigorifero è sempre abbastanza pieno! Dentro troveresti i fondamentali: tanta verdura fresca di stagione di tutti i tipi, latte, yogurt, formaggi, qualche affettato, pasta fresca, carne, pesce, gelato e altro. Niente piatti pronti. Cucino molto, mi piace farlo, la trovo un’attività molto creativa e che mi fa ‘staccare’ la testa.

 

L’ultima e tolgo il disturbo, una domanda che pongo spesso agli amici artisti e che mi aiuta molto nella creazione della ricetta personalizzata: c’è un colore o un tema musicale che ritieni particolarmente invitante e appetibile?

In questo periodo sono attratta dal colore blu, lo associo alla musica che per lo più sto ascoltando anche per motivi di studio: sto approfondendo il linguaggio modale a partire dai primi passi compiuti da Miles Davis fino agli esempi più contemporanei (Kenny Wheeler e altri). Se devo fare il nome di un brano, direi Both Sides Now di Joni Mitchell nella versione con orchestra del 2000. Un colore e un tema molto spirituale. Comunque avanzo uno spritz in tua compagnia!

 

La ricetta

Il lockdown finirà e allora... Le telline o arselle, approfittando della bassa marea, quando si formano le secche davanti alla spiaggia diventa un gioco da ragazzi raccoglierle scavando con le mani. Gustare due spaghi alle telline con un’ombra di buon bianco fresco e farlo ascoltando Joni Mitchell è una gioia impagabile.

 

DO SPAGHI A LE TELLINE

Lascia le telline a spurgare in acqua leggermente salata per tutta la notte, quindi sciacquale e falle aprire a fuoco vivace con aglio in una padella coperta, un filo d’olio e mezzo bicchiere di vino bianco secco. Aggiungi una dadolata di pomodoro del Cavallino (tondo liscio insalataro, che viene coltivato nell’area del litorale Nord di Venezia, dalla foce del Fiume Sile fino a Punta Sabbioni) e, se gradisci, peperoncino piccante. Cuoci gli spaghetti al dente e falli mantecare in padella col liquido filtrato della cottura delle telline, quindi completa il piatto con le telline (a me piace lasciarle con le conchiglie, vedi tu se toglierle), il pomodoro e una presa generosa di prezzemolo fresco tritato. Per accompagnare, un calice di Soave che è un grande vino prodotto da uve Garganega sulle colline a est di Verona, dove il terroir vulcanico fa miracoli.