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Cucina di idee. Alajmo e la straordinaria “normalità” di Venezia
di RedazioneWeb3   
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Lo stato di necessità aguzza l'ingegno e in questa fase di totale incertezza sul futuro, diviene basilare ripartire da quello che si ha a disposizione, e nel caso della nostra Venezia, si ha “tra le mani” qualcosa di unico e irripetibile, quindi gli alibi forniti a giustificare l'inazione da parte di chi si aspetta la moltiplicazione dei pani e dei pesci non reggono. Senza sminuire di un millimetro la gravità della situazione, è con soddisfazione che si registrano forti contrasti alla sventurata malasorte da parte di alcuni imprenditori in città, che stanno reagendo con nuove idee per ripartire nell'immediato, senza aspettare l'onda economica prodotta dalle nuove masse di turisti che caleranno a Venezia a pandemia risolta.

 

Capofila di questa cordata di temerari cittadini, incapaci di arrendersi alla “morte a Venezia” è Raffaele Alajmo, del Quadri in piazza San Marco e di AMO al T Fondaco, oltreché titolare con il fratello Massimiliano, chef tristellato Michelin, di “Le Calandre" in provincia di Padova, e di un piccolo impero fatto di locali in Italia e all’estero, da Parigi a Marrakech, che invece di chiudere creerà più posti, per assicurare lavoro ai suoi dipendenti. Dice Alajmo: "Per uscire da questa congiuntura non taglieremo alla base, ma aggiungeremo in cima".

 

Molte storie si intrecciano nel successo degli Alajmo, in sintesi estrema, dalla prima stella, conquistata da mamma Rita Chimetti nel 1992, alle tre raggiunte dai figli nel 2002 e ancora ben salde sull’insegna di Rubano. In mezzo, la figura fondamentale di papà Erminio, un fabbricatore di stelle seriale in tutti i locali in cui ha lavorato, altri locali in Italia e all’estero, quello di Milano è firmato da Phlippe Starck, altre stelle, altri riconoscimenti.

 

Raffaele incarna l’anima organizzativa e manageriale del team, anche se i loro ruoli non sono così netti: Massimiliano a volte ha idee per la sala e per la gestione, Raffaele adora cucinare, pubblica sui social ricette che esegue con la moglie Mariangela, si vanta di aver insegnato lui l’arte al fratello minore. L'idea di creare un temporary restaurant in un'isola della Laguna molto frequentata dai diportisti con le loro piccole imbarcazioni durante tutto il periodo estivo, rappresenta un scommessa per riportare la qualità migliore anche nella semplicità della “trattoria” in mezzo al verde, dove le immagini metafisiche della città in lontananza, arroventata dalla calura estiva, sembrano uscite da una tela di De Chirico. Il fresco degli alberi, la piacevolezza di una gita in barca tra i colori di una Laguna liberata, causa Covid-19, dalla presenza dei grandi bastimenti con il loro carico inquinante di esseri umani, imbarcati con la formula all inclusive, saprà rendere la sosta gastronomica ancor più irresistibile. Una idea apparentemente semplice, un segnale nella giusta direzione rivolta in primis alla più bistrattata delle categorie urbane di Venezia: i suoi naturali abitanti. Semplice, come in una città “normale”, e di garantita efficacia per il palato, come nella tradizione di casa Alajmo.