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VENEZIANI A TAVOLA | Intervista a Leonardo Di Angilla
di Pierangelo Federici   
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Per chi segue e s’intende di musica, la biografia di Leo è pressoché superflua. Il percussionista veneziano ha suonato con una lista interminabile di artisti italiani e internazionali, ha inciso come solista e porta avanti progetti davvero interessanti anche on-line. Tutti, proprio tutti, lo conoscono per il suo sodalizio artistico con Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.

 

L’intervista

Ciao Leo, è un doppio piacere intervistarti per la mia rubrica: il primo è scambiare due chiacchiere con un musicista talentuoso della mia città, il secondo è che mi ha imposto di concentrarmi sulla parola “ritmo”, termine ricchissimo di significati e implicazioni. La poesia ha un suo ritmo, ma anche il cuore, le stagioni, il giorno e la notte, le maree, la danza, le azioni e le pause, le luci e le ombre, il lento monotono e il veloce frenetico.

 

Comincerei subito col chiederti quello che viene spontaneo domandare all’artista da palcoscenico, quello abituato a dialogare con migliaia di persone: come hai passato la quarantena e quali sono i tuoi progetti per il post lockdown?

Ciao Pierangelo e grazie per avermi coinvolto in questa piacevole chiacchierata! Diciamo che la quarantena ho cercato di ‘ignorarla’, pur rispettandone le regole ovviamente. Ho preso atto di quello che stava succedendo, non mi sono allarmato, non mi sono concentrato solo sulle notizie e sono rimasto focalizzato sulle mie attività, ovviamente modificandole per l’occasione. Ho intensificato l’attività on-line e ho organizzato per i miei allievi una serie di workshops settimanali dedicati ogni volta ad un argomento diverso. È stato utile per loro, ma molto interessante anche per me che ho dovuto mantenermi in attività per studiare e preparare tutte le lezioni. Per il post lockdown i miei progetti rimangono orientati verso l’attività on-line visto che per il live credo ci vorrà ancora parecchio tempo per tornare alla normalità.

 

 

 

Quand’è e come mai in un ragazzo nasce l’idea del voler diventare un percussionista e che consigli puoi dare ai più giovani?

Sono nato musicalmente come batterista, per imitare un amico che a mio parere suonava molto bene lo strumento…ero in quinta elementare! Sono passato alle percussioni attorno ai 18/19 anni dopo aver visto dal vivo i Litfiba coi quali suonava il mitico Candelo Cabezas. Sono rimasto così affascinato dalle percussioni che non ho più pensato di tornare indietro. Ai più giovani consiglio di ascoltare molta musica, cercare di suonare il più possibile, specialmente con musicisti più bravi e... studiare, studiare, studiare!

 

La tua scuola di musica on-line sta ottenendo risultati molto positivi, ma in generale di che salute godono le percussioni nella musica italiana?

Le percussioni nella musica italiana sono a mio avviso su un binario morto, mentre sono assolutamente vive e vegete in moltissimi altri generi musicali, grazie al cielo! Per diversi motivi. La musica pop si è evoluta, è cambiata molto e le percussioni sono ormai state completamente sostituite dall’elettronica, salvo in rare occasioni in cui è espressamente richiesto un certo tipo di sonorità. La mia fortuna è di essere anche un grande appassionato di elettronica e quindi di esser riuscito ad adattarmi già in tempi non sospetti a questo mutamento.

 

Il tuo set di percussioni è davvero molto ricco di strumenti di tutti i tipi, una complessità che va da quelli classicamente etnici ai più innovativi e tecnologici. Poi però in un tuo recente video indichi la semplicità come valore determinante, sia rispetto l’accompagnamento ritmico di un brano, sia più in generale nelle scelte della vita.

Si, avere tanti strumenti a disposizione non significa necessariamente suonare cose complesse, ma avere molti timbri coi quali poter suonare anche cose semplici, all’occorrenza. Più che la semplicità credo che in ogni contesto l’importante sia l’essenzialità, ciò che è essenziale, funzionale, utile al limite dell’indispensabile.

 

Se sei d’accordo, abbandonerei per un attimo la tua intensa attività professionale per parlare di un’altra tua forte passione: la maratona e in particolare quella di Venezia. Raccontaci…

Il mio approccio alla corsa è assolutamente dilettantesco. Ho iniziato tardi, a 40 anni, lo racconto anche nel mio libro Ritmo per Correre in prossima uscita. Ho iniziato piano piano come tutti, mi sono appassionato, ho visto che malgrado la fatica immensa mi risultava relativamente facile e così ho iniziato ad allungare le distanze fino ad arrivare alle maratone. Non ne ho fatte molte, solo 5, ma non è detto che non ne faccia ancora.

 

Siccome questa mia rubrica, magari in maniera un poco strana, si occupa di cucina, ti chiedo: adotti una rigorosa “dieta del maratoneta”?

In realtà quando si inizia a fare un’attività sportiva, anche a livello iper amatoriale come la faccio io, viene assolutamente spontaneo il considerare diversamente anche l’alimentazione. Si cerca di mangiare sano, evitare zuccheri, alcoolici e bevande gassate, controllare l’assunzione di carboidrati…è un iter abbastanza normale. Nel particolare, io sono vegetariano da 10 anni, durante i quali non ho mai mangiato carne e latticini e da un anno ho eliminato anche pesce e uova, diventando così al 100% vegano.

 

L’ultima domanda che può aiutarmi molto nella creazione della tua ricetta personalizzata: c’è un tema musicale che ritieni particolarmente invitante e appetibile?

Domanda difficile… perché ce ne sono molti! Se dovessi sceglierne uno in particolare forse in questo momento ti indicherei Manhata (Para Lulu Santos) di Caetano Veloso, che trovi nel meraviglioso disco Livro, capolavoro della musica brasiliana contemporanea.

 

La ricetta

Caro Leo, è stato un piacere e aggiungo che, con le tue indicazioni, dedicarti una ricetta è davvero un gioco da ragazzi. Un piatto atletico, vegano e da preparare con il sottofondo musicale di Caetano Veloso. La ricetta non può che essere ispirata alla mitica Feijoada (ovviamente in una mia versione senza la carne!).

 

LA FAGIOLATA PER LEO

Cominciamo col dire che i fagioli sono un nutrimento proteico, ricco di vitamine, sali minerali e potassio, ferro, calcio, zinco e fosforo. Chiudiamo subito la breve parentesi rieducational channel e cominciamo col mettere a mollo 300 gr di fagioli neri secchi (ci vorrà tutta la notte). In una capiente pentola facciamo rosolare in olio extravergine una bella cipolla bianca affettata, 4 o 5 grossi pezzi di radice di manioca sbucciata, un paio di peperoncini piccanti, 3 spicchi d’aglio, una foglia di alloro. Aggiungiamo quindi i fagioli ammollati e un litro circa di brodo vegetale. Lascia sobbollire per un paio d’ore e servi la tua fagiolata alla temperatura che preferisci, con un filo d’olio e prezzemolo finemente tritato. Accompagna con riso integrale bollito.