VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow ZOOM arrow VENEWSnotebooks | Città eterne?
VENEWSnotebooks | Città eterne?
di Massimo Bran   

ImageDa anni i nostri meravigliosi centri storici, a parte le solite, non poche, virtuose eccezioni classiche di una normalità altra quale esprime precariamente il nostro Paese, sono fermi in trincea, sulla difensiva, timorosi di osare, di innovare, appesi unicamente all’imperio etico di dover preservare un patrimonio unico travolto da una massificazione devastante, in primis da un turismo selvaggio e incontrollato. Qui a Venezia siamo in prima linea su questo fronte; e in prima linea, purtroppo, quasi sempre si muore di più e prima. Ma al contempo, essendo i primi a combattere, si dovrebbe anche essere i primi a capire cosa c’è che va e cosa non va nella strategia messa in atto per fermare questa deriva. Rimanendo però continuamente sotto il fuoco incrociato di svariati demoni la cosa più probabile è perdere la lucidità, il tempo stesso per analizzare il contesto in cui ci si trova ad agire, le cure che esso abbisogna.

 

>>Inserto allegato al mensile Venezia News <<

 

Con questo primo speciale tematico a centro giornale, nuovo format di inserti che inauguriamo con questo numero di luglio/agosto del nostro city-magazine, con formato e carta diversi a voler battezzare un nuovo spazio di riflessione dedicato volta per volta a un tema specifico e monografico, abbiamo quindi cercato di guadagnare un po’ di spazio, tempo e lucidità in più per guardarci dal di fuori e dal di dentro, con una giusta misura di visione al contempo distanziata e partecipata. Per fare questo abbiamo deciso di aprire lo speciale interrogando una città cugina, se non proprio sorella, della nostra, quella meravigliosa Firenze in cui tutti noi italiani non possiamo non riconoscere l’identità di originaria culla del nostro stare insieme, madre della stessa lingua attraverso la quale ci parliamo, in una parola dell’Umanesimo.

 

Firenze perché attanagliata da problemi assai prossimi a quelli che angustiano la nostra a sua volta meravigliosa città lagunare, Firenze perché ci è parsa il luogo in cui una classe dirigente territoriale ha saputo esprimere con maggiore decisione una nuova visione concreta di come vivere il futuro di queste fragili realtà urbane. Il suo sindaco, Dario Nardella, è stato il primo in questi mesi, ma anche prima della crisi pandemica, a proporre alcune soluzioni concrete per incominciare a restituire una vivibilità più civile e consona a queste città Patrimonio unico dell’Umanità, che per troppi anni hanno voltato le spalle ai propri abitanti per via di una malsana interpretazione di un turismo che, anziché esprimere un calibrato valore aggiunto al vivere sociale ed economico delle comunità, ha rappresentato nella sua invasività un elemento di esplosivo degrado in contesti urbani già di per sé complessi e delicati.

 

Da qui l’idea di interrogarlo, di confrontarci con un’esperienza amministrativa che dovrebbe essere molto prossima a quella della nostra città. Subito a seguire abbiamo poi coinvolto alcune voci significative, veneziane e non, provenienti dal mondo della cultura, delle istituzioni comunitarie, della letteratura, della finanza, per chiedere loro di darci una personale visione di quale futuro dovremmo disegnare per queste nostre città d’arte rispondendo a un unico, diretto quesito. Infine, a chiudere il tutto, una profonda, lunga immersione sulla nostra cara, fragile Venezia.

 

L’occasione si è presentata quanto mai puntuale e a giusto tono: il libro Venezia Secolo Ventuno di Sergio Pascolo, architetto di lungo corso con un corposo curriculum costruito un po’ in tutto il mondo e tra i più impegnati nello studio di soluzioni sostenibili per la salvaguardia e la valorizzazione della città delle acque, come lui ama giustamente definire Venezia, scritto prima della pandemia e talmente a tempo che pare scritto oggi, ci ha fornito la possibilità di intraprendere un viaggio concretissimo e visionario insieme tra le pieghe della storia recente, del presente precario in cui oggi versiamo, di un futuro prossimo e prospettico in cui l’autore disegna le sue direzioni per la ri-definizione di una Venezia città vivibile per elezione e vocazione. Ne è uscito un dialogo a più voci fitto e incalzante, che ha visto come primo protagonista l’autore naturalmente, ben coadiuvato dal noto architetto Paolo Lucchetta, tra le altre cose nostro editorialista di punta sui temi dell’architettura, e dai noi della redazione. Uno speciale polifonico che nel suo insieme vorrebbe riuscire a parlare alle menti più virtuosamente irrequiete e appassionate a un futuro che in questo territorio così vario e complicato, meraviglioso e delicato, in particolare può disegnare una sua nuova grammatica nel segno di una nuova, davvero sostenibile vivibilità