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Cortesie per gli ospiti
di Fabio Marzari   
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Settembre si conferma per Venezia un mese caldissimo sul fronte delle manifestazioni culturali. La città prova a ritrovare tracce di normalità dopo una stagione da incubo, e riparte proprio dal punto cardine del suo tessuto urbano: piazza San Marco. Sabato 5 settembre per la prima volta nei 58 anni di storia del premio letterario Campiello, la finalissima che prevede la proclamazione del vincitore assoluto si svolge in piazza San Marco.

 

I cinque finalisti, Patrizia Cavalli con Con passi giapponesi (Einaudi), Sandro Frizziero con Sommersione (Fazi Editore), Francesco Guccini con Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto (Scrittori Giunti), Remo Rapino con Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (minimum fax), Ade Zeno con L’incanto del pesce luna (Bollati Boringhieri) saranno circondati da un pubblico vero di lettori “comuni” e non di soli ospiti paludati. «Il messaggio che con il Campiello gli imprenditori veneti vogliono lanciare quest’anno è quello di non arrendersi di fronte alle difficoltà e cercare soluzioni alternative alle sfide che incontriamo», spiega Enrico Carraro, presidente degli industriali veneti. «L’impegno che abbiamo preso è quello di rendere il Premio ancora più vicino alle persone e ai lettori, di farne una occasione di riavvicinamento sociale» dopo mesi di distanziamento.

 

Il pubblico dei lettori, così come il pubblico dei 300 giurati, che di fatto decretano il vincitore assoluto del Premio letterario è infatti di matrice popolare: frequentatori di librerie, lettori veri, niente salotti, ma molte poltrone, sdraio, asciugamani, dove oziare intelligentemente coltivando il piacere della lettura. L’aspetto ancora attualissimo del Campiello, quindi, è dato dalla vicinanza al mondo dei lettori; forse le giurie letterarie che decretano la cinquina finalista subiscono inevitabili pressioni dalle case editrici, puntualmente respinte al mittente! Ogni edizione riesce a regalare un panorama di buoni libri, e si tratta di un favore alla diffusione di un esercizio importante per la mente, ancora troppo poco praticato, malgrado le numerosissime pubblicazioni che affollano gli scaffali delle librerie.

 

Piazza San Marco diventa una metafora di una città che può e deve risollevarsi dalle avversità pesantissime del presente, partendo soprattutto dal ruolo fondamentale e centrale delle attività culturali, che sono foriere di importante indotto anche sul piano economico. Venezia, patrimonio mondiale dell’umanità, legata indissolubilmente alla diffusione delle libere idee, che fu la città degli Editori e della libertà di stampa in epoche lontane, in cui un certo Aldo Manuzio inventò l’editoria moderna. Il campiello, inteso come spazio aperto tra le case, luogo per eccellenza di vita quotidiana nella Venezia del passato ma anche in quella del presente, incrocio di persone, valigie (si spera ancora) e di chiacchiere, è metafora di un nucleo rifondante di un’idea stessa di città, che parte dai suoi abitanti. E la piazza, luogo fisico vasto, aperto e nel caso di San Marco rivolto al mondo, diventa il punto di partenza di una città a misura di lettore, capace di scindere l’evento spettacolare e un po’ da parvenu, dal quotidiano, in cui come le pagine di un romanzo immortale ogni parola è occasione di riflessione e tante parole formano pagine uniche, come Venezia tutta.

 

Premio Campiello 2020 – Premiazione finale
5 settembre Piazza San Marco
www.premiocampiello.org