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Home arrow CINEMA arrow VENEZIA77 | Sotto il sole di Teheran. Intervista a Majid Majidi
VENEZIA77 | Sotto il sole di Teheran. Intervista a Majid Majidi
di Redazioneweb2   
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Nato a Teheran nel 1959, Majid Majidi è il primo regista iraniano ad aver ricevuto una candidatura agli Oscar per il Miglior Film in lingua straniera (Children of Heaven, 1996). Con Sun Children, in Concorso alla Mostra, il suo sguardo torna a posarsi sul sorprendente mondo dei bambini, soprattutto sui bambini dimenticati e in difficoltà, che meritano maggiore giustizia e dignità.

 

I giovani protagonisti sembrano attori esperti, invece sono presi dalla strada e hanno una vita simile a quella descritta nel film. Come li ha scelti?

Ho fatto più di tremila provini in quattro mesi prima di scegliere. Sì, sono ragazzi di strada. Shamila e Aboulfazl sono afgani sia nel film che nella realtà. Vivono con i loro genitori e così come nel film dividono la giornata tra lavori occasionali e qualche ora di lezione in una scuola a loro dedicata. Sono andato a vedere la loro scuola un anno fa. Shamila è un raggio di luce, davvero, con quella sua aria sicura e un carisma naturale. Il fratellino l'ho conosciuto dopo e ho chiesto loro di litigare nella loro madrelingua. Erano così naturali, perfetti, che li ho invitati al provino. La loro forza di attori nasce evidentemente dall'esperienza di vita. Anche Rouhollah, che interpreta Ali, era alla prima esperienza di recitazione. È un puro, con un'energia grezza, e dava sempre il massimo.

 

Scegliere il protagonista è stata la cosa più difficile ma Rouhollah ha battuto tutti con la sua intensità e quel suo desiderio così forte di essere protagonista. Proprio come il personaggio che interpreta, che fa di tutto per trovare il tesoro e salvare la madre.

 

Il personaggio del maestro incarna il ruolo che tutti noi dovremmo avere nei confronti dei bambini in difficoltà, che è quello della responsabilità individuale, lì dove la società si dimostra inadeguata e, nei casi estremi, spietata... 

Il vero tesoro sono i ragazzi e il loro potenziale. L'istruzione è un loro diritto inalienabile ed è la chiave per il loro futuro. Certo, non tutti i bambini si a dattano con naturalezza alla vita di scuola, a molti non piace, ma comunque l'andare a scuola dà loro il tempo di respirare e crescere e scoprire se stessi e gli altri. È una possibilità che deve essere data a tutti i bambini. La scuola e il tesoro sono la metafora dell'importanza dell'istruzione e della necessità di scavare dentro sé per trovare un tesoro. Ai bambini non deve essere negata l'infanzia e la possibilità di crescere armoniosamente. Hanno bisogno di protezione, dignità, giustizia. Spero che il mio film possa richiamare l'attenzione su queste cose.

 

Le scene del tunnel sono molto intense e coinvolgenti. Come ha costruito il set?

La maggior parte dei set erano reali, ho voluto dare un tocco documentaristico alle riprese. Il tunnel e la cisterna sono stati costruiti appositamente per il film ed è stata la cosa più impegnativa di tutto il lavoro. Ogni parte del tunnel è stata costruita separatamente perché gli attori potessero muoversi al suo interno e così anche la cinepresa da angoli diversi. C'è voluto un mese di lavoro solo per quelle scene.

 

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