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Il Poeta e Ravenna, legame indissolubile
di Redazioneweb   

ImageFra il 13 e il 14 settembre 1321, Dante morì a Ravenna, a seguito di una febbre malarica contratta durante il ritorno da un’ambasceria a Venezia. A Ravenna era giunto alcuni anni prima con i suoi tre figli (Jacopo, Pietro e Antonia), in un triste e forzato esilio che da Firenze lo aveva portato dapprima in Lunigiana, Verona, Treviso e infine ospite di Guido Novello Da Polenta, signore della città. La data precisa del suo trasferimento rimane incerta, anche se diverse sono le ipotesi: Giovanni Boccaccio indica il 1314, mentre il ravennate Corrado Ricci propone il 1317.

Qui si era fermato, trascorrendo gli ultimi anni della sua esistenza, partecipando alla vita culturale e concludendo la stesura di parte del Purgatorio e dell’intera cantica del Paradiso, pubblicata postuma dai suoi figli. Le celebrazioni per i 700 anni della morte del Sommo Poeta ci portano dunque a Ravenna sulle tracce di Dante.

 

TOMBA DI DANTE

[via Dante Alighieri]
Nel 1519 ebbe inizio la famosa diatriba tra Ravenna e Firenze per stabilire in quale città la spoglia del Sommo Poeta avrebbero dovuto giacere. Ottenuto il permesso da Papa Leone X di prelevare le ossa di Dante, i fiorentini si recano a Ravenna, ma la tomba era vuota. I frati francescani dall’interno del convento fecero un buco nel muro e trafugarono le ossa nascondendole nel vicino convento. La Tomba attuale fu costruita tra il 1780 e il 1781 per volontà del cardinal legato Luigi Valenti Gonzaga e fu progettata dall’architetto ravennate Camillo Morigia, seguendo i canoni neoclassici settecenteschi: tempietto a pianta quadrata, coronato da una piccola cupola. La facciata esterna è molto semplice con una porta in bronzo sovrastata dallo stemma arcivescovile del Cardinal Gonzaga e dalla scritta in latino: Dantis poetae sepulcrum.
Al di sopra del sepolcro vi è un bassorilievo del 1483 opera di Pietro Lombardo, raffigurante Dante pensoso davanti a un leggio. Ai piedi del sarcofago vi è una ghirlanda in bronzo donata nel 1921 dai reduci della Grande Guerra. Sul soffitto arde perennemente una lampada votiva settecentesca, alimentata da olio d’oliva dei colli toscani, che è donato da Firenze ogni anno il 14 settembre (anniversario della morte del poeta).


QUADRARCO DI BRACCIOFORTE

A destra della Tomba di Dante si trova un antico oratorio originariamente collegato alla vicina basilica di San Francesco tramite un portico. Sotto il Quadrarco sono collocati due sarcofagi marmorei di età romana: uno di Eliseo Profeta e l’altro di Pietro Traversari. All’interno del giardino si trova un rudere dell’antico muro in cui vennero nascoste le ossa di Dante nel 1810, mentre un cumulo di terra coperto di edera segna il posto dove vennero sepolti i resti del poeta, per proteggerli durante il secondo conflitto mondiale. Un piccolo campanile ogni sera, all’imbrunire, suona tredici rintocchi in memoria delle famose terzine della Commedia.

BASILICA DI SAN FRANCESCO

Costruita nel V secolo d.C. e riedificata nel X secolo d.C., la basilica degli Apostoli (Pietro e Paolo) successivamente prese il nome di basilica di San Francesco, poiché nel 1261 i francescani la ricevettero in concessione. È conosciuta come “chiesa di Dante” perché il poeta vi si recava a pregare e meditare e, inoltre, perché gli furono tributati gli onori funebri dalla signoria dei Da Polenta. La chiesa all’interno è suddivisa in tre navate da due serie di archi a tutto sesto sorretti da dodici colonne di spoglio per lato. L’attuale pavimento sorge 3,5 metri più in alto rispetto a quello originario: in fondo alla navata centrale è infatti possibile ammirare attraverso una finestrella la cripta con i frammenti musivi del pavimento della chiesa originaria, costantemente sommersa dall’acqua perché sotto il livello del mare.

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ANTICHI CHIOSTRI FRANCESCANI

[via Dante Alighieri 4/6]
Posti a lato della Tomba, gli Antichi Chiostri Francescani costituiscono il fulcro della Zona del Silenzio, un’area di rispetto dedicata al Poeta, e ospitano il Centro Dantesco che comprende il Museo e la Biblioteca. Il Museo ospita testimonianze del culto tributato nei secoli a Dante: ritratti, bozzetti, busti, opere di grafica, targhe, corone, pergamene, maschere, rari e curiosi cimeli, la cassetta di legno che contenne le ossa del Poeta dal 1677 al 1865 e l’urna di vetro nella quale lo scheletro ricomposto di Dante fu esposto nel 1865. La Biblioteca ha come nucleo principale alcuni manoscritti danteschi del secolo XIV e le più antiche edizioni a stampa (sec. XV-XVII) delle opere dell’Alighieri.

 

CASA SCARABIGOLI

[angolo via Da Polenta e via Dante Alighieri]
Antica dimora medievale, ritenuta casa della famiglia Scarabigoli (contemporanei dei Da Polenta). Una lapide ricorda che il poeta vi avesse dimorato durante il suo soggiorno ravennate, ospite dei proprietari.

 

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LA PINETA DI CLASSE
Situata a pochi chilometri a sud di Ravenna, la pineta di Classe ha ispirato Dante nella rappresentazione della selva «spessa e viva» del paradiso terrestre, che accoglie Dante e Virgilio lungo il loro cammino nel Canto XXVIII del Purgatorio. Ai tempi di Dante infatti costituiva una vasta area boschiva che dal Reno arrivava fino a Cervia, correndo parallelamente alla costa adriatica. Dante deve averla attraversarla più volte durante il suo soggiorno a Ravenna. Oggi è ridotta a meno di un terzo ma conserva ancora intatto il fascino selvaggio che doveva avere nel Trecento.

vivadante.it

 

 

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