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Home arrow ZOOM arrow La Storia non ammette amnesia. Per ogni pietra un nome, per ogni pietra una persona
La Storia non ammette amnesia. Per ogni pietra un nome, per ogni pietra una persona
di Fabio Marzari   

 stolpersteine_in_vendig_3.jpgLa “Pietra d’inciampo” è un piccolo blocco di pietra ricoperto con una lastra di ottone in cui sono incise le generalità di una persona perseguitata dal nazismo e dal fascismo (nome, cognome del perseguitato e la sua sorte: ucciso o sopravvissuto a campo di sterminio o fuggito), posta generalmente nel selciato di fronte alla residenza della persona ricordata o di fronte ad un luogo significativo quale il posto di lavoro.


Tali pietre, sistemate sul suolo in modo da essere ben notate, sono segni mnemonici delle gravi scelleratezze della storia di quel triste periodo. Scomporre e frazionare la cosiddetta memoria collettiva è obiettivo primario degli Stolpersteine, ideazione geniale dell’artista tedesco Gunter Demnig: tradurre la cifra astratta e incommensurabile di 10.000.000 nei dieci milioni di individui cui restituire dignità di persone, ricordandone il nome e il tragico destino. Demnig ha fatto suo il passo del Talmud che recita: «Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome». Per questo, prima del Covid-19 egli posava personalmente quasi tutte le Pietre d’inciampo: «Per ogni pietra un nome, una persona da non dimenticare».
L’idea gli venne nel 1993, quando durante una cerimonia a Colonia per ricordare la deportazione di cittadini rom e sinti, una signora obiettò che in città non avevano mai abitato rom. Demnig decise allora di spendersi interamente al progetto: una “Pietra d’inciampo” per ciascuna delle persone che non fecero più ritorno a casa.

 

Eugenio Todesco, Ida Dina Todesco, Bruno Todesco, Emilio Todesco, Mario Todesco, Sergio Todesco, Arrigo Jesurum, Eugenia Franco Pitteri, Susanna Calimani Nacamulli, Adele Almansi, Regina Abolaffio, Fernanda Ascoli, Rosa De Leon, Giuseppe Todesco, Emilio Scarpa sono solo gli ultimi in ordine di tempo a cui la città di Venezia, nel Giorno della Memoria 2021, il 27 gennaio prossimo, dedica quindici “Pietre d’inciampo” a memoria di questi cittadini veneziani deportati nei campi di sterminio nazisti, a seguito delle persecuzioni messe in atto con la piena complicità del regime fascista.

 Queste Pietre si aggiungono alle prime dodici poste il 12 gennaio 2014 a Cannaregio, a cui sono seguite negli ultimi anni altre settantotto pose in tutti i sestrieri di Venezia.

A Olga Blumenthal, la cui Pietra d'inciampo è stata deposta il 22 gennaio 2018 nel cortile dell'Università Ca' Foscari, dove fu assistente alla cattedra di Tedesco dal 1919 e lettrice dal 1934, rimanendo all’istituto cafoscarino fino al 1938, è dedicato un convegno nell'ambito di Shoah: memorie collettive e individuali, il programma di iniziative organizzate da Ca' Foscari per il Giorno della Memoria 2021.

Il 30 ottobre del 1944, Olga Blumenthal fu arrestata e, dopo una breve detenzione a Venezia, fu inviata a San Sabba, Trieste, uno dei campi di concertamento in Italia. Da San Sabba nel novembre del 1944 partì il convoglio 41T che avrebbe condotto Olga alla sua meta finale: Ravensbrück, a circa 80 km (50 miglia) a nord di Berlino, dove morì il 24 febbraio 1945.


Martedì 26 gennaio alle ore 16 Olga Blumenthal. Storia di una vita, con interventi di Simon Levis Sullam (Università Ca’ Foscari Venezia), Luisa Bellina (rEsistenze e Iveser), Emilia Peatini (autrice), Giulia Simone (Università degli Studi di Padova) è l'occasione per ripercorrere i luoghi della memoria e restituire a tutti noi le storie di questi veneziani, grazie anche al progetto di realtà aumentata a partire proprio dalle “Pietre d’inciampo”, per non dimenticare (evento su Zoom con registrazione obbligatoria).

L'appuntamento si inserisce in un programma denso di spunti, anche in una stagione di socialità da wi-fi, con ben 64 appuntamenti tra gennaio e febbraio, che si declinano in una nutrita sequenza di conferenze, mostre, film e presentazioni di libri. Comunità Ebraica, Centro Tedesco di Studi Veneziani, Ateneo Veneto, Iveser - Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Consiglio d'Europa, Comune di Venezia, Università Ca' Foscari, Teatro La Fenice, Teatro Stabile del Veneto e molti altri sono coinvolti nel Giorno della Memoria 2021, a loro spetta il compito di creare le occasioni per poter ricordare, tutti noi abbiamo il dovere di farlo.
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Colpisce molto percorrere quelle stesse strade che segnarono la vita di molti innocenti individui, che soltanto poche decine di anni fa furono rapiti da soldati nazi-fascisti che obbedivano a un disegno folle di supremazia razziale, nella complicità e nel silenzio agghiacciante dei più, che non solo finsero di non comprendere l'estrema gravità di leggi che differenziavano e gravemente discriminavano la popolazione per l'origine ebraica, ma addirittura si resero complici dei feroci assassini facendo i delatori contro i vicini di sempre. Il popolo non è sempre ignaro e innocente, la responsabilità viene ripartita se si finge di non vedere quello che era evidentissimo, ovvero la indicibile e tremenda adesione al folle progetto di Hitler da parte di Mussolini, cui molti ancora oggi inspiegabilmente vorrebbero riconoscere abilità da stratega e statista valoroso.

Tuttavia ricordare è un dovere che va esteso tutto l'anno. Il gran fervore di iniziative suona talvolta come motivo di svuotamento da sensi di colpa, quasi un prezzo morale da pagare per sistemare le nostre coscienze molto eticamente traballanti.


Il 27 Gennaio è una data in cui si dovrebbero aprire i cancelli dell'indifferenza, svuotandoli dalla retorica celebrazionista, alle parole si dovrebbero sostituire le azioni. Chi metterà le Pietre d'Inciampo davanti alle povere abitazioni abbandonate nei diversi Paesi d'origine di profughi che vivono e spesso muoiono in condizioni disperate anche nel 2021, ai confini fisici dell'Europa? Chi porterà in fondo al Mediterraneo la forza del ricordo di vite inghiottite dai flutti dell'indifferenza?
Ecco la forza della Memoria in un mondo sempre più di smemorati, per convenienza più che per finitezza di ricordi. La Storia non ammette l'amnesia, mai.

 

 

 


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