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Non lasciateci soli. Il grido d’allarme di Gianpaolo Scarante, Presidente di Ateneo Veneto
di Massimo Bran   
giovedì 28 gennaio 2021

facciata_ateneo_v.jpgAbbiamo letto con autentica partecipazione il grido d’allarme di Gianpaolo Scarante, come sempre schietto, diretto e concreto oltre ogni trita ritualità istituzionale, circa le difficoltà, mai così gravi come oggi, in cui versa da un punto di vista economico la più antica istituzione culturale veneziana, l’Ateneo Veneto. Scarante, che ne è il Presidente da tre anni e che ha con la sua visione internazionale e il suo pragmatico dinamismo prodotto uno scarto evidente in termini di aperture e collaborazioni con l’esterno di quella che è per sua natura e tradizione un’istituzione anche sin troppo accademica, ha senza troppi giri di parole fatto intendere che in questo stato di crisi totale in cui versano le città a economia turistico-culturale questa Istituzione, che rappresenta per l’appunto il cuore storico del confronto multidisciplinare di Venezia, non può che avere ancora ben pochi mesi di vita.


Naturalmente noi che agiamo per natura e identità prime nel cuore degli eventi culturali della città da sempre e che con l’Ateneo abbiamo come mai prima in questi recenti anni collaborato apertamente e virtuosamente, costruendo alcuni progetti di forte valenza storico-artistica, ci riferiamo in particolare ai due volumi coeditati con l’Ateneo in occasione del 500enario della nascita del Tintoretto, non possiamo che unirci a questa aperta comunicazione attorno a uno stato di crisi che non può che coinvolgere tutto il mondo della cultura. Sì, perché se è vero come è vero che Scarante non può che preoccuparsi in primis, come è logico e giusto che sia, della sua Istituzione, è altrettanto vero che, da uomo che ha attraversato il mondo in qualità di diplomatico e che conosce come pochi in città le diverse dinamiche che sostengono le politiche culturali di diversi Paesi europei e del mondo, il suo grido d’allarme suona come un appello forte, deciso, concreto a tutti, e in primis a chi deve per ruolo e dovere farsi carico di questo gravoso e dovuto compito, a iniziare davvero a fare sistema, ponendo finalmente al centro dell’agenda di questa città capitale internazionale dei linguaggi artistici e dei saperi contemporanei e non la parola CULTURA in tutte le sue declinazioni auspicabili e possibili.

Se non ora quando?

 

 

 

 

Lettera del Presidente alle amiche e agli amici dell'Ateneo Veneto

Venezia, 22 gennaio 2021


Care amiche e cari amici,
da lunghissimi mesi continuiamo a restare immersi in una situazione di sospensione da ogni socialità che penalizza pesantemente l’Ateneo Veneto e che pone interrogativi di non poco conto sul suo futuro.
Di fronte alla pandemia epocale che ha colpito il mondo intero a partire dal febbraio dell’anno scorso avevamo due scelte possibili: fermarci come istituzione e arrestare ogni attività in attesa che “passasse la nottata” o cercare di resistere e continuare a parlare alla comunità dei veneziani nei modi oggi possibili.


Abbiamo optato per la seconda, la più difficile, sospendendo a due riprese le attività pubbliche ma trasferendo il cuore delle nostre iniziative, corsi accademici, dibattiti, presentazioni e molto altro, sulla comunicazione online. Abbiamo quindi imboccato la strada dell’innovazione, riformulando profondamente il linguaggio e i contenuti proposti dalla nostra Istituzione.
Siamo felici di aver ricevuto un riscontro positivo, come dimostrano le centinaia di eventi trasmessi in questi mesi sul web e le migliaia di presenze registrate sul nostro canale YouTube. Mantenendo attivo il contatto con i tanti veneziani che ci seguono abbiamo cercato di fornir loro conforto in questi difficili frangenti.


Ma il protrarsi delle conseguenze della pandemia oltre ogni ragionevole previsione ci pone in una situazione insostenibile. Da oltre un anno l’Ateneo Veneto non ha incassato nulla dalla locazione delle proprie sale, unica fonte autonoma di sostentamento. E inoltre, dal momento che l’Ateneo non emette biglietti per le proprie attività - aperte e gratuite per tutti - non ha criteri contabili per dimostrare e quantificare le perdite subite ed è quindi escluso dai ristori previsti dal governo.
Assistiamo al paradosso che un nostro titolo di merito, ovvero la capacità di offrire al pubblico accesso libero e gratuito a tutti gli eventi culturali da noi organizzati, ci penalizza grandemente escludendoci dalla possibilità di ricevere gli eventuali ristori governativi. E questo mentre istituzioni culturali che hanno di fatto chiuso i battenti annullando ogni attività, godono di significativi sostegni economici, mentre noi, che tenacemente da oltre un anno cerchiamo di recare conforto alla solitudine dei veneziani, veniamo lasciati soli.


Il 2021 dunque si prospetta un anno difficilissimo e forse cruciale per la storia dell’Ateneo. Grazie ai costi di gestione e di personale molto ridotti e all’attenta amministrazione degli scorsi anni, possiamo resistere economicamente sino ad aprile/maggio, poi entriamo in una terra incognita aperta a tutte le opzioni, anche le più estreme.


A Voi che leggete queste note io chiedo di restare vicini all’Ateneo Veneto, di parlare con tutti gli interlocutori che ritenete utili, pubblici e privati, per garantire un futuro a questa Istituzione.
L’Ateneo è da sempre una voce libera e aperta a tutti ed interpreta con orgoglio la componente storicamente e culturalmente più profonda del tessuto sociale della nostra città. Anche questa volta, come nei momenti storici più difficili, non abbiamo disertato l’arena culturale della nostra comunità ma siamo rimasti al nostro posto, al fianco di tutti coloro che vivono e amano Venezia.
Non lasciateci soli.


Il Presidente


Gianpaolo Scarante

 

www.ateneoveneto.org