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Uscire dagli schermi. Incontro con Tiziano Scarpa
di Elisabetta Gardin   
martedì 09 febbraio 2021

tiziano_scarpa_2017_1.jpgTiziano Scarpa è nato a Venezia nel 1963, è uno scrittore, un poeta, un drammaturgo, ha spaziato in molti campi della cultura, ha sceneggiato fumetti, scritto testi di canzoni, collaborato con quotidiani e riviste, si è cimentato in opere teatrali, si è esibito in letture sceniche da solo o con vari musicisti, è persino apparso in un cameo nel film di Mario Monicelli Le rose del deserto.

Romanziere prolifico – ricordiamo tra le sue opere: Occhi sulla graticola, Kamikaze d’Occidente, Stabat Mater, Il brevetto del geco, Il cipiglio del gufo, La penultima magia – i suoi libri sono stati tradotti in varie lingue, ha vinto il Premio Strega con Stabat Mater nel 2009.

È appena uscito Venezia è un pesce. Una guida nuova. Feltrinelli dopo vent’anni ha ripubblicato questo libro, ormai un classico, che ora si rinnova e si aggiorna.

 

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L’autore ci invita nuovamente a scoprire la città più bella del mondo in un ritratto mai banale, a volte disincantato, descrivendo la bellezza e la complessità di una Venezia viva, in una “passeggiata fisico-emotiva”, perché per capire questa città bisogna toccarla, annusarla, sentirla.


Sempre in questo periodo c’è stata la ristampa per Einaudi di Groppi d’amore nella scuraglia, una saga comica e poetica, in cui Tiziano Scarpa inventa un linguaggio originalissimo, che richiama antichi dialetti dell’Italia centrale.

 

Ci racconti un po’ l’uscita della riedizione aggiornata di Venezia è un pesce, ora Venezia è un pesce. Una guida nuova. Cosa l’ha spinta ad aggiornare il suo libro vent’anni dopo?
Be’, proprio il fatto che sono passati vent’anni! Venezia e il mondo sono cambiati. In questa edizione ho aggiunto tanti aneddoti, personali e pubblici, e informazioni curiose: le stesse che fanno sbalordire i miei amici forestieri, quando passano di qua e gliele racconto. Rispetto alla prima edizione ora il libro è più che raddoppiato.

In questo periodo è stato ristampato anche Groppi d’amore nella scuraglia, un’opera sorprendente, che da molti anni viene anche portato a teatro. Pensa di riproporlo sulle scene?

Ci sono due attori che lo recitano, Silvio Barbiero e Emanuele Arrigazzi, con due messe in scena diverse. Racconta l’arrivo di una discarica di rifiuti in un paesino del Sud, ma ci sono anche ritratti di animali, che fanno molto ridere, e uno spregiudicato rapporto con la religione.

Stiamo attraversando mesi davvero difficili a causa della pandemia, la Cultura è uno dei settori più colpiti, come si potrà superare questa crisi?

Noto che tutto sta convergendo in uno schermo: le riunioni di lavoro, le conferenze, la scuola, le presentazioni di libri, i corsi, i concerti, gli spettacoli lirici, quelli teatrali… Lo schermo dei nostri computer si sta mangiando tutta la vita. Bisognerà uscire dagli schermi con una nuova sensibilità sul senso delle cose che si fanno dal vivo.

Lei personalmente come vive tutte queste difficoltà, queste limitazioni? Crede che tutto ciò servirà da monito per i nostri comportamenti futuri?

In alcuni casi la pandemia ci ha mostrato che certe cose è più pratico farle attraverso un computer, invece di sprecare energie e risorse che inquinano la Terra. Ma in generale, per me è benefico avere fatto l’esperienza reale che ci sono dei limiti e non si può fare tutto quel che ci pare: sarebbe bello, ma così si consuma il pianeta.

Oggi è uno scrittore conosciuto e riconosciuto, ma come sono stati i suoi inizi? Era questa la sua aspirazione fin da ragazzo?

Da piccolo mi ha impressionato la franchezza degli scrittori e delle scrittrici, il modo in cui affrontano la verità della vita, sia nei suoi aspetti scabrosi che in quelli bellissimi. Negli adulti invece riscontravo ipocrisia. La letteratura mi ha aperto gli occhi sul mondo.

Ha avuto un esempio da seguire nella sua carriera? Chi sono stati i suoi miti, i suoi maestri?

Fra quelli delle epoche passate, Catullo. Fra quelli della nostra epoca, Antonio Moresco.

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Chi le piace tra gli scrittori delle nuove generazioni?
Sono troppi! Meglio non nominarli, sennò ne dimentico qualcuno.

Leggendo i suoi romanzi appare chiaro che lei è un grande osservatore dell’animo umano, che esplora con grande intelligenza e sensibilità. Quanto c’è di autobiografico nei suoi personaggi?
Io preferisco inventare. A parte un libro o due, nei miei romanzi non racconto quello che è successo a me. Scrivere è anche un modo per sconfinare dai propri limiti. Essere sempre sé stessi, alla lunga, annoia. Mi appassiono quando cerco di capire le ragioni degli altri e raccontare i personaggi è un modo per farlo.

tiziano_scarpa_-_groppi_damore_nella_scuraglia_-_copertina_ufficiale.jpgSono molte le donne protagoniste dei suoi romanzi. Ce ne è una a cui è particolarmente legato e perché?

La più recente, nonna Renata, protagonista di La penultima magia. È una donna anziana che deve affrontare problemi più grandi di lei. È pasticciona e commovente. Raccontarla mi ha coinvolto tantissimo.

La sua scrittura è stata definita camaleontica. Di sicuro il suo stile è estremamente personale, unico. Le confesso che la prima volta che l’ho letta, tanti anni fa, mi è venuto in mente Carlo Emilio Gadda. Qual è il filo conduttore della sua narrativa?
Nella prima fase ero molto interessato a quel che succede quando la lingua si infervora: come una piccola saponetta che può fare una grande quantità di bolle iridescenti. Negli ultimi anni mi appassiona la capacità delle parole di far sognare a occhi aperti.

Ha qualche rimpianto da un punto di vista professionale?
Penso sempre che ho scritto solo una piccola parte dei libri che ho ideato.

E nella sua vita?
Non saprei. Vengo da una famiglia modesta; è già tanto quel che loro mi hanno dato e quel che sono riuscito a fare con i mezzi che avevo a disposizione.

Lei è nato e vive a Venezia. La città sta subendo una crisi mai vista prima. Come immagina il futuro di questo luogo fragile, a partire da quello più immediato, post-pandemico?
Temo che alla fine della pandemia tutti vorranno rifarsi dei soldi persi e ci sarà una liberalizzazione sfrenata. Sfruttamento turistico, navi da crociera… Lo temo molto.

Per concludere ci parli dei suoi progetti futuri.
Romanzi, teatro, e forse qualcos’altro su Venezia. Sembra incredibile, ma questa città iper-descritta ha ancora dei lati inesplorati.