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Home arrow TEATRO arrow Ruggenti, graffianti. A Germaine Acogny e Oona Doherty i Leoni della Danza 2021
Ruggenti, graffianti. A Germaine Acogny e Oona Doherty i Leoni della Danza 2021
di Chiara Sciascia   

Ce lo aveva anticipato in un’intervista a pochi giorni dalla nomina, il neo direttore del settore Danza, Wayne McGregor: «Nelle prossime Biennali presenteremo opere che siano viscerali e dirette, danze e danzatori che ci parlino direttamente, nel momento […] Una danza che sia connessa al mondo reale, non che viva in un mondo tutto suo, autoreferenzialmente: una danza accessibile e radiosa, grezza e piacevole, che faccia ruggire l’anima».


Una promessa mantenuta. A ruggire quest’anno sono le anime di due donne straordinarie, la cui passione per la danza travalica confini, generi e generazioni: la carismatica danzatrice e coreografa franco-senegalese Germaine Acogny, nota in tutto il mondo come “la madre della danza contemporanea africana”, che riceve il Leone d’oro alla carriera, e la trentaquatrenne coreografa nord-irlandese Oona Doherty, voce graffiante e potente della scena europea, premiata con il Leone d’argento.

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Il Leone d'oro a Germaine Acogny

Quando Germaine Acogny venne al mondo, durante la Pentecoste del 1944, una colomba bianca si posò sul davanzale della finestra, un segno per la famiglia, che pensò subito la bambina fosse in realtà la reincarnazione della nonna materna, una sacerdotessa yoruba, già destinata ad ereditarne il fato e le arti. Un’eredità importante a cui Germaine, a suo modo, non si sottrae.


L’eredità africana è infatti una costante nella sua produzione – questo episodio insieme ad altri è narrato nell’assolo autobiografico Somewhere at the Beginning che avremo l’occasione di vedere durante il prossimo Festival – soprattutto a partire dal 1962, quando dopo tre anni di allenamento in ginnastica armonica e danza classica e moderna inizia a guardare alla sua cultura con occhi nuovi, disincantati.


germaine_acogny__antoine_tempe_2012-ok_0.jpgDopo essere stata direttrice artistica della compagnia Mudra Afrique di Dakar, creata da Maurice Béjart e dal presidente Léopold Sedar Senghor nel 1977, Germaine Acogny diviene un’artista di fama mondiale grazie alle sue creazioni e alla speciale tecnica di movimento da lei codificata attraverso la sintesi di danze tradizionali dell’Africa occidentale e danze classiche e moderne occidentali, che porta dalla Germania all’Australia passando per il Giappone e gli Stati Uniti.

 

Nel 1987 torna in Senegal dove organizza corsi di formazione per danzatori a Fanghoume, un piccolo villaggio nella regione dell’Africa Casamance. Nel 1994, insieme al marito, il coreografo tedesco Helmut Vogt, decide di fondare l’associazione “Jant Bi” (Il Sole tradotto dal wolof), dalla quale nel 1996 nasce l’Ecole des Sables di base al villaggio di pescatori Toubab Dialaw, 50 kilometri a sud di Dakar sulla “Petite Côte”, centro di formazione e di scambio tra danzatori africani e danzatori provenienti da tutto il mondo, un luogo di incontro e di studio della danza e della coreografia africane.


Molti titoli e premi hanno costellato la carriera di Germaine Acogny, che con la sua danza dirompente e poetica ha saputo conquistare anche le platee più “pop”, come ha dimostrato nel 2018, incantando il pubblico italiano con una coinvolgente performance in apertura del quarto live di X-Factor, andato in onda su Sky, che le ha dedicato anche uno dei cinque documentari della serie Dance – Perché balliamo nel 2019.    


Vigorosa, risoluta, provocatoria, emblema della donna che si è fatta da sé, Germaine Acogny «è un’artista di altissima qualità e massima integrità – recita la Motivazione del premio – Il suo contributo alla formazione nella danza e nella coreografia dei giovani dell’Africa occidentale e l’ampia diffusione del suo lavoro nel Paese d’origine e nel mondo hanno fatto di lei una delle voci autonome che più hanno inciso sullo sviluppo dell’arte della danza. La Acogny crede nel potere della danza di cambiare la vita delle persone e si è sempre impegnata a condividere la sua passione come atto di trasformazione e di rigenerazione».


Il Leone d'Argento a Oona Doherty

Nata a Londra, ma cresciuta a Belfast dove la madre nord-irlandese si trasferì quando aveva 10 anni, la piccola Oona era un maschiaccio dichiarato. Ha iniziato a ballare nel doposcuola, prendendo parte ai musical della scuola cattolica che frequentava: «Non ci era permesso mettere in scena Cats. Penso che fosse troppo sexy per le suore», ha raccontato in un’intervista. Cresciuta da cattolici ferventi, da bambina immagina anche di diventare suora, idea che abbandona presto, nonostante la religione continui a filtrare l’immaginario della coreografa.


053oonadoherty.jpg Dopo aver completato gli studi presso l’Ulster University e LABAN, dove consegue una laurea triennale e un master in Discipline della Danza Contemporanea, Doherty trascorre quattro anni con T.r.a.s.h, compagnia olandese nota per la sperimentazione estrema in stile punk, e in seguito con numerosi gruppi in Europa, tra cui Abattoir Fermé (Belgio), Veronika Riz (Italia), Emma Martin/United Fall, Enda Walsh e Landmark Productions (Irlanda).


Hope Hunt and the Ascension into Lazarus (2015), un assolo di 30 minuti con cui si aggiudica numerosi riconoscimenti tra cui il premio Aerowaves (2016/17), e Hard to be Soft – A Belfast Prayer (2018), premiato come Best Dance Show 2019 dal quotidiano inglese The Guardian, sono le coreografie che consacrano Doherty come una delle voci più eccitanti della danza contemporanea irlandese ed europea.


«Il mio lavoro gioca sul confine tra la carne e l’anima, il pubblico e il palcoscenico, per condividere un’esperienza cinetica. Sono persuasa a esplorare stati di pura onestà metafisica. Per rappresentare il sesso, il punk, il romanticismo […] la scatola nera, il cubo bianco, l’Irlanda». Oona è un’artista trasparente, si definisce “cruda”, inventa costantemente, ascoltando, assorbendo da ciò che la circonda come una spugna, creando incessantemente ovunque si trovi. Il suo lavoro è complesso, sofisticato, ma al tempo stesso appartiene visceralmente alla strada, trasuda un realismo gutturale.


 «Gli interessi e le passioni della Doherty – scrive McGregor nella Motivazione – e il suo istintivo essere controcorrente non si sono mai incontrati con il mondo della danza istituzionale. Ispirata dalla cultura club e da una danza fuori dalle regole, la Doherty ha affinato la sua arte per tentativi, con un approccio creativo poco ortodosso, senza filtri e coraggioso. Significativo nel suo lavoro è come riesca a raggiungere e parlare a quanti di solito non vanno a teatro. La sua danza […] va dritta al cuore come una freccia. Oona Doherty dimostra un talento eccezionale nel lavoro con i non-danzatori e le comunità locali, che spesso integra con grande intuito e umanità nei suoi spettacoli in tournée. Questo premio ricorderà al mondo che non c’è un unico modo per diventare un grande artista. L’arte è dentro di noi e verrà fuori, sempre».

 

Il prossimo Festival

Al 15. Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia , che si svolgerà dal 23 luglio all’1 agosto, Germaine Acogny presenterà in prima italiana il suo ultimo assolo Somewhere at the Beginning, mentre Oona Doherty porterà in scena Hard to Be Soft – A Belfast Prayer, sua seconda celebratissima opera, in prima assoluta per l’Italia.

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