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La città siamo noi. Marina Dragotto, un libro per Venezia
di Elisabetta Gardin   
giovedì 04 marzo 2021
copertina_libro.pngMarina Dragotto è mancata lo scorso 21 giugno, ad appena 51 anni. Esce ora per Zel Edizioni il suo libro postumo, A chi serve la città, curato da Federico Della Puppa, economista territoriale e attualmente responsabile dell’area Analisi e Strategie di Smart Land srl, società veneziana di studi, analisi e valutazioni.
L’autrice era nata a Milano nel 1968. Dopo le superiori aveva scelto Venezia per gli studi universitari e in seguito non aveva più voluto staccarsi da questa città, come tanti di noi, veneziani d’adozione, che questa città l’abbiamo scelta e con cui abbiamo un profondissimo legame.
Marina ha dato molto a Venezia, che amava proprio per la sua complessità. Laureatasi in Pianificazione Territoriale e Urbanistica allo Iuav, dopo le esperienze lavorative al Coses e al Centro Internazionale Città d’Acqua, era diventata funzionario del Comune di Venezia nel settore delle Politiche Comunitarie. Autentico esempio di serietà professionale, era stata fondatrice e poi direttrice di Audis, l’Associazione delle aree urbane dismesse, in cui aveva profuso la sua competenza, la sua conoscenza delle questioni urbane e il suo grande interesse verso i temi della rigenerazione urbana e della sostenibilità ambientale.
Fin da ragazza era stata molto attiva politicamente. In questo suo impegno pieno di passione aveva però saputo mantenere un sano atteggiamento critico, che le permetteva di portare un contributo sempre originale e intelligente nel confronto sui vari temi che la coinvolgevano.
Marina viveva alla Giudecca. Era una donna generosa e molto amata per questo, con grande capacità comunicativa, ma anche caparbia e a volte puntigliosa. La lunga malattia non le ha mai impedito di occuparsi instancabilmente dei suoi impegni e di coltivare i suoi interessi fino all’ultimo; il giorno in cui è mancata doveva correggere le bozze del suo libro.

 

Incontriamo Federico Della Puppa, che fermamente ha voluto portare a compimento il libro di Marina.

Lei è il curatore di A chi serve la città, un libro che è una lunga intervista a Marina Dragotto sulle politiche urbane, in particolare di quelle che hanno interessato Venezia. Il libro è la testimonianza di un’urbanista esperta con grande capacità di analisi, nonché di un’osservatrice attenta e preziosa dei temi della rigenerazione e riqualificazione urbane, qui declinati attraverso un’acuta attenzione alle complesse caratteristiche ambientali della nostra città lagunare. Ci racconti questo libro e la sua autrice.
Ho conosciuto Marina tanti anni fa. Lavorava al Coses e seguiva il percorso del Piano strategico di Venezia. Io ero stato chiamato a produrre la valutazione economica dell’impatto del piano sulla città e diventammo amici in breve tempo. Tutti e due eravamo infatti interessati ai temi dello sviluppo urbano, alla città e al territorio, al tema della casa, temi sui quali siamo riusciti spesso a lavorare assieme, conoscendoci professionalmente e stimandoci reciprocamente. A volte Marina mi coinvolgeva in sue ricerche o iniziative, a volte la coinvolgevo io nei miei studi e analisi. Marina era una donna e una ricercatrice di grande integrità di pensiero, sia sui temi della città, sia su quelli più generalmente politici. Non era mai dogmatica e aveva una capacità di ascolto e di dialogo che intellettualmente era molto stimolante. Era bravissima ad aprire finestre di pensiero, a proporre letture trasversali. Molto spesso abbiamo parlato di temi sui quali ci sarebbe piaciuto lavorare assieme e conservo ancora molti indici di ricerche e di studi che avremmo voluto fare insieme ma che per qualche motivo non abbiamo poi mai fatto. Erano almeno dieci anni che volevamo scrivere un libro sulle città e l’occasione si è presentata lo scorso anno, durante il primo lockdown, quando Marina già combatteva le ultime battaglie con la sua malattia, ma la sua forza e la sua determinazione la portavano a guardare sempre avanti. Le ho proposto di fare una serie di conversazioni che poi avremmo trasformato finalmente nel nostro libro. Mano a mano che dialogavamo e io trascrivevo tutto ho capito che stavamo scrivendo in realtà il suo libro, perché quasi in modo naturale le mie curiosità diventavano domande per lei e lei aveva questa voglia di confrontarsi con me sul cambiamento delle città, su quello che la stessa pandemia aveva scatenato nei confronti del nostro vivere sociale. Marina amava le città, erano il suo primo amore e lo sono state per tutta la sua vita, compresa Venezia, alla quale nel libro sono dedicati molti pensieri e molte riflessioni. Ma Marina amava la città in senso proprio assoluto, per il fatto che le città rappresentano il vero luogo di costruzione del capitale sociale, la nostra vera ricchezza, quella data dalle relazioni tra le persone. In tutto il percorso di Marina, ad esempio in tutto il suo lavoro per Audis, c’è questa tensione a individuare obiettivi, indirizzi, azioni. Il suo puntare sulla qualità, perseguendo con la sua tenacia l’obiettivo di introdurre nuovi approcci che andassero oltre l’urbanistica tradizionale, per dare qualità alle città, ha dimostrato quanto importante sia oggi essere al fianco di chi amministra per costruire visioni e scelte utili a produrre quelle politiche urbane necessarie a sostenere uno sviluppo sociale di qualità.

 

fotomarinadragotto.jpgL’ultimo lavoro che abbiamo fatto assieme è stato il percorso dei 100tavoli del PD veneziano. Tutto è iniziato come spesso faceva lei, invitandomi a bere una birra e a chiacchierare su una idea che aveva. Nel sole di un pomeriggio veneziano mi ha raccontato cosa avrebbe voluto proporre e come sempre abbiamo discusso i punti forti e i punti deboli. Ne abbiamo parlato a lungo e quando la sua idea progressivamente si andava sostanziando è venuta alla carica chiedendomi di seguire il percorso che stava tracciando, costruendo assieme a tutto il gruppo di lavoro che poi si era andato formando la metodologia di lavoro più adeguata alla sfida. Sono stati mesi appassionanti, di confronto dal basso su come le persone sognano la loro città del futuro. Sono stato molto contento di seguire questo percorso con lei, perché ancora una volta mi ha fatto capire quanto fosse importante "andare oltre”.


Dopo questa esperienza ci siamo ritrovati in pieno lockdown con tante altre domande alle quali volevamo dare risposta. Domande sul futuro delle città, sulle lezioni che avevamo imparato, su quelle ancora da apprendere, sulla montagna di lavoro che vi era ancora da fare. E siamo riusciti a capire che più che scrivere un libro a noi piaceva dialogare, parlare, discutere. Il libro è l’esito di questo dialogo, è un libro di tante domande mie e di tante risposte di Marina. Ma come scrivo nella prefazione, è soprattutto un libro che parla di amore, di amore di Marina per la città, per il significato che la città ha per le persone che ci abitano, per la socialità che una città è in grado di generare, per la collettività che popola gli spazi pubblici. Ma è anche un libro che parla dell’amore per noi stessi, per il nostro lavoro, per ciò che siamo e che possiamo rappresentare nel mondo. Pensando al titolo del libro Marina ha puntato subito sul tema sul quale, a suo parere, è necessario lavorare oggi, vale a dire “a chi serve la città”. In queste asciutte e dirette parole c’è tutta l’essenza del suo pensiero, del suo amore per la città come luogo essenziale per lo sviluppo comunitario e collettivo, alla fine del suo amore viscerale per Venezia, vero esempio di città sociale, quella ragione di vita che fino all’ultimo secondo l’ha accompagnata nel suo cammino in mezzo a noi.

[Elisabetta Gardin]