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L’anno dei sette inverni. Matteo Righetto firma una nuova web serie per Teatro Stabile Veneto
di Chiara Sciascia   
mercoledì 10 marzo 2021

A un anno esatto dal primo lockdown lo scrittore padovano Matteo Righetto racconta il suo cammino tra le Dolomiti alla ricerca di un equilibrio con il tempo e la natura nella nuova produzione digitale del Teatro Stabile del Veneto, L’anno dei sette inverni diretta da Marco Zuin, con le musiche di Giorgio Gobbo.
La web serie composta di sette episodi, girati nel borgo dolomitico di Colle Santa Lucia, riporta alla luce la relazione ancestrale tra uomo e natura, per riflettere su una nuova humanitas capace di rifondarsi sulla conversione ecologica.

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Il lungo lockdown che sembra non finire mai

In questo ultimo anno abbiamo imparato di tutto: a panificare, curando il nostro lievito madre come una creatura senziente, ci siamo cimentati nelle più svariate discipline “home edition” seguendo in tv e online lezioni di cucina, di giardinaggio, di yoga, tai-chi, zumba, meditazione e chi più ne ha più ne metta, con esiti il più delle volte imprevisti, per usare un eufemismo. Abbiamo accumulato montagne di libri, riviste, bingiato decine di serie e scoperto cha alla fine anche ai nonni piace Netflix, abbiamo visitato virtualmente rovine, musei, teatri, palazzi, ballato in video party; io personalmente in tutta la vita non ho mai ascoltato tanta musica classica come durante quest’anno, ma se La Fenice di Venezia o La Scala di Milano trasmettono in streaming gratuitamente, che fai… non ti colleghi insieme al resto del mondo? Abbiamo imparato a gestire lo smart working, la didattica a distanza, le riunioni su Zoom (e pure la Santa messa!)… insomma, forse un minimo ci siamo anche evoluti, ma adesso…  basta.

Ora vogliamo tornare a respirare, a vivere senza filtri, senza restrizioni. Tuttavia, per quanto questo desiderio sia lacerante e legittimo, il momento non è ancora arrivato. E proprio per questo motivo colpiscono dritte al cuore le parole dello scrittore Matteo Righetto: «Poco più di un anno fa si pensava che l’inverno fosse ormai alle spalle ed eravamo tutti pronti a rivivere i sentimenti di rinascita evocati da ogni primavera. Invece accadde improvvisamente ciò che tutti sappiamo […] Dovemmo segregarci in casa, rintanarci come fanno gli animali del bosco in fuga dai grandi predatori, chiuderci nelle nostre profonde angosce che ci hanno rapidamente sbaragliato». Una riflessione che ci coglie di nuovo quasi in quello stesso momento, protesi verso la rinascita come la natura a primavera ma ancora invischiati in un inverno emotivo, sociale, virale, che non sembra voler finire.

 

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La nuova web serie di Matteo Righetto per il Teatro Stabile Veneto

In attesa di tornare a vedere le proprie platee gremite di pubblico – chissà, ormai forse dopo Pasqua – il Teatro Stabile del Veneto prosegue il suo incessante e meritorio lavoro con le produzioni digitali che trovano un’ideale palcoscenico virtuale grazie all’innovativa piattaforma Backstage.
Matteo Righetto firma dunque L’anno dei sette inverni, web serie in sette episodi, disponibile a partire dal 15 marzo, ogni giorno alle ore 18, sui canali social del Teatro, Facebook, Instagram e YouTube, che racconta il periodo di isolamento trascorso dallo scrittore padovano nel cuore delle dolomiti, durante i lunghi mesi della pandemia.
Colle Santa Lucia, minuscolo borgo di montagna che conta meno di 400 anime, è il luogo in cui Righetto ha vissuto tutte le fasi dell’emergenza sanitaria a partire dal primo lockdown di marzo 2020 fino ad oggi. Un tempo infinito in cui di fatto è come se fossero passati anche per tutti noi, indipendentemente dal luogo, 7 lunghi inverni in letargo, distanti dalle relazioni umane, dalla quotidianità e nel caso dello scrittore solo a contatto con la natura e la sua montagna.
Girati in una baita del posto, tra i boschi del Fodòm e la valle di Colle Santa Lucia, gli episodi della web serie riportano alla luce la relazione ancestrale che lega l’uomo alla natura, un rapporto grazie al quale Righetto riscopre l’attenzione verso le piccole cose, il silenzio e la semplicità della montagna, i ricordi di famiglia e dell’infanzia.

L’urgenza di ripristinare la relazione ancestrale tra uomo e natura

«L'isolamento di cui sono stato personalmente protagonista mi ha suggerito parole umili riferite alla necessità che tutti abbiamo di ristabilire un equilibrio con l'ambiente guardando a noi stessi con una nuova consapevolezza etica e una improcrastinabile assunzione di responsabilità – scrive Righetto – Tuttavia le voci che in quei giorni si alzavano “da valle” parlavano incredibilmente d'altro, quasi sempre incapaci di comprendere fino in fondo ciò che stava e tuttora sta accadendo. Mentre ascoltavo queste lingue frenetiche e chiassose trovavo intollerabile che si continuasse a parlare ossessivamente della pandemia rimuovendone radicalmente le cause.
L’alta montagna è il luogo del silenzio antropico, della semplicità, della rilettura di sé, e per questi motivi ho avuto la possibilità, isolato quassù, di portare avanti un'intima e personale riflessione sul rapporto tra umano e non-umano iniziata ben prima che questa malattia ci travolgesse.
Ecco allora che quell'isolamento, pur nel dramma generale di ciò che stava accadendo intorno a me, si è rivelato come preziosa occasione per imparare daccapo a cogliere e apprezzare il valore della relazione ancestrale tra i nostri piccoli gesti e gli elementi naturali […] ecco che l'anima di queste cose semplici mi si è definitivamente rivelata come un inconfondibile richiamo a una nuova humanitas capace di rifondarsi sulla conversione ecologica, così come la definì Alexander Langer, sulla presa di coscienza di un'origine comune e di una mutua appartenenza, per un nuovo futuro auspicabilmente condiviso da tutti. Solo questo ha saputo ridarmi speranza, dove tale sentimento non va confuso con un ingenuo ottimismo autoassolutorio nell'illusione che tutto andrà bene, bensì interpretato come un atteggiamento di consapevolezza per cui certe cose debbano essere fatte comunque, a prescindere da quello che sarà il nostro destino».

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Grazie alla media partnership tra il Teatro Stabile del Veneto e il Gruppo editoriale GEDI la web serie verrà trasmessa anche sui canali social dei quotidiani Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia, La Tribuna di Treviso e il Corriere delle Alpi.
Buona visione!

 


www.teatrostabileveneto.it