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The gold rush. Da Venezia a Los Angeles, il passo è breve
di Davide Carbone   
mercoledì 17 marzo 2021
ImageAncora una volta il filo che lega gli Academy Awards a Venezia è lungo e ben saldo. Dopo Gravity, Birdman, La La Land e La forma dell’acqua di nuovo gli Oscar parleranno anche veneziano, a conferma di come anche nell’ultima, speriamo irripetibile edizione della Mostra del Cinema, la qualità la facesse da padrona a dispetto delle difficoltà logistiche e programmatiche.

 

Tra le nomination agli Oscar in questo senso spicca di sicuro Nomadland, con 6 candidature totali, fresco di Golden Globe come miglior film drammatico e come miglior regia a Chloe Zhao: dopo il crollo economico di una città aziendale nel Nevada rurale, Fern (una Frances McDormand a sua volta candidata) carica i bagagli nel suo furgone e si mette sulla strada alla ricerca di una vita al di fuori della società convenzionale, come una nomade dei tempi moderni. Nomadland vede la partecipazione dei veri nomadi Linda May, Swankie e Bob Wells nella veste di guide e compagni di Fern nel corso della sua ricerca attraverso i vasti paesaggi dell’Ovest americano.

Vanessa, Netflix e gli altri

A fare compagnia alla McDormand come candidata alla miglior interpretazione femminile ecco Vanessa Kirby, che proprio a Venezia è arrivata nel settembre scorso con Pieces of a Woman, distribuito da Netflix, vincendo la Coppa Volpi come miglior attrice: Martha e Sean Carson, una coppia di Boston, sono in procinto di avere un bambino. La loro vita cambia irrimediabilmente durante un parto in casa, per mano di un’ostetrica confusa e agitata che verrà accusata di negligenza criminale. Comincia così un’odissea lunga un anno per Martha, che deve sopportare il suo dolore e al contempo gestire le difficili relazioni con il marito e la dispotica madre. Nella categoria miglior attore non protagonista ecco ancora Venezia, precisamente con Leslie Odom Jr. di One Night in Miami della regista Regina King: all’indomani della sconfitta inferta da Cassius Clay a Sonny Liston nel 1964, l’icona della boxe si incontra con gli amici Malcolm X, Sam Cooke e Jim Brown per decidere le sorti future della sua vita e, possibilmente, quelle della storia dei diritti civili.

Dal debutto mondiale, nel 2019, alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Collective, il documentario di Alexander Nanau che segue, con il ritmo di un thriller, un team di giornalisti in Romania nell'indagine su uno scandalo nazionale, si è costruito un percorso trionfale, arrivando appunto alla nomination agli Oscar 2021 come miglior film straniero, nella cui cinquina finale troviamo tra l'altro Better Days, vincitore dell'ultimo Far East Film Festival di Udine, festival apripista di un'edizione online l'anno scorso.

 

Dall'Italia, costumi e canzoni

Non mancano gli italiani, con il Pinocchio di Matteo Garrone candidato per il miglior trucco e i migliori costumi e Laura Pausini candidata per la miglior canzone originale Io sì (Seen), già vincitrice del Golden Globe. In un panorama cinematografico in continua evoluzione si vede Netflix fare incetta di candidature ‘trasversali’, ben 35, contro le 24 dello scorso anno. Ancora convinti che sia ‘solo’ una piattaforma digitale per riempire giornate sul divano?!

 

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