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Giorni da poeti. Gian Mario Villalta, riflessioni letterarie sulle tracce di Dante e Zanzotto
di Elisabetta Gardin   
mercoledì 17 marzo 2021

villalta.jpgIl 21 marzo 2021, in occasione della Giornata Mondiale della poesia, hanno inizio le celebrazioni per Zanzotto 100, centenario della nascita di uno dei più grandi poeti italiani del secondo Novecento e figura di riferimento per il mondo culturale europeo. Un fitto programma di racconti, reading, maratone letterarie, convegni, itinerari ciclopedonali che a partire dalla sua città natale, Pieve di Soligo, si sviluppano lungo colline e strade immerse nei vigneti, sulle tracce della poesia e della vita del grande poeta veneto.


Una manciata di giorni più tardi sarà la volta di Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Precisamente il 25 marzo, data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia e occasione, quindi, per ricordare in tutta Italia e nel mondo, per i settecento anni dalla sua morte, il genio del Poeta attraverso molteplici iniziative, soprattutto online, organizzate da scuole, università, istituzioni culturali, musei, amministrazioni cittadine.


Per parlare di questi due Maestri abbiamo incontrato Gian Mario Villalta, poeta, scrittore, professore e soprattutto direttore dell’acclamato festival letterario PordenoneLegge.
Nato in provincia di Pordenone, a Visinale di Pasiano, nel 1959, si è laureato in Lettere a Bologna e da alcuni anni insegna in un liceo di Pordenone. Ha pubblicato numerosi libri di poesia e di narrativa. Nel 2011 con Vanità nella mente ha vinto il Premio Viareggio.
Su Andrea Zanzotto ha pubblicato un saggio e in seguito per Mondadori ha curato i volumi Andrea Zanzotto. Scritti sulla letteratura e, in collaborazione con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto. Le Poesie e prose scelte
.

 

Gian Mario Villalta come Andrea Zanzotto è un poeta, come Zanzotto è un insegnante e come Zanzotto non si è allontanato dalla terra in cui è nato, in questo caso il vicino Friuli. Ci sono tante similitudini tra lei e il poeta solighese: che cosa ritrova di sé stesso in lui?
La domanda suscita in me come minimo un certo imbarazzo: Andrea Zanzotto giganteggia, non so se io mi elevo abbastanza anche solo per riuscire a “naneggiare” al suo cospetto. Anche se avessi una grandissima stima di me stesso, direi comunque che è meglio andare cauti con i paragoni. Per adempiere in qualche modo al dovere della risposta, posso dire che ci sono delle comuni caratteristiche geografiche e ambientali che riguardano il nostro percorso esistenziale, anche se ancor prima rileverei la comune radice dialettale rispetto a una grande passione per tutto ciò che riguarda il tema della lingua intesa come realtà dell’esistenza, prima e più ancora che come strumento di comunicazione.

Ci racconti chi è per lei Zanzotto, poeta e uomo.

Una grande intelligenza, una sensibilità acutissima e una cultura che travalica l’ambito letterario per interessarsi oltre che delle Scienze Umane in generale, della conoscenza della terra e del cosmo, della medicina e dell’evoluzione umana. Mai per erudizione, però. Tutta questa curiosità, tutto questo sapere è stato sempre rivolto alla necessità di rispondere alle domande fondamentali su sé stesso, sull’essere umano, sulla relazione con gli altri e con il proprio terreno di vita. Un poeta dotatissimo e inquieto. Un uomo che ha cercato fino all’ultimo di conciliare la parole e il pensiero con la realtà, consapevole che la realtà è fatta anche di sogni, di incubi (e di irrealtà).

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È stato lui il suo vero maestro?
Non il solo, ma soprattutto dopo i trent’anni direi di sì. A rischio di venire ‘fagocitato’ dalla sua grande intelligenza e potenza creativa. Con il tempo, sempre di più. Perché l’eredità dei grandi maestri non è la “lettera” della loro opera, ma l’impronta esistenziale che l’opera mantiene. E questa impronta per me oggi decisiva è che non c’è poesia senza un impegno assoluto, a costo di farsi lacerare, di perdere orizzonti sicuri di riferimento. Il maggiore lascito di Andrea Zanzotto, come maestro, per me è ancora oggi la consapevolezza che la poesia è l’esigenza di una lingua più vera (che sentiamo dentro la lingua quotidiana) e di una vita più vera (che abita la nostra vita quotidiana).

Prenderà parte alle iniziative del Comune di Pieve di Soligo per celebrare i cent’anni dalla nascita del poeta?
Sì, sono stato invitato. Ancora mi pare che gli eventi siano in corso di organizzazione. Oltre alle celebrazioni di Pieve di Soligo, sono in via di preparazione molti altri momenti di ricordo e di omaggio. A Padova, a Treviso, a Bologna e in molte altre città italiane.

Spesso Zanzotto è stato avvicinato a Dante, il Poeta. Quali sono i legami che è possibile individuare tra queste due temporalmente lontane figure?

La memoria e la presenza “operativa” di Dante nell’opera di Zanzotto sono diffuse e importanti. Per converso, sebbene spesso citato, Dante è meno presente nei suoi scritti critici. Più in generale è come se si trattasse di un terreno necessario e presente dove poter dissodare, seminare e raccogliere, così tanto prossimo da relegare in secondo piano l’urgenza di analizzarlo o descriverlo. Per quanto riguarda le analogie, soprattutto due direi: l’approfondimento del tema della lingua e la capacità di fare poesia con i più vari e vasti strumenti di conoscenza del proprio tempo. Un solo esempio: il Paradiso di Dante unisce la conoscenza dell’angelologia a quella della fisica e della cosmologia del suo tempo; Zanzotto mette insieme psicoanalisi, microbiologia, astrofisica, paleontologia e ne fa materia poetica.
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L’Italia è la patria di grandissimi poeti eppure oggi la poesia non è molto seguita. Quali sono le ragioni a suo avviso di questa “distrazione”?
È avvenuta un’interruzione nella continuità culturale della modernità, che aveva raggiunto fino a trenta anni fa – più o meno – una precisa configurazione tra editoria, mondo dell’istruzione e organi d’informazione. Ciò fa sì che, pur essendoci molta poesia interessante oggi in Italia (e anche molto seguita), essa sia stata abbandonata dai suoi tradizionali referenti a causa del predominio dell’informazione e della sua attuale alleanza con tutto ciò che è audiovisivo, con l’aggiunta dell’abuso dei cosiddetti social media. Ci sono molti stimoli in controtendenza di converso, anche se non si vedono. La poesia ha bisogno di tempo, di mente intenta, di confrontarsi con le aree più profonde della memoria. La poesia è viva. E necessaria.

Cosa si potrebbe fare per avvicinare i giovani alla poesia?
Dalla risposta precedente risulta che è una questione di sistema. La poesia non può essere confusa con la comunicazione, è un’altra cosa. Credo che la scuola potrebbe essere, oggi, una vera possibilità. Ma la scuola pare costretta a risolvere altri problemi.

Quest’anno di pandemia, così sospeso e complicato, come ha influenzato la sua creatività, la sua scrittura?
Ha influenzato l’intera vita di tutti noi. Non solo la pandemia, ma quello che la pandemia ha messo in evidenza della nostra vita, i suoi confini reali e le sue essenziali necessità. E ci ha allarmato la nostra capacità di adattamento a condizioni prima impensabili di relazione con gli altri e con il nostro stesso terreno di vita. Per quanto mi riguarda, si è presentata molto forte la dimensione del passato che opera nel presente, mentre sembra che si viva soltanto in una condizione di debito inestinguibile con il futuro.

Quali sono i suoi progetti futuri? Si sta dedicando più alla prosa o alla poesia?

Vorrei completare un libro di poesie al quale sto lavorando da tempo. C’è ancora, soprattutto, da decidere su alcune scelte nella composizione del libro, che è già quasi tutto scritto. E sono impegnato nell’allestimento di un’antologia poetica.
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Lei è uno dei fondatori di PordenoneLegge. È impossibile non complimentarsi per lo straordinario lavoro che avete svolto in questi lunghi anni e che continuate a svolgere nella valorizzazione e nella divulgazione della letteratura fuori da ogni recinto meramente accademico. In questo senso è davvero un festival imprescindibile. Cosa avete in programma per la prossima edizione di settembre?
La principale preoccupazione è sul “come” si potrà fare la prossima edizione. Con una battuta, direi che di mestiere facciamo “assembramenti”, di una speciale tipologia che ci piace molto. Ecco, ci piacerebbe fare, per la prossima edizione di PordenoneLegge, degli assembramenti fitti, molto fitti, di persone intorno a scrittori, poeti, filosofi, donne e uomini della cultura interessantissimi.

 

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