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Leone d'oro della Biennale Musica 2021 a Kaija Saariaho, colori e suoni in metamorfosi
di Fabio Di Spirito   
mercoledì 17 marzo 2021

Generazione felice dal punto di vista musicale quella finlandese degli anni ‘50 del Novecento: nel giro di pochi anni nascono Esa-Pekka Salonen, Magnus Lindberg e Kaija Saariaho. Studi musicali a Helsinki, Friburgo e Parigi, dove vive dal 1982: qui ha frequentato l’IRCAM, la famosa istituzione parigina voluta da Pompidou e affidata a Pierre Boulez per la ricerca musicale legata all’utilizzo dei mezzi informatici ed elettronici, e da questa frequentazione la sua musica ha ricevuto le stimmate decisive. L’interazione tra elettronica e musica acustica, l’esplorazione del confine tra suono e rumore, l’attenzione estrema al suono e alla sua metamorfosi timbrica: sono tutte caratteristiche che avvicinano Saariaho a quella affascinante ‘isola’ della musica del XX secolo che va sotto il nome di “spettralismo”, capace di coniare un linguaggio musicale basato sull’analisi dei fenomeni fisici del suono attraverso gli spettrogrammi (da cui il nome). Contro la musica seriale, contro l’approccio sistemico al creare musica, contro la considerazione del suono come ‘oggetto morto’ da utilizzare arbitrariamente. Diciamo che gli spettralisti sono gli eredi di Debussy, di Messiaen, di Varese, di Scelsi, con in più la tecnologia informatica a disposizione oggi.
Da ragazza Kaija Saariaho amava passeggiare nel bosco dopo la pioggia perché, diceva, le foglie umide riflettevano in modo diverso il canto degli uccelli. E già qui, da questo particolare, emerge la chiave espressiva assoluta della sua musica, una musica vocata alla esplorazione del timbro del suono, del suo colore in continua metamorfosi.

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Biennale Musica 2021, Leone d'oro alla carriera a Kaija Saariaho  

Il Leone d’oro alla carriera conferitole dalla Biennale, otto anni dopo il riconoscimento nel 2013 a Sofia Gubaidulina, per lo straordinario livello tecnico ed espressivo delle sue partiture vocali, riconosce e sottolinea un dato di fatto: che il rapporto tra Saariaho e la musica vocale ha avuto un andamento ellittico. Agli inizi della carriera la musicista finlandese scriveva quasi esclusivamente musica vocale, per poi focalizzarsi per quasi due decenni sulle composizioni strumentali, ritornando solo alla fine degli anni ‘90 al suo primo amore compositivo. È nel 2000 che compone infatti L’amour de loin, la sua prima opera su libretto dello scrittore franco-libanese Amin Maalouf: una quindicina di produzioni in vent’anni, successo strepitoso per i parametri della lirica contemporanea.

 

Selezione opere

 

Du Cristal …à la Fumèe (1989, dittico orchestrale per grande orchestra)
Musica che affascina per la sua “solida instabilità”, turbolenta e minacciosa energia dove l’orchestra diventa un grande sintetizzatore.

 

Oltra Mar (1999, per coro e orchestra)
Il mare da attraversare diventa lo spazio espressivo della celebrazione di una straordinaria fascinazione, reso attraverso una musica di luminoso mistero

L’Amour de loin (2000, opera)
Alla sua prima opera lirica, Saariaho sfrutta la sua lussureggiante palette timbrica orchestrale per rappresentare la storia del trovatore Jaufrè Rudel, che nel XII secolo attraversa il mare per raggiungere il suo amore lontano.

 

www.labiennale.org