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A spasso nel tempo. Sulle tracce dei 1600 anni di Venezia
di Mariachiara Marzari   
giovedì 25 marzo 2021

Sempre e comunque Venezia. Attraversandola frettolosamente per lavoro o percorrendola lentamente nel tempo libero, la città rimane immobile e ogni volta offre visioni e prospettive diverse anche solo alzando lo sguardo o imboccando una calle secondaria. In questi mesi poi di ‘isolamento’, Venezia è stata la nostra partner ideale, capace di assorbire i nostri stati d'animo sempre e solo con la sua bellezza assoluta. Un punto fermo ancora più forte ora che celebra i suoi primi 1600 anni di vita. Come doveroso omaggio, anche se al momento silenzioso e poco festoso, vogliamo ripercorrere le tracce di questa storia, fermandoci davanti a segni monumentali o a solo labili simboli, ponendo la partenza del nostro viaggio inevitabilmente davanti alla chiesetta di San Giacomo Maggiore, per tutti San Giacometo, ai piedi del Ponte di Rialto.

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San Giacometo, il cuore di Rialto

Immediatamente dalla sua facciata, pur essendo evidentemente il risultato di continui rimaneggiamenti che ebbe a subire nel corso del tempo, la chiesa mostra il suo tratto originale, l'elemento principale che la contraddistingue e di cui risulta solo un altro esempio in Venezia nella chiesa di San Nicolò dei Mendicoli a Santa Marta: il suo porticato antistante, ritmato da cinque colonne gotiche architravate, e la copertura in legno, tipo di struttura un tempo assai frequente in molti edifici religiosi della città in seguito demoliti. Sopra il portico, la facciata, realizzata in pietre di cotto, si eleva formando un quadrato con una propaggine centrale più alta che culmina con un piccolo campanile a vela in pietra d’Istria, realizzato per sostituire il vecchio campanile in cotto ad alta cuspide, come testimonia la veduta del de’ Barbari, distrutto dal devastante incendio del 1514. Al centro della facciata troneggia il grande orologio, presente sin dalla fine del XIV secolo, che aveva un tempo ai lati due statue lignee che battevano le ore. Al di sopra dell’orologio vi è un'edicola sempre in pietra d'Istria che racchiude una Madonna col Putto, gruppo scultoreo del XV secolo.
Nella parte absidale esterna, una larga fascia in pietra d’Istria riporta l’antica iscrizione «HOC CIRCA TEMPLUM SIT JUS MERCATIBUS AEQUUM, PONDERA NEC VERGANT, NEC SIT CONVENTIO PRAVA» (Intorno a questo tempio sia equa la legge del mercante, giusti i pesi e leali i contratti), a connotare inequivocabilmente la chiesa definendone lo stretto legame con le scuole di mestiere tipiche della zona, in particolare quelle degli Oresi, dei Compravendi, dei Casaroli, dei Travasadori da Ogio, dei Biavaroli, dei Garbeladori, dei Ligadori de Comun.
Originariamente concepita a croce latina, la pianta della chiesa mutò nel tempo assumendo la forma attuale a croce greca, suddivisa in tre navate di uguale ampiezza, con la zona absidale composta da tre cappelle rettangolari. All’incrocio della navata centrale, con il transetto con crociere a volta a botte, si alza la piccola cupola. Dividono le tre navate sei bellissime colonne in marmo greco con capitelli a fogliami, certamente risalenti ad epoche precedenti alla chiesa e qui reimpiegati come materiale di pregio. Lungo le pareti laterali, i due altari sono inseriti entro delle nicchie poco profonde di forma rettangolare.

 

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Le origini di Venezia, la leggenda intreccia la storia

Legata all'antichissima leggenda, ripresa largamente dalle cronache antiche, che vuole che la sua costruzione venisse intrapresa al tempo in cui i primi abitanti in fuga dalle invasioni barbariche arrivarono nelle isole della laguna, nell’anno 421, divenuto poi anno simbolico della fondazione di Venezia, l’effettiva costruzione di San Giacometo risale in realtà attorno alla seconda metà del XII secolo. Una testimonianza scritta lo conferma con buona evidenza: nel 1152 tale Piero Zusto detta le sue volontà testamentarie al notaio Enrico Navigaioso, il quale è definito nel documento "piovan" (parroco) di San Zuane e di San Giacometo a Rialto. Quindi già a metà del dodicesimo secolo la chiesa è attiva, anche se l’anno della sua consacrazione ufficiale avverrà qualche anno dopo, precisamente nel 1177, sotto il dogado di Sebastiano Ziani.
Al divampare del grande incendio del 1514, Marin Sanudo scrisse nel suo diario «[…] solum restò in piedi la chiesia di San Giacomo di Rialto coperta di piombo qual era in mezo dil fuogo, e ita Deo volente si preservò. La qual fu la prima chiexia edificata in Venetia dil 421 a dì 25 Marzo, come in le nostre croniche si leze […]».
Fino alla caduta della Repubblica, la chiesa fu sempre annualmente visitata dal doge nel giorno del giovedì Santo, ciò in ricordo delle importantissime indulgenze concesse da papa Alessandro III nel 1177.
 

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